Linee generali di programma: “Buccinasco contro le mafie”

Sul tema il sindaco si è sprecato: ha fatto della ‘ndrangheta il distinguo fra lui, la sua maggioranza (legalità e anti mafia) e il competitor con cui si è confrontato Nicolò Licata: si è affermato 49 a 51… una manciata di voti. Il tema che ha scelto per differenziarsi lo ha sparato in una paginata di intervista sul Corriere della Sera, qui fino troppo conosciuto per la sua parzialità. Il giornalista non ci ha fatto una bella figura. L’argomento quindi non poteva mancare nelle linee generali di programma: lo abbiamo letto con particolare attenzione e adesso ne parliamo.

Intanto il giornalista, l’autore del colpaccio (l’accusa a Licata e i suoi di aver ricevuto i voti della ‘ndrangheta”):  si è dilungato su una concezione attuale di Buccinasco Plati del Nord, senza scusarsi con gli accusati messi sul giornale con un’ombra così pesante senza la minima precisazione. Ha promesso che ne avrebbe discusso con noi. Lo abbiamo invitato qui, ma finora non si fa vivo.

Attenderemo ancora ma non lasciamo andare perché l’argomento della ‘ndrangheta a Buccinasco è troppo importante per  lasciarlo nel raccontino usuale e superficiale che ne  fa il neo sindaco (giornalista a trascrivere e pubblicare). Non condividiamo e anzi condanniamo questa descrizione, e non abbiamo intenzione di mollare l’osso.

Ma parliamo di ciò che dice il sindaco nel presentare il programma, sulla ‘ndrangheta (VEDI, pag.7). Non ha ricordato di aver addirittura assegnato un’area specifica fra le deleghe a un Assessore:  sembra di essere a Trapani nel 2005, quando il Partito Radicale propose l’Assessore antimafia. Tuttavia, se il neo sindaco ritiene di avere così tanto lavoro civile  sul tema, i compiti specifici per l’Assessore, quali sono? Non lo spiega.

I lettori vadano a leggersi cosa dice il sindaco: la manifestazione annuale, più temi d’insegnamento nelle scuole. Niente di più, niente di meno rispetto a ieri. Cosa serve a Buccinasco (non a Trapani, non a Platì) lo lasciamo ai lettori. Forse non inutile, forse. Di certo neppure il solletico all’anti-stato che da noi ha rappresentanti, residenti “hic manebimus optime”. Senza esercito, però, almeno di qualche peso: non ne hanno bisogno (non è Platì, Buccinasco).

Oltre a questi aspetti, poi il discorso del sindaco parla di “aggiornamento delle norme anticorruzione”: ma questo non è un programma, un obbligo di legge. Si è dimenticato, e lo troviamo grave,  dell’antiriciclaggio, del denaro sporco utilizzato per acquistare attività e immobili, anche questo obbligo di legge! L’area di gran lunga più pertinente al contrasto all’anti-stato qui da noi, il sindaco se la dimentica.

Vorremmo, sommessamente, al sindaco, spiegare i fondamentali dell’ anti-stato e del suo agire, collegandolo al suo programma. L’anti-stato fa affari e cresce ove c’è crisi, e vuole che questa rimanga. I poveretti senza opportunità di lavoro, devono così rivolgersi a loro. Così l’anti-stato diventa operante e si sostituisce allo Stato, ai suoi apparati, alle forze dell’ordine, alla magistratura. L’unico lavoro cui sono interessati sono gli appalti pubblici.

Rilegga adesso il suo programma urbanistico: l’esaltazione sul rimanere così, sul non fare nulla, tranne lavori pubblici (in perenne ritardo). Il rifiuto della riqualificazione urbana, la disattenzione al sostegno concreto per le imprese, ecc.  Sembra funzionale a un programma di Platì, quella vera, nella quale governa l’anti-stato (VEDI).

Certo Buccinasco non è Platì (mentre lui sostiene e vorrebbe che Buccinasco fosse vista come  la Platì del Nord).  In Calabria, l’anti-stato le imprese, lo sviluppo, gli investimenti da fuori non li vogliono: chi ci prova viene messo in condizioni di andarsene. Ricordiamogli il compito dei pubblici amministratori in una frase nota di Paolo Borsellino (l’anniversario cade in questi giorni):

Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.

Il termine “guerra” ha un senso preciso, signor sindaco e lei a Buccinasco è la “politica”. Il suo programma, la nomina di un Assessore non è neppure un avvertimento. Sembra avere le caratteristiche di una spartizione: da una parte la recita senza nessun effetto concreto, dall’altra i fatti concretissimi, i compromessi, i rogiti, gli acquisti di aziende e immobili. Cui il  suo programma non presta attenzione (o così pare).

Se le scolpisca nella mente queste parole, di Borsellino. La riguardano, lei e la sua amministrazione. La ‘ndrangheta si espelle da Buccinasco se non le si consente di fare affari e arricchirsi con i soldi sporchi, con un sistema di allerta diffuso e metodico.  Deve essere posta nelle condizioni di agire rispettando le regole, come tutti i cittadini, tutte le imprese.

Fare Comunità e creare una barriera che renda arduo procedere nell’arricchimento con danaro improbabile, a Buccinasco spetta a chi a Buccinasco ha l’onere di tenere indenne la Comunità dall’anti-stato. La responsabilità è sua e su questo terreno il suo programma è povero, fumo senza arrosto: si potrebbe dire silenzioso (tranne sul Corsera a firma Giuzzi).

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