NEET, Buona Scuola e i problemi del nostro futuro: ne parla il Ministro a Rimini

Naturale che il Ministro dell’istruzione in carica sostenga la legge chiamata Buona Scuola a suo tempo. Ne difende gli indirizzi in un’intervista a ilsussidiario.net (VEDI), il giorno successivo nel convegno di CL a Rimini (VEDI ilfattoquotidiano). L’aspetto notabile, in positivo, è la considerazione sui “neet” (acronimo inglese che significa: giovani che non studiano, non lavorano e non lo cercano), di cui in Europa abbiamo il record per il maggior numero percentuale (VEDI ilsole24ore).

Insomma la Buona Scuola è finora bloccata da veti sindacali e dalla contrarietà della grandemaggioranza dei docenti. Un blocco sociale conservativo dell’esistente, che rifiuta maggiori poteri al dirigente scolastico e la possibilità di assumere. Il sistema per cui i concorsi sono nazionali, con l’assegnazione fatta a punteggi, su cui nessuno può farci niente. I premi ai docenti spalmati a pioggia su tutti.

Legge insufficiente nata da mediazioni su mediazioni delle mediazioni perché tutto resti com’è. Ma qualcosa di nuovo il ministro deve pur dire: parla di portare l’istruzione a 18 anni, di ASL (alternanza scuola lavoro) che non fuziona. Parla di istruzione permanente, che non si ferma mai finche si campa, ma di cui nulla dice. Per arrivare a prendere atto che in Europa siamo il paese che ha il maggior numero di “neet”; il doppio rispetto alla media ma distanti anche da paesi come Portogallo e Grecia.

Il blocco sociale che vede pubblici dpendenti, partiti e apparati contrari a ogni cambiamento di sostanza, rivendicando maggiori  risorseper la scuola senza mai farsi l’esame di coscienza su quanto sia inefficiente e quanto vi sia da recuperare in maggiore qualità, in meritocrazia che funga da selezione naturale e da percorso virtuoso per migliorare l’esistente. I soldi a pioggia il paese non li può più dare!

Bisogna che una buona volta ci si renda tutti conto dell’assurdità di un sistema scolastico fatto di una struttura centralistica per cui la scuola elementare di Pizzighettone deve aspettare l’insegnante che viene stabilito da un punteggio in una graduatoria generale per cui arriva, che so: da Scoglitti o da Arnaud, il preside che abbozza e non può farci niente.

Bisogna che al sistema dei media siano assengate regole di comportamento (premianti) che contengano piani di informazione e formazione continua di lettori e spettatori. Che la scuola e le aziende adottino sistemi di formazione integrata fatto di punteggi, controlli e risultati concreti (in Svizzera esiste dagli anni settanta, è passto rmai mezzo secolo: che almeno si vada a vedere come funziona).

Potremmo fare molto meglio e molto di più, con le risorse disponibili. Invece di inventarci ogni giorno programmi faraonici che aumentino insegnanti malpagati e insoddisfatti, ma numerosi… ogni posto vale tre voti al Nord, fino a sei al Sud.  Proprio non ci siamo, e non si vede come questo vitale problema per il nostro paese possa trovare una soluzione.

  1. #1 scritto da Miserabile di Montecristo il 23 agosto 2017 09:59

    Occorre un sistema meritocratico e
    il merito non lo deve stabilire qualche fumosa organizzazione burocratico-sindacale, ma
    gli utenti che decidono di iscrivere i propri figli in una scuola piuttosto che in un ‘altra;

    scuole libere, private e autonome dal punto di vista finanziario.

    Siamo lontani anni luce da un simile sistema e probabilmente mai ci arriveremo:
    troppe le resistenze, in primis dei sindacati che accettano di premiare il merito,
    purché il premio sia uguale per tutti,
    ma anche degli utenti che a un sistema competitivo e differenziato preferiscono l’omologazione,
    verso il basso,
    della scuola monopolistica statale detta,
    in maniera piuttosto ridicola,
    laica e pluralista, mentre è
    il cardine del “pensiero unico”,

    cioè la morte di ogni differenziazione.

    RE Q
  2. #2 scritto da Socrate Lusacca il 23 agosto 2017 10:10

    Schietto e franco Miserabile di Montecristo…

    Una sola osservazione, se possibile:
    tecnicamente il sistema di istruzione pubblico (previsto dalla costituzione)
    può benissimo svolgersi e rimanere tale,
    assegnando a ciascun presso scolastico autonomia di gestione e ritorno sui risultati..
    limitando l’intervento del ministero a una funzione di controllo severa e massiva
    (come in Francia nella quale sono operanti 5000 ispettori, contro gli 80 presenti in Italia)

    Oggi abbiamo un monopolio nel quale vivono in bambagia
    > apparati burocratici che fanno ammuina in un insieme di norme che, definire confuse, è benevolo.
    > sindacati e partiti che coltivano l’insieme dei dipendenti (oltre 100mila) come qualcosa di simile a un tanti più o meno piccoli greggi
    > personale estraneo alla funzione di insegnamento, che hanno trattamento eguale a coloro che la loro missione la svolgono

    pensare di investire per aumentare scolarità in questo insieme è spreco di risorse

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da Miserabile di Montecristo il 23 agosto 2017 10:40

    La Costituzione, frutto di un periodo storico ben preciso e infarcita di compromessi sofferti e spesso pasticciati,
    mostra ormai parecchie crepe e sarebbe ora di cambiarla:

    una cosa è garantire il diritto allo studio, ben altra doverlo fare in prima persona (cioè, che debba obbligatoriamente essere lo stato a compierlo, ndr).

    RE Q
  4. #4 scritto da Socrate Lusacca il 23 agosto 2017 22:42

    Certo Miserabile di Montecristo,

    Che non debba essere solo lo stato a gestire direttamente il sistema istruzione dovrebbe essere cosa pacifica,
    Almeno da quando, con la legge Giovanni Berlinguer, è stato stabiito che le scuole parificate
    sono del tutto e parimenti pubbliche, a ogni effetto.

    Quindi una gestione che fosse organizzata riconoscendo autonomia gestionale e di risultato alle singole istituzioni sul territorio
    dovrebbe essere pacificamente possibile
    (per semplificare una sorta di gestione in leasing.. con ogni scuola autonoma su metodi, gestione e risultati).

    Ma non bisogna dirlo,… perché provocherebbe una parità anche nei costi….
    una rivoluzione, …
    ma come la Buona Scuola, qui siamo alle solite italianerie:
    cambiare… purché tutto rimanga come prima

    buona serata

    RE Q

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