‘ndrangheta: colletti bianchi, politici, professionisti e reggimoccolo

Continueremo a parlarne, di questa attività della ‘ndrangheta al Nord che ci riguarda, a noi di Buccinasco, perché le manifestazioni dell’attività, dell’occupazione del potere dell’anti-stato sono del tipo che oggi vengono descritte puntualmente dall’ottimo Roberto Galullo su (VEDI e VEDI).

La vicenda riguarda Seregno, e continua una penetrazione sistematica nell’economia e nella politica locale partita qualche anno fa a Desio. Motore politico dell’inchiesta a Desio, ma adesso anche a Seregno, Lucrezia Ricchiuti. Già vicesindaco PD, ora trasferitasi a Articolo1/MPD. I coinvolti d’oggi sono dell’area centro destra ma, dai fatti si può pensare che i rapporti con politica e affari riguardano anche frange diverse.

In un clima così pervasivo e diffuso nell’area in questione, come descrivono gli articoli, sul piano politico (non diciamo penale e giudiziale, che è altra cosa), negli ambienti politici locali i contatti “anomali”, le offerte e le richieste di voti, è da ritenere probabile che la conoscenza fosse diffusa e notoria. Del resto l’allora vicesindaco di Desio così dice della sua parte:

Anche se Ricchiuti non assolve il centrosinistra: il tema «viene affrontato con leggerezza, a volte con fastidio. Il mio partito è distratto da altro e approfondisce poco il tema e la scarsa reazione alle evidenze di questi legami con la criminalità mi lasciano spesso disgustata».
…. «Ci sono anche persone insospettabili – prosegue Lucrezia Ricchiuti – che hanno deciso con cognizione di causa di non rispettare le regole. Sanno che le probabilità di essere scoperti sono poche e ne approfittano».

La ‘ndrangheta dei colletti bianchi si serve di mediatori professionisti rispettabili, anche del mondo medico in questi casi. Non vale, non ha pregio (come dicono i legali) la attribuzione alla parte politica qui colpita (area destra) la responsabilità, chiamandosi fuori e per questo motivare il nulla fare. Se si può agire inquesto modo vi sono procedure, regolamenti e controlli che non sono sufficienti.

Se entro gli uffici pubblici vi è una diffusa presenza di persone ora coinvolte, i procedimenti interni e i meccanismi sono un colabrodo. Questa situazione inoltre fa emergere una distanza troppo ampia (vogliamo chiamarla disinteresse?) fra l’amministrazione è le forze dell’ordine sul territorio.  Quando si arriva a individuare lo sconcio perché vi è una politica (emarginata dai suoi….) costretta a d agire da sola, si deve ripensare il far politica.

Da parte di tutti, nessun escluso, Nessuno sconto per nessuno ma rimboccarsi le mani e fare sul serio: FARE procedure efficaci, controlli sistematici, impostare rapporti di vicinanza operativa efficace con le forze dell’rodine locali. L’ente locale e la sua amministrazione deve essere visto dai Cittadini come un fortino e un presidio vero che dissuade, allontana, blocca la diffusione, effettua controlli approfonditi sulle operazioni a rischio (sappiamo bene quali sono e questa vicenda lo dimostra).

Poi magari si mettano in piedi eventi antimafia tradizionali, come quello di Sabato scorso di cui sindaco e compagnia finora ha ritenuto di non dover informare i Cittadini. Ben sapendo però che non è questo il FARE, che rappresenta un contorno dall’utilità concreta limitata se ci si ferma lì. La si smetta dai nostri amministratori che non si può fare altro: questa dichiarazione diventa colpevole impotenza e conferisce all’anti-stato un’aura di invincibilità (lo ha fatto il vicesindaco appena un mese fa).

Invece di accusare l’altra parte facendone una questione di divisione politica, invece di propalare questioni generiche, della diffusione dell’anti-stato nelle piccole cose, nella società civile di cui nelle scuole primarie si racconta, ci si metta davvero a lavorare e rendere operative tutte quelle azioni che rappresentano un contrasto e una barriera alla sua diffusione nell’economia reale e pulita.

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