Quattro cosette che un sindaco demerito dimentica (o forse no)

Antefatti: UNO in piena campagna elettorale il “demerito”, in un evento presso i sinti, se ne uscì accusando BucciRinasco come congrega di delinquenti , qualcuno lo ricorderà. DUE dopo l’evento sul viale alberato Di Vittorio, è stato sentito parlare con altri su simili espressioni, nei confronti di un esponente di BucciRinasco. Richiesto di spiegazioni, ha cambiato discorso. La notizia gira sui social e, evidentemente, ha ritenuto di “giustificare” i termini utilizzati nelle due occasioni.

Sempre il medesimo poco dopo esce con una sua  “considerazione” che di fatto ha il senso di  un attacco violento all’imprenditore, quasi a giustificare il suo comportamento poco civile. Un modo trasversale di “suonare la tromba” senza aprire la bocca. Qui riprenderemo la questione, senza fare nome, per raccontare le cose (i fatti, non le interpretazioni dei medesimi).

L’Italia, è paese dalla diffusa mentalità sovietizzante anche in questo terzo millennio, conseguenza della crassa ignoranza economica in cui è tenuto il Paese dai media (da poco ilcorriere cerca di tamponare uscendo con un settimanale corposo: Economia). L’ignoranza diffusa è funzionale a diffondere e difendere tesi stataliste e socialisteggianti, dando dell’impresa privata, in modo non solo larvato, un’immagine da sfruttatori golosi e bavosi come poteva leggersi un secolo fa (sbagliando già allora).

Fare impresa invece vuol dire mettersi in gioco, fidando solo su se stessi, rischiando in proprio, per crescere con l’azienda, per fare ricchezza, occasioni di nuovo lavoro, incrementare PIL e benessere diffuso. Se sei capace e tutto va bene, va bene a tutti. Se il mercato ha contrarietà, se non si è veloci a seguire i cambiamenti, se si commette qualche errore e non si mette rimedio in fretta, salta tutto. Per primo l’imprenditore. Questo è fare impresa.

Cose semplici che si leggono in quasiasi manualetto, ma che non fanno parte della cultura del Paese, non se ne parla mai. Dell’impresa si parla quando licenzia. Per colpa dell’imprenditore, naturalmente. Le raccontano ancora adesso così i nostri statalisti innamorati del monopolio, che non vogliono la competizione libera fra imprese. L’impresa fallisce? L’imprenditore è socialmente squalificato, il dito puntato contro; lui causa di tutto: un incapace, un truffatore, un disgraziato, un delinquente.

Raccontiamo allora in breve la faccenda a questi politici scalzacani: diciamoglielo. L’impresa in questione opera nel settore del verde. Ha fra i clienti prevalenti gli enti locali, non per scelta, ma questo è il mercato. La crisi colpisce anche il settore, ma pure gli enti locali non pagano, diventano insolventi di fatto. Senza acqua dalla fonte, il mulino non gira. Finisce che, senza aspettare, l’imprenditore porta i libri in tribunale.

L’amministrazione del fallimento la fa un curatore nominato dal giudice. Cura gli incassi (e se arriva il tribunale anche il comune, finalmente, paga). I creditori così possono essere pagati pressoché per intero… tanto che si prospetta la chiusura del fallimento ”in bonis” e l’imprenditore tornerà di nuovo sul mercato. In pratica è stato una vittima della crisi e di cattiva amministrazione pubblica.

Questo il “demerito” non lo sa? Allora cosa ha scritto? Parla di danno subito dal comune e richiesto all’azienda e lo fa diventare un credito? Non sa il “demerito” che per aver titolo al credito occorre che il tribunale civile lo riconosca? Il curatore per semplificazioni di gestione (e di costi) ha accolto la domanda d’iscrizione della richiesta, alla condizione che questa non dia luogo a pretese. Serve a dare una giustificazione a un progetto sbagliato.

Come può allora, il “demerito”, trattare questa faccenda come un agire truffaldino dell’azienda (che è gestita dal tribunale!), oltretutto incolpandone l’imprenditore? L’iniziativa della sua amministrazione verso l’impresa fallita gli è servita a coprire le responsabilità per un progetto modificato d’imperio rendendolo a rischio di degrado (che si è poi verificato) per motivazioni che nulla hanno a che fare con l’esecuzione.

Esecuzione  dell’opera verificata dalla Regione e approvata. Solo dopo questa approvazione è seguita l’approvazione del Comune e il conseguente pagamento. Nessuno poteva fare altro, davvero, in questo caso. Che pasticci va raccontando questo signore (signore….). L’imprenditore intanto, di suo,  continua a piegare la schiena e lavorare senza badare a orari, sempre a correre, sempre a tamponare, facendo di tutto perché il lavoro sia ben fatto, i clienti soddisfatti, i dipendenti pagati regolarmente.

L’imprenditore, questo di cui si parla come le centianaia che stanno agendo nel medesimo modo e condizioni, dall’artigiano al negoziante, dall’impresa, dal commercio, dai servizi  e quant’altro. Come muli svolgono la loro missione in silenzio. Dal Municipio, dall’amministrazione non si aspettano nulla. Meno di niente: sanno bene che tutto è sulle loro spalle. Solo su se stessi possono contare.

