Casa in proprietà: sorprese dai paesi OCSE fra proprietà e affitto

La casa propria è un must… chi non aspira a averla sembra una rarità, almeno in Italia. Poi le ricerche statistiche sempre più approfondite ci fanno conoscere fra diversi e diverse abitudini e valori. Riguardo al tema della casa si muovono valori e decisioni che hanno non poche influenze su questioni da macro economia, nazionale e non solo.

La casa d’abitazione  in proprietà diffusa è parte rilevante del patrimonio in mani private. Fa parte della ricchezza familiare. Sotto questo aspetto un paese nel quale il 78% delle abitazioni private sono in proprietà di chi ci vive starebbe a dimostrare una ricchezza diffusa rispetto a altri nei quali è più diffusa la locazione rispetto alla proprietà.

Cosa che in termini puramente patrimoniali è oggettiva e non può essere misconosciuta. Tuttavia… se in un determinato paese è più diffusa l’abitazione in affitto, è condizione non necessariamente derivata dalla caapcità di acquistare. Se il sistema che regola costruzioni e affittanze è efficiente, se la percezione delle famiglie sulla capacità e credibilità della politica di garantire stabilità e benessere diffuso, la spinta a divenire proprietari  è minore.

In questi casi (ve ne sono e adesso andiamo a vederlo): il tenore di vita medio e la capacità di acquisto di beni di consumo o semi-durevoli, aumenta il PIL generando un maggior benesseremedio. In pratica una diffusa spinta a acquistare casa provoca una rilevante teasaurizzazione del reddito familiare, riducendo il tenore di vita medio, la capacità di spesa.

Queste considerazioni trovano un loro riscontro in un’analisi dell’OCSE che attraverso un proprio obiettivo d’analisi economica nei paesi sviluppati, si propone di mettere a fuoco la situazione per metterle a disposizione delle istituzioni internazionali e nazionali, politiche e economiche (VEDI). Lo schema risultante è di particolare interesse.

L’analisi oltre ai paesi OCSE riguarda tutti i paesi che fanno parte dell’Unione Europea. I paesi scandinavi e del Nord Europa sono tendenzialmente filo affitti, ma è da ritenere stiano andando verso un incremento nell’acquisto di case, poiché una quota rilevante delle proprietà è ancora soggetta a mutui da saldare.

I paesi europei del centro Europa vedono una proprietà dell’abitazione con quota rilevante di mutuo in corso.  L’Italia in uqesto caso si differenzia per avere una molto maggiore e consolidata quota di proprietà piena, solo il 14% delle abitazioni ha ancora mutui in corso.

Nel sistema Europa hanno una condizione fuori standard i paesi ex Est Europa: con l’introduzione dell’economia di mercato ai governi è venuto bene incentivare l’acquisto in proprietà  (prima praticamente assente). Prezzi ragionevomente economici hanno spinto il fenomeno e generato da un lato entrate robuste per i governi, con una diffusione veloce e massiccia della piena proprietà.

Negli Stati Uniti la situazione merita un discorso a parte. Le case fuori dai grandi centri (villette monofamiliari e giardino) hanno una vita media di 25 anni. Poi si ricostruiscono, generando una leva di domanda di sostituzione che non pochi effetti ha sulla domanda dell’economia, sul PIL.

L’effetto della casa d’abitazione in proprietà sull’economia in questo decennio di stagnazione è da decodificare e la ricerca in merito non si esprime. Certo che deve aver avuto un suo peso nel sostenere l’economia, mentre l’Italia questa leva economica l’aveva già usata e l’edilizia dovrebbe aver sofferto di più.

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