Fascismo, antifascismo e Italia del terzo millennio

Premessa (indispensabile in questo paese che non riesce a liberarsi dai presupposti ideologici): il fascismo nella sua forma politica di potere statale totalizzante, è stato sconfitto dalla storia. Fascismo e suo duce: il Benito buonanima. Non vi sono altri colpevoli: il re e i politici antifascisti hanno cercato di attenuare la batosta della sconfitta. Con mediocre successo purtroppo.

Non staremo qui a fare la storia di origini, sviluppi e brutta fine. Il suicidio del sistema si è compiuto il 10 Giugno 1940 con la dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna. Ricordiamoci questa data: lo stesso giorno in cui il presidente e il governo francese hanno lasciato Parigi, prossima a essere invasa dai carri armati tedeschi.

Non è casuale questa coincidenza di data: tutti noi italiani dobbiamo ammetterlo. La guerra per concludersi ormai era questione di settimane, con l’occupazione della Francia; Mussolini (cosciente dei limiti enormi dell’esercito e della retrostante industria bellica) sul presupposto di una passeggiata, ha contato di “riprendersi” Savoia e Costa Azzurra. Poi l’appetito incosciente e maramaldo è cresciuto con Grecia e Jugoslavia, sempre più basato sul nulla, man mano che la guerra proseguì. Fino ad affondare.

La storia ha dato la sua sentenza. Che non è stata solo la certificazione di un’azione incosciente, maldestra oltre che vergognosa (la Francia contribuì con oltre 20mila morti alla seconda guerra d’indipendenza: cose di cui un paese non può mai dimenticarsi). Oltre a questo, la sconfitta ha certificato i limiti e i danni di uno stato totalitario, da partito unico, ecc. l’Italia ha perso pezzi interi del paese e non solo.

Per arrivare alla fine, la nostra povera Italia dovette passare anche da una guerra civile. Non lunghissima, non diffusa (al Centro Nord del paese). Come ogni guerra civile è stata il peggio della guerra: ha lasciato straschici e divisioni, protratte nel tempo. Se la questione fosse limitata ai Cittadini e rapporti personali, in dieci o quindi anni sarebbe tutta finita lì.

Invece no! Nella nostra Costituzione è stata inserita un’appendice: il fascismo è vietato, è un reato. Ciò che è lecito la Costituzione lo mette in ogni articolo, in ogni frase, in ogni parola. Consentita la libertà di pensiero, di parola, di associazione…. Ma pensare e agire avendo come metro il “fascismo” resta un reato. Nel 1948 il timore che potessero realizzarsi le condizioni per una rinascita (con le tragedie appena finite) era concepibile.

Ma adesso sono trascorsi 72 anni…. Vi sono persone che ai valori di Stato, di fedeltà al Capo (al Duce) fanno riferimento, si può negare per legge? Con le istituzioni e i partiti malridotti che ci ritroviamo è anche comprensibile. Non basta la norma per aver ragione, ma succede e la responsabilità principale del suo protrarsi ce l’hanno i partiti cosiddetti democratici, per come hanno mal rappresentato la loro funzione. Casta chiusa per farsi i propri affari, per perpetuare il potere più o meno spartito.

In un paese degno di questo termine, i Cittadini che ai valori di ormai cent’anni fa ritengono di fare riferimento, sarebbero una simpatica curiosità, anche da apprezzare per alcuni valori oggi negletti, allora esaltati fin troppo: lo Stato, l’onore, l’ordine, l’educazione civica, ecc. Certo, che messi insieme a camicie nere e gagliardetti da guerra civile sono incoerenti; rischiano di sporcare i valori  che propugnano.

Qualcosa di simile a coloro che adesso hanno la pretesa di opporsi alla vaccinazione sia resa obbligatoria nelle scuole; i credenti  che rifiutano la trasfusione del sangue per ragioni più o meno religiose. Liberi di pensare e di agire, costoro. È un loro diritto. Diritto negato a chi sostiene quanto sopra, in occasione dell’anniversario del Duce.

