Gestione beni sequestrati alla ‘ndrangheta: l’efficienza è un dovere primario

Il titolo dice già tutto. Se al comune, al termine di una fin troppo lunga procedura  giudiziale, si vede assegnare dalle istituzioni centrali un bene confiscato alla mafia, che ha la responsabilità di gestire entro criteri stabiliti dalla legge, questa responsabilità deve essere assunta con ponderazione assoluta.

Ai Cittadini torna sicuramente positivo che questi beni siano gestiti con efficienza, abbiano un loro ritorno concreto e funzionale. L’efficacia del ritorno all’economia legale dei beni conquistati all’anti-stato è fattore di premio alla legalità, esemplifica il vantaggio del vivere entro le regole (per contro dimostra e rende nota l’esclusione dalla Comunità del vivere fuori dalle regole).

Buccinasco di beni sequestrati all’anti-stato ne può elencare diversi. Uno dei primi e dei più importanti è la sede della Croce Rossa di Buccinasco che qui opera da anni. Una decisione ottima, un esempio di sana gestione, e di efficace ritorno positivo alla Comunità. Altri ve ne sono però, che non hanno avuto fortuna, che non solo dimostrano scelte poco meditate, ma che creano problemi: costi ripetuti, spese e non solo.

Disagi diversi a categorie di Cittadini, che ne subiscono danni. Ci viene alla mente la villa di via Odessa trasformata in piccolo asilo con costi sostanziosi, nell’arco di qualche anno finita in nulla. che adesso si sta ristrutturando di nuovo per un’altra destinazione sociale, di cui non è dato sapere quanto serve alla Comunità e quanto diventa sede per persone esterne alla Comunità.

Ancora l’esempio della villetta di via Nearco, passata alle cronache per essere stata offerta ad una iniziativa promossa dal comune di Trezzano, che ha coinvolto una Cooperativa  del Lorenteggio, destinata all’accoglienza di sei migranti siriani, minori non accompagnati. Nessun ritorno per la Comunità, un uso discutibile del bene da gestire, lamentele dai Cittadini vicini.

Veniamo ora ad altri due appartamenti, ristrutturati, di un condominio di via Don Minzoni. Ci fariflettere e motiva questo articolo la decisione, per entrambi gli appartamenti, di una proroga per una locazione “di necessità” a titolo gratuito, a Cittadini, diciamo poco inseriti (almeno in un caso).

In entambi i casi l’amministrazione ha scelto di destinare a queste famiglie gli appartamenti. Appartamenti che sono parte di un condominio di Cittadini che qui vivono, avendo investito cifre consistenti del proprio reddito per avere casa. La locazione di beni in un condominio presuppone forme di convivenza che non sono banali. Alle quali prstare attenzione.

Destinare gli appartamenti sequestrati a  famiglie “a rischio” ha l’effetto di una alterazione dell’ambiente, per inevitabili comportamenti poco urbani, rumorosi, anche per più o meno piccoli danni. Può succedere che la semplice presenza di questo titpo di locazioni così poco felici, renda più difficile liberarsi dell’appartamento per cambiare casa.

A parte il fatto che chi decide dovrebbe sapere che queste locazioni di “necessità” si traducono in occupazioni molto lunghe e di difficile gestione. La semplice presenza di questa situazione può tradursi in un minor valore dell’immobile, oltre a una convivenza non soddifacente. Si noti che questi appartamenti non generano reddito, che anzi alla Comunità costano per la quota di spese condominiali da affrontare.

Se sono assegnati come locazioni “temporanee di necessità”, non si può neppure ottenere un reddito dalla locazione e infatti è previsto l’uso “gratuito”.  Davvero è questa l’unica possibilità di impiego nei casi specifici? Certo che no. Se poi il temporaneo di sei mesi non si conclude con il superamento della “necessità” (come è logicamente prevedibile), l’occupazione si protrae (si veda VEDI e VEDI:  due decisioni fotocopia del 2 Agosto).

Non solo questo impiego si traduce in difficoltà per i Cittadini proprietari degli apaprtamenti, che le tasse le pagano e sono diciamo così, normali. La gravità maggiore deriva dall’origine: dal sequestro di un bene all’anti-stato vengono difficoltà per i Cittadini, nessuna utilità per la Comunità, in definitiva, solo problemi.

Ecco allora che, siamo all’assurdo, i Cittadini preferiscono che questi beni non vengano sequestrati e siano gestiti normalmente: la cattiva gestione dell’amministrazione finisce col tradursi  in un favore alla ‘ndrangheta. È proprio questo che vuole la gestione del comune?

Riflettano bene e molto approfonditamente in municipio quando si deve decidere su questioni del genere. La destinazione die beni sequestrati deve tradursi in un beneficio visibile e concreto per la Comunità: il successo di questo impiego è concreta attività di contrasto all’anti-stato. Potremmo continuare, ma ci basta l’esempio per marcare la differenza fra azioni superficiali che favoriscono  coloro che si dichiarano di voler contrastare.

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  1. #1 scritto da Cesare il 3 agosto 2017 12:07

    Se queste famiglie sono nel bisogno, e non trovano
    va bene aiutarle (ci può stare anche una proroga)
    ma aiutarle non significa mantenerle,
    questo è il nocciolo della questione,

    se poi non si comportano come persone civili,
    il comune a difesa degli altri condomini,
    dovrebbe intervenire ed insegnare loro l’educazione (anche prendendo provvedimenti estremi)

    altrimenti (gli amministratori, ndr) si comportano come certi radical-chic che predicano l’accoglienza basta che non sia affianco di dove abito io
    (vedi la loro rinomata zona di villeggiatura).
    Buona giornata
    Cesare

    RE Q
 
 

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