Stipendi comunali: produttività a pioggia e pretese sindacali

Mentre a Buccinasco è in programma una delibera che modifica la gestione del personale comunale che attribuisce alla Giunta di poter fare ciò che vuole, ma di questone parleranno in Consiglio fra poco, nel vicino comune di Trezzano (sempre targato PD) sembra avviata una vertenza sindacale sulla questione del  “fondo di produttività”: quella cosa che nella pubblica amministrazione è distribuita secondo criteri discrezionali ripartendole in funzione delle categorie, un poco a tutti (VEDI).

L’articolo è chiaro e descrive passaggi diversi, grazie alla lettera del sindaco. In pratica il Comune ha assunto 11 nuovi dipendenti (che sono una fonte di consenso nuovo, di voti). Naturale che così  la “produttività” (probabilmente misurata in base alla pianta organica, che forse risale a quando non c’erano ancora i PC), si riduce; la base spalmabile diventa minore.

In pratica i dipendenti sarebbero più contenti se fossero in meno, con minori assunzioni, così vi sarebbe “produttività” da distribuire. Quindi chiedono di alzare la produttività come se i maggiori costi di personale non vi fossero. Il sindaco sembra aver ragione nel tenere il freno perché i soldi li ha già spesi.  Una questione da paese dei balocchi, ove i soldi sono da spendere a prescindere, come se piovessero dal cielo, mentre li versano i Cittadini di Trezzano.

Da questa storiella emerge uno dei fattori che, moltiplicati per milioni di dipendenti pubblici, vanno a far crescere la spesa, il deficit, il debito pubblico (che è nostro, il debito. Dovremo pagarlo noi). In una qualsiasi organizzazione che sia gestita con un minimo di serietà, la distribuzione dei premi viene senz’altro dalla produttività. Per produttività però si intende un risultato maggiore, spendendo meno.

In un ufficio pubblico (serio, non da banana repubblic) vorrebbe dire che: posto che l’anno 2015 il comune per la sua gestione ha speso 1.000, se nel 2016 riesce a gestire tutto spendendo 950 (tutto il resto pagato), ecco che allora, e solo allora, si può stabilire una ripartizione del 50. Un 25 a riserve per rischi futuri e il rimanente ripartito in funzione ai budget personali ai dipendenti.

Mica a tutti, a pioggia, però. Solo a coloro che hanno raggiunto il budget del loro ambito di competenza e lo hanno superato. Chi è rimasto sotto, se ne farà una ragione e magari l’anno dopo lavorerà di più e meglio. Consentendo magari, al Comune di fare a meno di alcuni dipendenti, diminuendo i costi. Con i minori costi allora si potrà a fine anno mettere da parte un gruzzoletto da distribuire, meritatamente, a chi ha ben operato.

Descritta così la situazione a noi sembra logica e funzionale, perché premia in base al merito e non alle “simpatie” più o meno di area, perché una gestione basata sul merito fa funzionare meglio, costa meno tasse, fa vivere con maggiore efficienza la macchina del comune. Eppure ci rendiamo conto di esprimere valutazioni che sono fuori dal comune sentire, soprattutto nell’ambito pubblico e dei partiti.

Sono argomenti di cui non si parla, con sindacati e personale che continuano a chiedere soldi, a pretendere assunzioni, aumenti di stipendio e via di questo passo. I partiti che dal sistema del consenso elettorale sono condizionati, fanno il possibile…  andando a prendere i soldi  con nuovo debito, facendo deficit (scaricando i costi sulle nostre spalle); soprattutto sulle generazioni di giovani d’oggi e di domani.

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