Democrazia e confronto con gli altri: tutti possono trarne vantaggio

Un paio di vicende che vedono comportamenti, usuali ma privi di logica, fanno da spunto alla riflessione di questo articolo. Quanto sia importante, basta il titolo per capirlo: c’è in ballo il vivere democratico. Vediamo le due vicende, per capire.

La prima è un giornalista al quale amabilmente contesto, scrivendo al suo direttore, un articolo non controllato che sposa nei fatti la tesi curiosa del neo sindaco: l’insieme che ha proposto sindaco Nicolò Licata ha trescato con la ‘ndrangheta, ricevendone i voti. La replica il giornalista non la fa sul punto, nel quale si limita a dichiarare che ciò che è scritto è virgolettato e responsabilità del sindaco (cosa ovvia sul piano formale; sostanzialmente un buco grande come una casa).

Le due repliche del giornalista (su FB di BucciRinasco) disquisiscono sulle valutazioni da noi esposte nella lettera al direttore. Riguardano la ‘ndrangheta come contropotere, l’antistato. Il giornalista si dice disponibile a discutere e approfondire i contenuti, nel contempo bollandoli come irricevibili. Depositario del pensiero “vero” sulla ‘ndrangheta, intanto, prima di approfondire, esprime già la sentenza: non si può deviare dal principio che della ‘ndrangheta fa un insieme categoricamente definito e immodificabile.

Vedremo se poi davvero vorrà approfondire. Per ora: ha aperto lui un terreno di confronto che non lo riguardava, ha pubblicato due contributi di sostanziale condanna e ha chiuso così. Strumentale e soprattutto difensore di un “pensiero unico” nel quale lui si trova bene e pienamente condivide. Del tentativo di aprire una visione diversa: ne prende atto ma condanna, anche con termini che degradano il suo argomentare. Proseguiremo e approfondiremo, perhè a Buccinasco il tema non è di poco conto.

L’altra questione è meno cerebrale: una scritta non si sa da chi riportata sui manifesti del neo sindaco, attribuita tout court alla ‘ndrangheta. Un piccolo contributo di riflessione sulle ipotesi che possono star dietro a questo spregevole atto, oltretutto casualmente coincidente con un invito a riflettere e accogliere con prudenza questo tipo di espressioni giudizio che viene nientedimeno che dal Procuratore nazionale antimafia Gratteri.

Non sia mai: non si deve fare così… ragionare sulle cose è “antidemocratico”. L’accusa alla ‘ndrangheta che minaccia il neo sindaco non può essere sfiorata da riflessioni. Si può solo aderire al pensiero unico che “dimostra” l’attacco al neo sindaco, paladino dell’antimafia. Riflettere è pericoloso; informare sulle possibili diverse ragioni e autori, sulla scarsa consistenza della tesi “avvertimento mafioso”, significa  attaccare il sindaco.

Non è questo il modo democratico di vivere le diverse espressioni presenti entro la Comunità. Che non è fatta di fazioni l’una contro l’altra armate: una guerra di religione ove chi la pensa diversamente è il male. Depositario del bene siamo noi, gli altri sono il male. Questa non è più democrazia, ma contrasto viscerale, basato su emotività alla manolete. Preludio del “pensiero unico”.

CHI ESPRIME GIUDIZI, VALORI, ESPRESSIONI,
DIVERSE DALLE TUE
TI INVITA AL CONFRONTO,
DOVREBBE OBBLIGARTI A RIFLETTERE
PER ARGOMENTARE
PER FAR PROGREDIRE TUTTI
IL CONFRONTO È DEMOCRAZIA
LA CONDANNA APRIORISTICA È PARTITO UNICO

  1. #1 scritto da Uno che sa il 11 luglio 2017 11:29

    Non ho capito bene la questione “altra”. Forse perché non ho tempo e voglia di leggere tutti i siti.

    Io condivido l’idea che le presunte minacce non siano autentiche, perché si ripetono in occasione delle elezioni, usando un linguaggio troppo diretto che mette in buona luce coloro che in teoria si vorrebbero minacciare. Un comportamento sciocco, e io non credo che i mafiosi siano degli sciocchi.

    A Milano si fanno affari, servono silenzio e discrezione. L’esatto contrario di scrivere sui muri.

    Mi sembra democratico riportare e analizzare anche questa tesi.
    Le persone ragionano e questa dote dell’essere umano deve essere rispettata.

    Le istituzioni sono sempre meno autorevoli anche perché chi le incarna non è convincente.
    Vorrebbero essere creduti sulla parola, ma la crisi di tutto (economica, sociale, valoriale) ci insegna che è meglio non farlo.

    Caro Socrate, può riportare qui anche la valutazione di Gratteri?

    Continuo a pensare che la vita sia troppo difficile per chiederci di recitare la parte degli stupidi.

    RE Q
  2. #2 scritto da Socrate Lusacca il 11 luglio 2017 15:17

    Micidiale Uno che sa… davvero.

    Si deve convenire con Uno che sa.
    Di Gratteri ci piace questa dichiarazione più recente (e crediamo proprio molto pertinente):

    I colletti bianchi sono diventati più pericolosi delle coppole. Per il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, «prima ancora della politica e della ’ndrangheta, il problema della Calabria sono i quadri della pubblica amministrazione.
    «Ci sono direttori generali – ha spiegato il magistrato intervenendo a una manifestazione a Reggio Calabria – che da vent’anni sono nello stesso posto, e da incensurati gestiscono la cosa pubblica con metodo mafioso». Un centro di potere cresciuto sulle spalle di «una politica debole che non ha la forza e la preparazione tecnico-giuridica per affrontare il problema della gestione dei quadri. Per amministrare la cosa pubblica basterebbe un po’ di buon senso – ha detto ancora Gratteri – ma la parte procedurale dei meccanismi di appalto è governata da un centro di potere che è lì da sempre. Anche per questo quando mi hanno proposto di candidarmi ho detto di no».
    Fonte: lastampa.it

    Parla della Calabria, non di Buccinasco che i nostri pubblici amministratori amano soprannominare Platì del Nord…
    che vorrebbe descrivere così.
    Bene.
    Visto che così la descrivono si facciano il loro esame di coscienza….
    quella analisi che Gratteri, senza sconti, descrive in queste due righe….

    buona giornata

    RE Q
 
 

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