#25Xtutti: da proposta politica a soluzione che fa paura al sistema

La paura la fa ai partiti, al sistema romano il 25Xtutti. Naturale:  qualsiasi proposta deve passare per le segreterie dei partiti i quali ne fanno una valutazione in termini di convenienza. Quanto ci rimetto io, quanto i miei competitor, cosa succede e come posso praticare le leggi economiche per coltivare il mio consenso, i miei voti? Di ciò che è necessario per il Paese si interessano meno, oppure, come è d’uso dire: se ne fregano.

La proposta IBL presentata 20 giorni fa da Nicola Rossi su ilsole24ore, ha sviluppato un dibattito intenso fra economisti e sociologi. Su ilsole naturalmente, ma anche su IBL, su lavoce.info, su Corriere Economia (qualche contributo interessante). La proposta, che sintetizza uno slogan politico, non a caso se n’è appropriato Berlusconi, rispolverandolo, non è solo un taglio delle tasse. Soprattutto è un disboscamento di norme e regole del fisco, rendendo tutto più semplice.

L’argomento non ha però sfondato sui media, che hanno adottato la sordina. Da noi si titola sull’Europa, sul deficit del 3,5% (poi ridotto al 2,9) per cinque o dieci anni o altre insulsaggini per come sono presentate. Come lo jus soli e altri discussioni sui massimi sistemi.  Purché non si metta in pericolo la gestione proprietaria del Paese e delle sue risorse, la permanenza del sistema romano. Le spese per mantenere il consenso (che il debito pubblico aumenti pure).

#25Xtutti si è facilmente compreso che non è uno slogan per un comizio alla Bossi o Berlusconi, o qualcun altro del genere. È un insieme di regole semplici  che sbaracca tutti i tipi di imposte portandoli tutti al 25% e nel contempo  riduce a una sola modalità il welfare: che vale per tutti,  tutti con le medesime regole.

Gli economisti che hano lavorato con Nicola Rossi si sono accorti quanto ci costano a noi Cittadini le foreste di categorie di tutti i tipi che beneficiano di favori (tutti originati da intenti elettorali) e hanno bilanciato la riduzione delle imposte con un appiattimento del welfare, limitandolo a coloro che sono effettivamente in condizione critica. Ecco le osservazioni conclusive (VEDI) di Nicola Rossi.

Ecco la ragione del silenzio quasi totale dei partiti. Sembra dicano: “se ci viene tolto il potere di fare regalie o favori come possiamo ottenere consenso?”  Hanno totalmente dimenticato la ragione del sistema democratico: ottenere il consenso su un programma. Facendolo in modo credibile e serio, con la dovuta autorevolezza.

I lettori possono immaginare mentalmente quale di questi mestieranti, sia dotato di questi valori,  capace di ottenere consenso su un programma (che non può che essere di crisi, di taglio alle spese, agli sprechi). Un po’ tutti i paesi democratici hanno questo problema, ma da noi la situazione è drammatica vista la qualità dei soggetti.

Il tema di questo autunno è il DEF (il programma economico) e la questione di un prelievo patrimoniale comincia a vedersi anche a livello politico. Ormai non  è più un tema da economisti.. ecco cosa ci dice in una sua dichiarazione il segretario del PD Renzi:

“Un accordo in cui l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito/Pil tramite sia una crescita più forte, sia un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno già studiato, sebbene debba essere perfezionata….”

La proposta di un deficit extra per cinque anni al 2,9% cui hanno già detto no. Tutti in Europa, diversi in Italia fra cui il ministro del MEF Padoan (cui non piace passare alla storia come l’autore della patrimoniale, evidentemente). Il suo governo non intende farla, Gentiloni compreso. Si stanno passando il cerino acceso in mano.

Non abbiamo alternative credibili. Forse bisognerebbe davvero assegnare a qualcuno che sia fuori dal giro della politica una sorta di potere straordinario a termine con il compito di mettere ordine, tagliare dove è necessario senza troppi sconti, accompagnare il processo con un welfare che riesca a tenere sotto controllo i Cittadini. L’assalto al palazzo d’Inverno a Roma, cent’anni dopo Pietroburgo, non può escludersi, tanto siamo mal messi.

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  1. #1 scritto da Socrate Lusacca il 19 luglio 2017 10:06

    Proprio oggi IBL esce con un editoriale che ci è di conforto: parallelo al nostro discorso.
    Scritto meglio e più chiaro: ci piace condividerlo con i lettori:

    25xtutti: le ragioni di un numero

    Per chi pensa che la politica debba vivere di idee e proposte, crediamo che il dibattito sviluppatosi sul Sole 24 Ore, e poi su altri quotidiani e media, a partire dal nostro “25xtutti” sia stato un evento tristemente eccezionale. Eccezionale perché, per una volta, si è discusso a partire da una proposta strutturata e concreta di riforma del fisco: non di micro-incentivi distribuiti a questo o a quello, o di mero maquillage. Tristemente tale, perché purtroppo occasioni come questa in Italia sono sempre più rare: e sarebbe bene che non lo fossero, specie ora che il nostro Paese si avvicina un appuntamento elettorale che assomiglia molto a un salto nel vuoto.
    Ci sono state mosse delle critiche, talora legittimamente ideologiche (la progressività per scaglioni non si tocca), talora invece acutamente nel merito. Nicola Rossi ha già risposto diffusamente, sul Sole 24 Ore, sul Corriere della Sera, sul Messaggero, e anche su La Voce.info. Su alcuni punti specifici ci ripromettiamo di tornare nei prossimi mesi.
    Vorremmo solo chiarire, in questa occasione, una questione puntuale: l’aliquota.

