Mercati, statalismo, monopoli, globalizzazione: proviamo a capire?

Un limite funzionale dell’economia di mercato c’è e da sempre viene  riconosciuto nella tendenza naturale (ove non regolata) verso una crescita del più forte che mira a occupare tutto il mercato nella sua area di attività. Una tendenza naturale che viene dalla condizione competitiva di un mercato lasciato libero. Perché è un limite questa propensione ad essere monopolista? La risposta sta nel voler liberarsi di una competizione, nel preferire evitare altri operatori che, inevitabilmente, portano a misurarsi su qualità e efficienza (i prezzi).

Il monopolio. La condizione che si viene a creare quando un prodotto, un servizio,  in un determinato territorio, non ha competitor, è fonte di inefficienza, di diseconomicità, di minore ricerca e sviluppo. Il monopolista che fino a ieri doveva confrontarsi con altri competitors, quindi impegnato, forzato, ad essere efficiente, a migliorarsi per rimanere sul mercato a condizioni di equilibrio economico, eliminato questo condizionamento, si siede.

Il monopolista, raggiunta questa condizione, opera perché non cambi più. Suo obiettivo primario sarà  che non si formino nuovi competitors, non aprano sul suo territorio attività analoghe; che i prodotti esterni non entrino, ecc. Garanzia di stabilità che ha un significato sostanziale: non essendoci altri operatori, non è più un mercato; non c’è più possibilità di scelta. Il mercato è morto, con le conseguenze che possiamo immaginare.

Chiaro che la condizione di monopolio non è solo del privato imprenditore, ma può benissimo essere pubblica, statale o locale; anzi quando è pubblica lo è sempre. Facciamo un esempio che a noi di Buccinasco interessa: ATM agisce attraverso  una convenzione col comune di Milano, che fra le sue condizioni ha l’esclusiva: sul territorio del comune non possono operare altri gestori di trasporto pubblico.

Questo è vero praticamente per ogni attività a controllo pubblico oltre i trasporti: l’istruzione, illuminazione pubblica, rifiuti e pulizia strade, acqua e sistema fognario, ecc. Tutte attività nelle quali gli operatori non devono confrontarsi sul mercato. Vale quindi anche per eventuali aziende private che agiscono con esclusiva territoriale.

Perché il monopolio (pubblico o privato, lo ripetiamo) perde efficienza se non ha competitor con cui misurarsi?  È portato a giustificare sempre la funzionalità della propria struttura; se i costi di erogazione del servizio aumentano, è semplice. Aumenta i costi del servizio: si sono infatti inventati i “prezzi amministrati”. Se è pubblico può farlo anche in un modo indiretto: tiene fermo il costo del servizio per gli utnti e ottiene un contributo dall’ente pubblico (sono le nostre tasse che vanno a pagare l’inefficienza).

È vero anche per un gruppo privato, quando ha sul mercato una condizione di monopolio.  Oggi viene definità “posizione dominante”, che dovrebbe essere regolata dall’antitrust. Ente obbligatoci dall’Europa proprio  per evitare le condizioni di monopolio. Un esempio semplice? La Fiat nel dopoguerra, che ha controllato il mercato interno dell’auto, inglobando Lancia, Autobianchi e AlfaRomeo.

Inefficienza protratta che ha portato l’azienda torinese al rischio di saltare per aria. Per concludere: la condizione di una attività o di un servizio che si svolge in condizioni di monopolio è da evitare, da superare in ogni caso. Sia se questo riguardi l’intero paese, ma anche, nello stesso modo, se è relativo a una regione, una provincia, un comune.

Gestire un servizio che ha carattere esclusivo (come l’AMSA a Buccinasco, ad esempio, ma anche il verde, che da noi è importante) è una condizione che deve essere superata. Come? È sbagliata la scelta di dividere per due o tre realtà sottospecifiche, ciascuna con un suo ambito esclusivo. Un monopolio si sostituisce con tre sotto-monopoli, come sta succedendo per la gara del  verde.

Si deve fare in modo che non vi sia un solo gestore di tutta l’attività, ma anche che questa sia divisa in tipologie diverse. La cura deve essere di assegnare servizi o forniture che siano comparabili, in modo che si crei una condizione di meritocrazia, di competizione. È importante che a fine dell’opera un premio sul risultato venga assegnato a chi ha fatto meglio (lasciando a bocca asciutta gli altri che sono stati meno performanti).

Tutto qui il problema? No, questo è l’aspetto base su cui si deve operare  per avere una gestione efficiente. Poi vi sono gli altri aspetti che intervengono e che approfondiremo. Intendiamo in questo modo fornire conoscenze semplici che devono diventare di tutti; che soprattutto siano applicati dalla nosta amministrazione pubblica. Ne parleremo ancora; il discorso non finisce qui.

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