Sono coscienti  che lo Stato e gli enti locali operano per caricare il basto, la soma sulla loro schiena.  Paese sbagliato, e amministratori sinistri che li considerano nemici da battere. Mentre sono davvero il sale economico della terra in cui vivono. Sono loro che generano benessere, lavoro e sviluppo.

Mentre la gente come il “demerito” (per fortuna ora non in grado di nuocere) stanno segando il ramo dell’albero su cui sono seduti. Del tonfo che subiranno, a noi non importa. Purtroppo con loro aumenteranno le difficoltà del Paese, il minor lavoro, la disoccupazione. Se non ci fossero gli imprenditori. I muli stakanovisti del lavoro a metterci una pezza, allora la povertà di tutti purtroppo aumenterebbe.

  1. #1 scritto da socrate lusacca il 1 novembre 2017 17:55

    Abbiamo tentativi diversi di intrusione ….
    dei quali non è il caso di dare descrizione.
    Il nostro blog non ha nulla da nascondere e questi mezzucci ci fanno pena,
    pensare a complessati o poveri di spirito che in questo modo ritengono di crearci problemi
    di irritarci,
    ci muove a compassione per gli autori.

    Adesso riceviamo un commento dalla email,
    che dovrebbe rispondere a questo articolo,
    che riportiamo:
    mittente: Gianmail [valerange7@gmail.com]

    E’ dura la sconfitta elettorale vero Sig. Saccavini ?
    Brucia parecchio, si faccia coraggio passerà fra cinque anni.
    Peter

    Un esempio di mentalità antecedente il vivere civile,
    pensando in questo modo di recare disturbo?
    Altra motivazione dalla natura psichiatrica?

    Non sappiamo, e non ci interessa. più di tanto

    Siccome però rezioni e motivazioni del tipo qui indicato vengono ripetute da alcuni schierati col sindaco,
    vorremmo tranquillizzarli
    (insieme ad altri che adducono questioni di interesse personale o chissà quali aspirazioni):

    L’interesse che ci muove è solo democrazia partecipata…
    non ci sarà nulla che potrà ridurre questa nostra azione.
    Ci muove solamente l’interesse della omunità, dei Cittadini.

    RE Q
  2. #2 scritto da Miserabile di Montecristo il 1 novembre 2017 19:41

    Il pronostico che passerà tra cinque anni mette in luce la consapevolezza che non verranno rieletti alla prossima tornata, non le pare Saccavini?

    Evidentemente ne sono ormai consapevoli.

    Sui cinque anni … si vedrà.
    Se continuano così potrebbero essere meno, molti meno.

    Se i tre quarti della città, esaurita la pazienza,
    gli si metteranno contro non potranno restare attaccati alla poltrona troppo a lungo.

    RE Q
  3. #3 scritto da socrate lusacca il 1 novembre 2017 21:21

    E’ possibile, certo è possibile Miserabile di Montecristo

    non è questo che ci muove, se non per l’interesse vero della Comunità che
    possa dotarsi di una amministrazione all’altezza dei suoi compiti

    oggi non sembra purtroppo così.
    Prima si verifica il cambiamento meglio è, naturalmente.
    Magari attraverso un rimescolamento delle carte su cui si ripartisce la comunità medesima.
    Fuori dagli ordinari, frusti schemi dalla origine pseudo ideologica…

    staremo a vedere
    Intanto agiamo per il cambiamento

    RE Q
  4. #4 scritto da Cesare il 2 novembre 2017 11:29

    Buongiorno,
    purtroppo dovremo restare con questa amministrazione per i cinque anni canonici,
    la loro bravura nel restare INCOLLATI alla loro poltrona è da “invidia”,
    possono dirsi, possono farsi di tutto, credo anche picchiarsi,
    ma quando aleggia lo spettro delle dimissioni e tutti a a casa,
    ome d’incanto tutto si ricuce,

    il poter cantare “IO SONO” è troppo forte,

    è come il marito che per far dispetto alla moglie, si evira, ecco questi arriverebbero anche a questo
    Buona giornata
    Cesare

    RE Q
  5. #5 scritto da socrate lusacca il 2 novembre 2017 12:17

    Un partito ha le sue correnti, cesare
    una coalizione è un moltiplicatore di spinte più o meno personalistiche,
    più o meno interessate

    ma la sua descrizione è sostanziale…
    non conviene a nessuno…
    hanno una maggioranza automatica
    possono andare tranquilli anche in acque procellose

    questa la situazione, ma ciò non deve rassegnarci
    La nostra capacità di proporre non deve ridursi…
    qualcosa comunque rimane e Buccinasco ne trae beneficio..

    buona giornata

    RE Q
  6. #6 scritto da giulia il 2 novembre 2017 13:25

    buongiorno 5 anni sono davvero molti,
    io spero che qualcuno di questa maggioranza abbia un moto di ribellione,
    che si tolgano i paraocchi non tutti spero sono così SOLO attaccati alla poltrona…..

    che diano un segnale di cambiamento e soprattutto che il “demerito”
    smetta di insultare pare che sappia far bene solo quello…
    buona giornata

    RE Q
 
 

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