La ‘ndrangheta degli affari: vediamo come funziona

Il tema che affrontiamo è certamente relativo a Buccinasco, perché questo è il nostro luogo, quindi l’interesse è acceso dall’attenzione che merita, la vicinanza e gli effetti che ciò può avere con la gestione della cosa pubblica. L’obiettivo che ci proponiamo è il mettere a punto un insieme di azioni che possano contrastare, ridurre, possibilmente eliminare  i problemi che andremo a descrivere.

La ‘ndrangheta al Nord, ormai da anni ha lasciato le attività storiche del Sud. Nel Sud, occupare il paese condizionando i Cittadini con varie vessazioni e avvertimenti che intimoriscono, ha una funzione consolidata: trattare con la politica per lo scambio voti-affari (pubblici in questo caso) o favori economici che generano reddito. Abbiamo raccolto tre descrizioni recenti, che rendono l’idea: VEDI1, VEDI2, VEDI3)

La ‘ndrangheta è come una banca, sul piano finanziario: la provvista (i soldi da attività sporche, che sono tanti ma generano danaro nero), al Sud viene dal condizionamento, dal dominio del territorio. Come banca, la ‘ndrangheta al Nord fa gli “impieghi”: i prestiti a imprese o anche investimenti attraverso prestanome (imprenditori più o meno di comodo).

La lunga crisi economica ha creato tensioni anche forti in molte imprese, mentre le banche hanno spesso chiuso la borsa. Un’occasione di cui subito ha profittato il sistema finanziario ‘ndrangheta. L’impresa in difficoltà ha avuto l’opportunità di ottenere prestiti: l’obiettivo è lavare il danaro sporco; i soldi restituiti sono lindi e regolari. L’imprenditore che non riesce a pagare perde l’azienda (o immobili, o altro).

Ma facciamo un elenco possibile dei denari e di come si tramutano in ricchezza per la ‘ndrangheta. Possono riguardare anche Buccinasco? è possibile anche se non vi sono certezze documentali. Non v’è ragione di ostacolo perché comportamenti avvenuti in altre località del Nord, a Buccinasco non si siano verificate. Ciascuno si farà le proprie idee.

Cominciamo con il cosiddetto scudo fiscale: reimportare in Italia danaro proveniente dall’estero (anche paradisi fiscali): rischioso farlo direttamente ma ecco che si possono trovare imprenditori che fungono da prestanome e si trovano di punto in bianco con depositi in Italia di centinaia di milioni. Incomprensibili se visti in relazione all’importanza dell’impresa.

Poi questi depositi si tramutano in investimenti immobiliari o in imprese, costruendo catene societarie per oscurare la proprietà effettiva rispetto a quella visibile (ma che localmente viene percepita, dai comportamenti). La ‘ndrangheta dai colletti bianchi può trarre utilità da investimenti in settori  simili o coordinati. Oppure concentrarsi in territorio determinato, arrivando al dominio dell’economia locale.

Sono state anche ripetute le operazioni immobiliari basate su riempimenti, affossamento di rifiuti industriali e costruzione sovrastante di immobili. Con lucro dalla sparizione dei rifiuti profumatamente pagati e sulla vendita del costruito. Lo schema Buccinasco più, insomma: che ha visto, con tanto di condanna in questo caso,  l’operazione fotocopia.  Più in grande, realizzata a Desio.

Oppure, per velocizzare il giro finanziario (lo scopo di un’operazione immobiliare è la lavanderia del danaro), realizzare l’immobile e fare vendite di comodo con tanti prestanome più o meno piccoli. I soldi si puliscono in fretta; il ritorno effettivo avviene alla vendita dal prestanome all’acquirente effettivo, in tempi successivi.

Oppure di professionisti dallo studio che appare normale ma, poi si trovano con depositi liquidi di dimensioni molto rilevanti, che fanno allarmare DIA e Finanza. Questi poi agiscono da fiduciari, prestanome che aprono porte importanti a livelli superiori, che fanno affari in nome proprio o di terzi, ecc.

Imprese che sono in crisi di liquidità, se solide in patrimonio, vengono in qualche modo strozzate e messe nelle condizioni di lasciare tutto.  Operazione pericolosa: accettare di compiere una sola operazione anche di poco conto, poi ci si accorge di non essere più autonomi, non liberi di fare impresa, condizionabili. Rinunciare a una operazione che interessa, servirsi di un fornitore obbligato (non certo il più economico, il migliore per qualità).

I rapporti con la politica locale sono basati su scambi che comprendono favori: personali o fiduciari, familiari del politico, contro promesse di decisioni che devono avere il loro tornaconto. Come una villa di cui si consente l’ampliamento a sette appartamenti, che passa con il silenzio assenso, ad esempio. O anche con una cubatura extra, eccezionale cui fa seguito un compromesso a persone di garanzia per la ” ‘ndrangheta della finanza”.

Quali i danni di questo agire? Si potrebbe dire perfino che questo danaro nero reso disponibile aiuta chi è in difficoltà. Non è così, naturalmente: la ‘ndrangheta degli affari è come una piovra. Alla fine gran parte dell’economia locale è condizionata o controllata. Senza pizzo, senza che siano necessari interventi “militari” di condizionamento o peggio.  Non interessa, anzi fa comodo lasciare che si parli d’altro, della solita manfrina che non genera danni, da buttare negli occhi allo scopo di fare fumo.

Tutto questo sembra a noi chiaro. Perché allora la nostra amministrazione di questo, che è di gran lunga la più grave conseguenza di una finanza della ‘ndrangheta al Nord, non si parla, non se ne vuole parlare. Restiamo solo noi quasi come una voce nel deserto? Ne parleremo ancora; il sindaco dovrà imparare che non si accusa il competitor di servirsi della ‘ndrangheta, passandola liscia. Qui non abbiamo, non ci sono scheletri nell’armadio…

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