Globalizzazione e l’Europa … siamo fermi e perdiamo terreno

Il mondo, la globalizzazione prosegue e le geografie dei mercati ne sono profondamente coinvolte. Ma anche le grandi aziende cambiano, anche settori economici e sistemi legati alle reti, oltre alla finanza, cambiano: si vedono proiettate su basi davvero globali. Non absta, perché la situazione non è solo economia e dei mercati (che pure sono rilevanti), anche la geopolitica e il peso militare tendono a diventare globali.

Pensiamo alla Cina, ad esempio: oggi il secondo centro per importanza economica, politica e militare. Cresciuta ininterrottamente ha assunto un peso e una veste di rilievo sopravvanzando la Russia. Il peso economico e l’avanzata scientifica, la collocano in condizioni impensabili. Il mondo è diventato trilaterale: USA, Cina, Russia. Le due ultime fra loro più consonanti.

La domanda che segue è: l’Europa? una realtà che vive un lento processo di integrazione, ancora lontano da un livello di sicuro non ritorno, nel quale le scelte restano ancora fortemente condizionate dalle spinte nazionali di ex paesi guida. Che da soli possono forse salvaguardare qualche interesse di bottega, nazionale. Che però, proseguendo così, sono destinate a contare sempre meno.

La Cina e la sua evoluzione ci può servire da esempio: in una serie di settori legati al mondo della rete la Cina ha costruito una sua potenza globale (i supercomputer, Baidu: il google cinese, Alibaba: l’Amazon cinese, ecc.. strutture che coprono e si confrontano con il mondo USA, come il sistema di geolocalizzazione (BeiDou, in Cina; Glonass Russo; GPS USA).

Il sistema europeo Galileo, con un ritardo di almeno un decennio, è previsto entri in funzione nel 2020. Quanto al resto non c’è nulla di paragonabile; l’Europa sta a guardare e utilizza sistemi che non sono propri. Non è questione militare o di supremazia, ma la mancanza di una presenza continentale non crea le basi numeriche che rendono i sistemi di rete economicamente competitivi.

Le ricadute su questa estraneità, assenza dell’Europa, si fanno sentire sempre più pesantemente. Ogni giorno che passa il mondo gira e si evolve. C’è bisogno d’una integrazione europea perché l’Europa copra la sua funzione  in modo competitivo adeguato. Si assiste a un ritardo culturale, prima ancora che tecnologico: le tecnologie complessive l’Europa unita le possiede già tutte se fossero  fra loro coordinae e parte di un progetto continentale.

Viene alla mente questa riflessione di fronte a un tema che ci coinvolge direttamente, con la Francia: un cantiere navale continentale in grado di agire nel mondo globalizzato mettendo a fattor comune competenze, mercati e innovazioni, sicuramente competitive. Ci si sta perdendo in un bicchier d’acqua fatto di residui interessi nazionali…

Eppure l’Europa trent’anni fa ebbe l’intuizione di entrare nella produzione aereonautica con Airbus, che per fortuna ha retto, nonostante i comprensibili remi contrari di qualche paese eterodiretto da oltreatlantico. Il tema Europa non solo è vitale per l’Italia, come per tutti i paesi aggregati, ma occorre mettere sul piatto la sua integrazione a tutti i livelli, a cominciare dall’economia e dal programma di normalizzazione di codici, leggi, regole, progettando il suo futuro globale. Può e deve farlo.

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