Economia lineare o economia circolare? A Buccinasco si deve cominciare

Il  tema dell’economia circolare riceve sempre più attenzione fra economisti, sociologi e politici (questi ultimi molto meno, su scala internazionale). Riteniamo la questione inevitabile, portato (conseguenza) della globalizzazione: l’economia globale, sviluppata finora su basi lineari rende evidenti una serie di questioni globali che mettono in discussione il futuro delle generazioni, i rischi per il pianeta, ecc.

Cos’è l’economia lineare? Si può definire il fare economia da sempre, da quando homo sapiens è diventato stanziale, coltivando e allevando. Generati gli scambi, i valori fra le cose determinati dal rispondere alla domanda di beni a un prezzo più conveniente. La globalizzazione ci sta mettendo di fronte al problema dell’equilibrio globale nell’uso e nel consumo.

Carbone e petrolio costano producono energia a prezzi inferiori rispetto al fotovoltaico o eolico, ma generano costi indiretti che posono essere spaventosi: CO2, riscaldamento globale, tossicità dell’aria e dell’acqua, ecc. L’avanzamento dei sistemi robotici riduce costi di produzione, generando  scarsità di lavoro, con i problemi sociali che ne derivano. Ce ne stiamo accorgendo e di questa complessa  evoluzione ne parleremo.

Economia circolare è lo sviluppo del sistema economico che arriva allo spreco (di energia, materiali, risorse, lavoro.  Aspetto collaterale dell’”intensità di fruizione”. Concetto elaborato già negli anni cinquanta: il sistema economico funziona meglio in relazione anche alla velocità di consumo e sostituzione. Meccanismo che genera evidenti perplessità dalla seconda metà del novecento.

Ha funzionato e funziona quando il mercato globale è disarmonico, composto di società affluenti, paesi in crescita e altri ancora poco toccati dallo sviluppo. Man mano che la globalizzazione avanza, la quantità delle risorse impiegate diventa un problema sempre più forte. Si sente il bisogno di un sistema di valori sui prodotti finiti che inglobi anche i costi d’energia, di sostituzione, di gestione degli scarti.

Dal FMI, il Fondo Monetario Internazionale viene la denuncia che i sussidi globali per (gli acquisti, ndr) i combustibili fossili. C’è urgente bisogno di una riforma fiscaleecologica che capovolga questa situazione, abassando le tasse e gli oneri sulla forza lavoro e aumentando quelle sull’energia, le materie prime, l’uso della natura.

Economia circolare significa dare valore ad ogni parte del processo: produrre di più e meglio, ad esempio riducendo il livello individuale di energia da consumare (la Svizzera sta programmando una riduzione individuale  da 6mila watt attuali portandoli a 2mila). I rifiuti, gli scarti, contengono valore che deve essere reimpiegato.

Buccinasco ha un costo annuale di 3,5 milioni di euro nella raccolta e gestione dei rifiuti. Una spesa piatta che si protrae inalterata da almeno 15 anni. Diciamo una cinquantina di milioni di nostre tasse andate in fumo (nella prevalenza bruciate nel termovalorizzatore, che genera energia per A2A senza alcun ritorno per noi Cittadini).

Pianificare il riciclo; far entrare la gestione dei rifiuti nel mondo dell’economia circolare può generare nel concreto un ciclo virtuoso che spinge al minor consumo di beni, energia e soprattutto minori tasse, minori bollette, ambiente più sano. L’attenzione a questo tema perché funzioni e prenda piede, deve entrare in un meccanismo compensativo.

I Cittadini devono vedere fisicamente  l’effetto di un progetto di economia circolare legato a rifiuti, con parallela riduzione della TARI: monitorato e pubblicato man mano. Più stretto il termine (mensile?) più efficace l’invito al maggior impegno, alla maggiore partecipazione che diventi buona pratica diffusa.

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