Buccinasco e la ‘ndrangheta: sfortunati, incapaci o colpevoli? Di tutto un po’’

Questa faccenda del boss che torna a casa sta diventando un nodo gordiano… il sindaco ha definito grottesca la condizione in cui è stata a lui assegnata l’abitazione. Mentre la legge al riguardo è complicata, intrisa anche di norme regionali. Gli elementi certi sono pochi, e speriamo di non sbagliarci su quelli.

Uno di questi riguarda l’immobile sequestrato in via definitiva: dovrebbe ritenersi certo che il sequestro riguarda un’unità immobiliare intera e non una sua parte. Insomma viene confiscato tutto, anche se occupato dai soggetti che la subiscono, la confisca. A Buccinasco non è successo così. Una domanda cui devono rispondere coloro che amministrano: loro hanno l’onere di amministrarla.

L’affido al Comune viene riepilogato come segue: “…. enti locali che potranno gestirli direttamente ovvero assegnarli in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore, seguendo le regole della massima trasparenza amministrativa” (Avviso Pubblico).  In questa descrizione non è prevista la possibilità di un’assegnazione parziale a coloro cui è stato confiscato o familiari (del resto sarebbe in chiaro contrasto).

Diremmo di più: la legge in senso generale vieta la successiva assegnazione a soggetti in qualche modo riconducibili all’associazione  cui sono stati confiscati (compari, parenti, soci in affari,ecc.). usiamo il condizionale non avendo rintracciato la norma ma ci viene assicurato che questa esiste. Nel caso in esame il comune di Buccinasco (il sindaco) ha agito in modo diverso dalla normativa.

Non è conosciuto quale sia il titolo cui ci si è riferiti per assegnargliela: può anche essere la statuizione di un diritto all’abitazione riconosciuto da un giudice (come abbiamo compreso da una dichiarazione del Sindaco in Consiglio). A questo punto: la assegnazione decisa dal sindaco rientra o esorbita dai suoi poteri? Può compiere ciò che viene escluso dalla procedura di confisca? Bella domanda, su cui  finora il comune non informa i Cittadini.

Da qui tutti i problemi che seguono, dei quali il sindaco d’oggi abbodantemente ci informa sui media e non solo. Silente sul punto, salvo dichiarare che la situazione è “grottesca” (intervista a radio24). Il boss in questione, quello che fa scrivere al sindaco dai suoi legali chiedendo che su lui si spengano i riflettori, non si parli, lo si lasci vivere in pace (se si vuole a Buccinasco un clima calmo).

Proprio lui è poi quello che di suo agisce per essere protagonista, oppure è sfortunato. Di lui parlano tutti i giornali quasi ogni giorno. Adesso perché i giudici di Milano sono in aperto contrasto sul trattamento che gli si deve riservare: ce ne parla un articolo di Luigi Ferrarella su ilcorrieredellasera raccontando una diatriba fra i giudici che lui stesso definisce “schizofrenie della giustizia” (VEDI).

Articolo davvero illuminante sull’incoerenza giudiziaria di cui il soggetto che ne è in questo caso invischiato si trova come in un tritacarne. Per ora la procedura che lo riguarda lo rende pienamente libero da ogni residuo provvedimento di contenimento  o controllo sulla libertà personale.

Lo scorso 2 ottobre il giudice di Sorveglianza aveva negato al pm del pool l’esecuzione la misura di sicurezza di due anni in «colonia agricola» perché aveva ritenuto errata la norma invocata dal pm al posto di quella giusta, ma come premessa aveva comunque ribadito la persistenza della «pericolosità sociale». Che è il presupposto anche della «sorveglianza speciale», cioè della misura di prevenzione (obbligo di soggiorno, di stare a casa tra le 22 e le 7, di non frequentare pregiudicati) che il 22 giugno il Tribunale presieduto da Fabio Roia, su richiesta dei pm del pool antimafia, aveva imposto a Papalia scarcerato per fine pena: ma ieri la Corte d’Appello, accogliendo il ricorso dei difensori Ambra Giovene e Annarita Franchi, revoca la «sorveglianza speciale» perché ravvisa non ci sia più proprio quella «pericolosità sociale» che appena 18 giorni fa era stata riaffermata dal giudice di Sorveglianza

Ilgiorno, di suo, aggiunge perplessità che vengono dai CC locali(?):“il requisito dell’attualità della pericolosità sociale è implicito, un segnale di inserimento in una comunità costituita e mantenuta illecitamente e con la violenza”. E aggiunge ancora:

Si aprono così due strade. Per la Corte di Appello Papalia non è pericoloso e, quindi, gli toglie la misura di prevenzione (sorveglianza speciale). Per il magistrato di sorveglianza, è pericoloso, e quindi è sottoposto alla misura di sicurezza (libertà vigilata). I divieti cambiano poco: obbligo di dimora a Buccinasco, niente frequentazioni con pregiudicati e deve stare a casa dalle 21 (prima era dalle 23) alle 7. Papalia rimane quindi in libertà vigilata, ma gli avvocati hanno già fatto appello. E con la revoca della sorveglianza ha speranze di tornare completamente libero.

Diventa facile ritenere questa ultima decisione un viatico verso la certificazione del suo attuale domicilio, come porzione condominiale di un bene dello Stato,  assegnato al comune di Buccinasco perché lo gestisca “seguendo le regole della massima trasparenza amministrativa”. E qui siamo alla “grottesca” pantomima che proseguirà: il sindaco che gestisce un comune ove la ‘ndrangheta ha perso. Che figura; che pena. Ma anche che rabbia.

Non e’ Buccinasco la Platì del Nord
Sono amministratori e sistema

Che sembrano agire perché venga vista così

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