Pubblica Amministrazione italiana: ci distinguiamo nel mondo

Ilsole24ore pubblica una rubrica giornaliera chiamata “infodata”, nella quale sono proposti numeri e comparazioni che spesso, molto più di tanti discorsi e osservazioni,  danno l’idea più convincente che viene dalle cifre.  Quasi sempre si scoprono aspetti interessanti, resi più chiari, di fenomeni complessi. Un aiuto a capire, spesso utile.

Ciò che questa volta ci colpisce è la comparazione dell’efficienza della burocrazia di un paese, messa a confronto con gli altri. L’Italia ha una P.A. considerata inefficiente e sovradimensionata: detto così è però un giudizio generale, un’impressione che somma il ripetersi di esperienze personali diffuse;  fatti, comportamenti che raccontano i media.

Il tentativo di un comparazione in questo caso, mettendo assieme 31 paesi avanzati (l’Occidente) viene da un’istituzione prestigiosa. La scuola di P.A. dell’università di Oxford. Lo studio completo, appena pubblicato questo mese, lo abbiamo trovato e si compone di una serie di analisi e raffronti (un centinaio di pagine):VEDI in inglese: ci piacerebbe che la traduzione fosse distribuita ai ministeri, agli enti, alle società pubbliche. La sintesi che ne trae ilsole24ore è la seguente (si vedano tabella e grafica: VEDI):

Fatta 100 la frontiera tecnologica di come una burocrazia di un Paese avanzato può gestire regolamentazione, risorse umane, incentivi, servizi pubblici, trasparenza dei processi decisionali (caso in specie: il Canada o la Nuova Zelanda), l’Italia è a 20. La media dei Paesi economicamente avanzati è 60. Questi sono nuovi dati recentemente pubblicati dal International Civil Service Effectiveness (InCiSE) Index della scuola di amministrazione pubblica dell’Università di Oxford. L’InCiSE compara l’amministrazione pubblica statale di 31 Paesi, di cui 22 europei, utilizzando una serie di indicatori provenienti da varie fonti e sintetizzando i risultati in un indice di efficacia amministrativa. L’Italia risulta al 27esimo posto, precedendo solo Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria e Slovacchia.
Molto si è parlato negli ultimi tempi di produttività delle aziende italiane e di come stimolarne la crescita. A seconda del settore, le interazioni con la Pa rappresentano una voce di costo di varia entità che in maniera diretta entrano nel calcolo della produttività del lavoro per le nostre imprese (quanto valore aggiunto l’azienda riesce a ottenere per unità di lavoro). Sulla base di questo indice, tale voce di costo potrebbe essere cinque volte più alta per un’azienda italiana che canadese.

Giustamente il giornale di Confindustria pone l’accento sulla ricaduta in termini di costo per il sistema delle imprese. La P.A. costa tre volte di più rispetto alla Germania e alla Francia, quattro volte rispetto al Regno Unito, addirittura cinque rispetto a Canada e Nuova Zelanda.  P.A.  che pesa sulla nostra competitività in un’economia sempre più globalizzata, con inevitabili ricadute nel tenore di vita e nel lavoro, la dignità di tante, troppe situazioni personali e familiari.

Questa inefficienza ha ricadute in chi non trova lavoro, che non entra nel mondo della produzione o dei servizi, per coloro che, usciti da un posto, fanno fatica o non vi rientrano più.  Fa impressione vedere il valore zero al parametro “Capacità”; solo 25 alla credibilità e competenza  dei tecnici pubblici (definita con il termine “Integrità”). Però il nostro sistema sanitario è l’unico che supera la media di tutti gli altri (forse spendiamo troppo?).

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