Azienda davvero pubblica?… dare le azioni ai Cittadini

Un’analisi e un consiglio al sindaco di Roma, dal carattere provocatorio, ma neanche poi tanto. Agire come si fece nelle economie post sovietiche privatizzando le aziende statali, con distribuzione di azioni ai Cittadini. In pochi anni diventate private (e purtroppo rimaste monopoli). Il discorso fila, se si facesse lo spezzatino mettendole in competizione fra loro.

Perdita di economie di scala? Forse, ma compensato da una gestione nella quale ci si deve misurare fra i diversi attori (controllando severamente perché non si formino i cartelli). Condizione in cui Roma non sarebbe la più indicata per un primo test, ma il rischio vale la candela. Una rivoluzione che bloccherebbe per mesi i trasporti pubblici; come la Thatcher all’epoca. Basta tenere duro e sarà una bella ripartenza.

LEZIONI POST SOVIETICHE PER IL M5S: “ATAC DI CITTADINANZA”

Suggerimenti a Virginia Raggi per restituire davvero le partecipate del comune ai romani

“Atac deve rimanere pubblica. Atac deve rimanere di noi tutti”, ha scolpito Virginia nel tweet con cui ha sbarrato la strada sia all’ipotesi di privatizzare la disastrata azienda di trasporto pubblico romano, sia alla prospettiva di assegnare il servizio tramite gara come chiedono i trentamila firmatari referendum radicale. Tuttavia, le parole della sindaca si prestano a più di una interpretazione: …………. La gestione pubblica di Atac ha regalato ai romani, più che il controllo dell’azienda, un debito di oltre 1,3 miliardi, pari a 452 euro a testa, inclusi neonati e centenari.

Atac può essere un caso estremo, ma la condizione in cui si trova non è conseguenza della patologia romana: è, piuttosto, una manifestazione della fisiologia della proprietà pubblica. La coincidenza tra regolatore e regolato, e la (percezione di) assenza di rischio fallimento, producono inevitabilmente un incentivo alla mala gestione, che si traduce a sua volta in costi eccessivi, sprechi e cattivo servizio. …………

In questo contesto, dire che Atac e le altre partecipate devono rimanere pubbliche e dire che devono rimanere dei romani sono due cose molto diverse. Nel senso che i romani non sono affatto “proprietari” dell’Atac come lo sarebbero gli azionisti di qualsiasi altra azienda: i cittadini non hanno la libertà di scegliere se investire o meno i loro soldi e non hanno neppure alcun potere di decidere o influire sull’andamento o sulla gestione dell’azienda. Sono semplicemente chiamati a pagare con le tasse i debiti accumulati da una società completamente fuori dal loro controllo, gestita da manager, sindacati e politici attraverso logiche clientelari che non tengono in minima considerazione né l’efficienza economica né tantomeno la qualità del servizio. …….  una gestione politica e monopolistica in cui i cittadini sono chiamati solo per pagare il conto.

Dunque, se come dice Raggi, l’Atac è dei romani, perché non darne un pezzo a ognuno di loro? Per quanto un intellettuale come Milton Friedman sia lontano dal mondo grillino, questa specie di “Atac di cittadinanza” non è un’idea estranea al M5s. Nel programma con cui il partito di Beppe Grillo si è presentato alle scorse elezioni c’era una proposta molto simile ed era quella di privatizzare la Rai attraverso la “vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10 per cento, di due canali televisivi pubblici”. Nel caso qui proposto per Atac l’operazione sarebbe ancora più egualitaria: ogni cittadino romano riceverebbe una medesima quota di proprietà di una public company. Non si tratterebbe di una vendita, perché i romani hanno già ampiamente pagato la compagnia di trasporto: sarebbe, semmai, una restituzione. …………

La distribuzione delle azioni ai cittadini non è solo uno strumento per responsabilizzarli, ma è anche un modo di prendere molto sul serio lo slogan “uno vale uno”: perché, a differenza del sistema Rousseau, le assemblee degli azionisti non possono essere sabotate. …… Attraverso una riforma così rivoluzionaria l’amministrazione M5s smantellerebbe realmente il sistema di potere dei partiti sulla città e creerebbe le basi per una vera democrazia diretta in cui i romani sarebbero cittadini completi: fruitori dei servizi pubblici, proprietari di chi li eroga, elettori di chi li regola e controlla. Questo non dovrebbe esimerli dall’obbligo della buona gestione: nel momento in cui Atac diventa privata allora segue naturalmente che, dopo un primo periodo, il servizio va messo a gara. Nessun autobus è gratis, e l’interesse pubblico consiste soprattutto nel garantire una buona mobilità urbana.

È una proposta radicale che può sembrare anche folle, ma è l’unica vera e coerente alternativa per chi, come la Raggi, non vuole “privatizzare” Atac. Perché viste le condizioni in cui versa l’azienda, parafrasando Andreotti, oggi i veri folli sono di due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare l’Atac (pubblica, ndr). (Da Il Foglio, 12 settembre 2017 Luciano Capone e Carlo Stagnaro)

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