Colui che lo ha fatto è stato  obbligato a lasciare l’incarico di Assessore (a Corsico). Così si salva il rischio del paese che domani torni a essere fascista? Ci sarà un lettore che non riesce a ridere solo a leggere l’ipotesi? Fosse solo questo, sarebbe una delle non rare stupidaggini che la politica d’oggi ci propina. C’è dell’altro, dietro questa artificiale divisione nel paese che si vuole perpretare ancora oggi.

Democrazia ha un significato più grande di antifascismo: diciamolo una buona volta. Un insieme di valori, la Democrazia, nel quale tutti hanno diritto di cittadinanza e manifestazione. Tutti. Farne una religione è qualcosa di simile all’antimafia: una statua di cartapesta mentre l’anti-stato si ingrassa, i partiti politici ci convivono, i servitori dello stato che allo stato credono seriamente, diventano le vittime.

Finiamola con queste pagliacciate e cominciamo a fare davvero Democrazia: il luogo di tutti, ove tutti hanno diritto di cittadinanza. Non siamo più nel 1948. Smettiamola di far ridere i polli con l’antifascismo di maniera. Facciamola vivere la Democrazia.

  1. #1 scritto da Andrea D. il 1 agosto 2017 10:10

    Caro Luigi, l’Italia è un Paese pieno di contraddizioni.
    E’ reato l’apologia del fascismo, ma si è liberi di esaltare il comunismo, dittatura sanguinaria e dispotica al pari se non peggio di quella fascista
    (con maggiori responsabilità nel secondo conflitto mondiale e con un numero di morti alle spalle che il fascismo non hai mai nemmeno lontanamente sfiorato).

    Che ci vuoi fare, la guerra è così, guai ai vinti, la storia la scrive chi vince, con farse come quella del processo di Norimberga (con i giudici più sanguinari dei criminali sotto processo).
    Gli antichi romani, almeno, avevano il buon gusto di trascinarti in trionfo in catene e poi crocifiggerti senza processarti, ma solo perché avevi perso.
    Questione di stile.

    Oggi, con i libri di Pansa, si comincia a inquadrare in un’ottica più equilibrata la cosiddetta guerra civile
    (fatta spesso di omicidi e vendette su gente inerme).
    Sappiamo perfettamente che il partito comunista aveva nascosto un arsenale nella speranza di fare anche in Italia una rivoluzione bolscevica.
    Per fortuna non accadde, ma ancora oggi, quasi trent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, abbiamo gente che si ispira, liberamente e impunemente, al comunismo che è stato ed è ovunque una tirannia.

    Il fascismo è, al giorno d’oggi, fuori dalla storia, non tornerà perché non esistono più le condizioni affinché possa tornare. Ma se le condizioni dovessero ripresentarsi, cosa alquanto improbabile, non sarà un articoletto della costituzione a fermarlo. Speriamo non succeda.

    PS Piaccia o non piaccia, ed è ovvio che non fa piacere ricordarlo, l’Italia è stata fascista e monarchica!
    Ecco perché quell’articolo in Costituzione è stato un male necessario come l’esilio dei Savoia. Oggi è ridicolo.

    I cari cugini francesi alla fine del conflitto hanno tentato di prendersi con la forza (e non pochi morti) la Valle d’Aosta difesa grazie ai veterani italiani in buona parte repubblichini; una pagina molto poco nota della nostra storia che sarebbe bene la gente conoscesse.

    RE Q
  2. #2 scritto da Socrate Lusacca il 1 agosto 2017 15:44

    La riflessione di questo articolo non è la riscrittura della storia..

    Molto più semplicemente e banalmente si descrive l’assurdo di un sistema nostro che vuole essere considerato Democratico
    ma è incapace di guardare in faccia la nostra storia, considerando nel termine “nostra”
    la realtà che ha riguardato tutti gli italiani,
    tutti, quale che sia la parte in cui allora si sono trovati.

    Il paese è fatto di tutti, comprende tutti qualsiasi cosa pensino e manifestino.
    Questo in un paese che si regge sulla Democrazia, che ne adotta i metodi.

    Farebbe bene a un paese con tutti più liberi,
    Farebbe bene ai partiti, forse costretti a ridurre l’occupazione del potere
    perché l’alternativa di un sistema presidenzialista potrebbe diventare più concreta.

    perché si smetta di dare la caccia a fantasmi che non hanno ragion d’essere (oggi)

    buona giornata

    RE Q
 
 

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