Globalizzazione e monopolio: rischi che si stanno facendo seri

Torniamo sul monopolio: pubblico o privato, ripetiamo la stessa valenza negativa, nell’uno come nell’altro,  genera problemi seri che portano invitabilmente a stasi e inefficienza poiché viene a mancare la meritocrazia insista in un mercato ove agiscono dei competitor.  Il tema vale per qualsiasi dimensione: a Buccinasco se l’appalto del verde come quello dei rifiuti viene assegnato a un unico operatore, così pure a livello globale. Le dimensioni generano danni diversi, ma gli effetti sono identici: inefficienza.

Prendiamo in considerazione una vicenda di questi giorni, venuta a maturare in Europa: una proposta di fusione Monsanto- Bayer (acquirente l’azienda tedesca per un importo di 66 miliardi di euro o dollari (non cambia di molto). Il settore è la cosiddetta agro-chimica: la chimica dedicata all’agricoltura (sebbene Bayer  abbia posizioni di peso praticamente in tutta la chimica fine a cominciare dal farmaceutico).

Quanto si interviene su operazioni che condizionano il mercato e  pretendono di guidarlo, bisogna andare con i piedi di piombo. A cominciare dall’utopia comunista che si è proposta di azzerarlo sostituendolo con principi egualitari ritenuti più “giusti”. Andando a finire, come sappiamo. Anche da noi, quando si è intervenuti con divieti o nazionalizzazioni a pilotare il mercato “selvaggio”per renderlo migliore, si sono registrati danni, enormi.

Vogliamo fare lesempio dellENEL? Alitalia? Telecom? Montedison inglobata in ENI  (che l’ha mandato a monte la chimica in Italia)?  Oppure del sistema delle banche nazionali? Per finire con la SIAE, ma non è l’ultima. Non se ne parla spesso da noi, i partiti che ne sono responsabili (e hanno avuto i loro ritorni), non amano essere messi con le spalle al muro di fronte alle loro responsabilità. I media mettono la sordina.

La globalizzazione ha enormemente amplificato i giochi creando competitività nuove e allargando le dimensioni critiche che permettono, con le economie di scala, di stare sul mercato. L’esempio FCA (Fiat), alla disperata ricerca di un accordo o combinazione (con acquisto o vendita) per raggiungere una dimensione di 7 milioni di veicoli-anno, ritenuta indispensaile per competere.

Il mercato globale comporta due linee di tendenza contrastanti: da un lato l’apertura dei mercati. La spinta a ridurre, annullare le barriere nazionali, con la crescita conseguente della competitività, del mercato. Dall’altra la crescente azione della grandi marche a globalizzarsi. Crescere in ogni modo possibile, acquistando o investendo in nuovi impianti nel globo. Le spinte a diventare dominanti sono diventate potenti: finora, sembra senza avvertire l’urgenza di mettere regole.

Le regole: e torniamo al punto. Come si fa a stabilire regole sul mercato globale senza che questo non si tramuti in un surrogato di dazi nazionali o continentali? Il tema è delicato ma va affrontato,  senza lasciar passare troppo tempo, perché l’economia sta correndo, come il sapere, le tecnologie, il fare impresa. Un parametro potrebbe essere individuato in un algoritmo che stabilisca il vantaggio fra economia di scala che viene dall’aggregazione e l’utilità che viene dalla competizione vera.

Per ora godiamoci questa riflessione che viene dalla Commissione Europea sull’operazione Bayer-Monsanto. Parole sante, anche se sarà da  seguire con attenzione l’attività fino alla sua decisione: i maggiori interessati sono tedeschi (e questi pesano):

Ora è la Commissione a temere che l’operazione «possa ridurre la concorrenza. «I semi e i prodotti pesticidi sono essenziali per gli agricoltori e per i consumatori. Dobbiamo assicurare l’effettiva concorrenza di modo che gli agricoltori possano avere accesso a prodotti innovativi, di qualità superiore e di modo che possano acquistarli a prezzi competitivi. E mantenere allo stesso tempo un ambiente in cui le aziende possano innovare e investire in prodotti sempre migliori», ha commentato Vestager. Inoltre, ha affermato Bruxelles, l’operazione coinvolgerebbe «settori di attività dove esiste già una concentrazione a livello globale» (corriere 02 settembre 2017).

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