    È stato detto che il 25% sarebbe una scelta “di comunicazione”: un numero per colpire l’attenzione, più che un valore fondato su basi più solide. C’è chi vorrebbe un’aliquota più elevata, per evitare un’operazione da finanziare attraverso una spending review come quella che abbiamo proposto; c’è chi vorrebbe due aliquote; c’è chi vorrebbe un’aliquota più bassa, confidando nella curva di Laffer.
    Siamo stati accusati di essere irragionevolmente radicali, insomma, oppure troppo poco. Ci sembra, forse anche per questo, di avere colpito nel segno.

    “25xtutti” è una proposta che richiederebbe una riduzione del perimetro dello Stato, un passo deciso in quella direzione: ma un passo non al di là delle capacità della politica. Un passo che andrebbe fatto e che si può fare senza esitazioni, per farne poi altri.
    “25xtutti” è una proposta che non si affida agli aumenti di gettito dovuti all’aumento della base imponibile, perché ci sembra somiglino troppo agli immaginifici proventi della lotta all’evasione.
    “25xtutti” richiama un numero chiaro, facile da ricordare. Ma, più che una scelta di comunicazione, è una scelta pedagogica.

    Eravamo convinti che, nella nostra Costituzione, l’obbligo di pareggio di bilancio andasse scritto con parole più chiare. E che quell’obbligo dovesse essere accompagnato da una soglia massima per la pressione fiscale, ovvero da un limite netto alla percentuale di PIL che la spesa pubblica può ingurgitare. Le cose sono andate diversamente. Allineando tutte le aliquote a un medesimo valore, si può pensare di ottenere a livello culturale ciò che non è stato possibile realizzare a livello legale. Rendere il prelievo visibile, chiaro, comprensibile e pertanto, forse, convincere i cittadini che oltre una certa soglia di pressione fiscale si diventa sudditi.

    Siamo contenti della discussione che si è sviluppata su “25xtutti”. Come ogni cosa, è ampiamente migliorabile. Ci auguriamo che, anche dalla politica, possa venire qualche contributo in tal senso.

    RE Q
  2. #2 scritto da Andrea D. il 19 luglio 2017 15:24

    La proposta avrebbe un certo fascino, se non altro per la drastica semplificazione che ne conseguirebbe e perché spazzerebbe via in un colpo solo tutti quegli assurdi regali agevolazioni alle varie categorie di rent seekers (124 pagine di istruzioni per la dichiarazione dei redditi sono un’assurdità).

    Resta il fatto che il peso dello Stato è eccessivo e il sistema dovrebbe volgere verso una fiscalità di tipo federale (tre livelli di governo, tre distinte responsabilità, tre livelli di tassazione).

    Purtroppo, non succederà!

    RE Q
  3. #3 scritto da Socrate Lusacca il 19 luglio 2017 17:38

    Diciamo più semplicemente e direttamente che

    la congrega dei partiti e loro composizione
    non intende privarsi dello strumento con cui da decenni, se non da sempre,
    ha coltivato il consenso, il voto, sul territorio, per alcune categorie, ecc.

    non ci sarà nessuno, proprio nessuno che farà propria la proposta tecnica dell’Istituto Bruno Leoni?
    Probabile, ma parlarne e metterla sul piatto è comunque un azione nobile e dovuta.
    Non la faranno e se ne assumeranno la responsabilità

    buona giornata

    RE Q
  4. #4 scritto da Socrate Lusacca il 20 luglio 2017 16:31

    Ecco l’editoriale di oggi che, puntuale, fotografa la situazione su IBL VEDI
    http://www.brunoleoni.it/la-trappola-della-doppia-moneta?utm_medium=push_notification&utm_source=rss&utm_campaign=rss_pushcrew

    In particolare ci piace la puerile (infantile economicamente) proposta della doppia moneta, che viene semplicemente messa in chiaro:

    Il prossimo governo dovrà verosimilmente affrontare la fine delle politiche non convenzionali della Banca Centrale Europea. Ciò significa, con tutta probabilità, un innalzamento dei tassi e quindi un maggior costo del servizio al debito. In questo contesto, l’emissione di un «seconda moneta» complementare all’euro a che servirebbe? L’obiettivo, di fatto, è quello di consentire allo Stato di indebitarsi in una valuta che controlla: le «nuove lire» altro non sarebbero che dei «pagherò», presumibilmente utilizzati da principio per pagare chi lavora con la pubblica amministrazione.

    Che impressione trarrebbero i mercati di un Paese già straindebitato che s’inventa una moneta parallela per indebitarsi di più?

    RE Q

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