Italia, elezioni e default dei partiti: non la scampiamo stavolta

Anche nei periodi peggiori l’Italia (almeno quella del dopoguerra) ha sempre avuto dalla sua la fortuna di scamparla. Poi venne un premier fiducioso di un’Italia di pochi (Ciampi) che l’ha ingabbiata nell’euro 17 anni fa: un sistema nel quale la svalutazione può essere solo la massima compatibile con la continuità del valore (2% l’anno).

Ciampi, cosciente di un sistema paese che lui (e l’élite economica) rifiutava: quello della svalutazione competitiva che scarica sui prezzi al consumo, che attribuisce ai sindacati un ruolo (finto) di difesa del potere d’acquisto. Che favorisce un fare impresa che ha la valvola di sfogo di bankitalia che stampa moneta, svalutando; insomma i nostri mali del secondo dopoguerra. Tutto questo modo di far girare l’economia sarebbe stato sconfitto dall’euro.

Un miracolo che sarebbe venuto quasi come un domino, scardinando il far politica, fare impresa, cui siamo abituati. Possiamo dirlo ormai, senza dubbi residui: Ciampi ha avuto una fiducia mal riposta nel paese e nei suoi gangli più importanti. È mancata continuità di governo e di indirizzi; si è rischiato il tracollo nel 2011, con un Monti nominato su indicazioni europee, che la partitocrazia ha mandato a casa appena possibile.

L’ipotesi di un governo di larghe intese che rimetta i partiti sotto, sottoposti al primario interesse del paese, è finita definitivamente con un sonoro NO alle modifiche costituzionali: 40 a 60. Un NO che ha reintrodotto i voti percentuali. il proporzionale, diffondendo a dismisura i partitini, ciascuno con il suo mazzetto di voti da contrattare in cambio  di potere. Con le correnti che riacquistano il potere di ricatto minacciando il non voto o l’astensione, e via scambiando favori e potere.

Ne eravamo usciti col maggioritario (governo Berlusconi), dopo una campagna pluriennale sui governicchi sotto ricatto, l’impossibilità di governare dovuta all’eccessiva dipendenza dai partitini, il loro strapotere e quant’altro. Dei media più nessuno se ne ricorda… di questa faccenda: dimenticata, o ordini superiori? i lettori scelgano l’ipotesi che preferiscono.

Ottenuta la vittoria del NO i partiti sono diventati ingovernabili (macroscopico il PD, ma pure tutti gli altri, Lega compresa). Il rifiuto di larghe intese indispensabili  al paese per mettere ordine, sarà feroce, come lo è stato il NO al referendum costituzionale. Il rischio corso dai partitini se avesse vinto il SI è recente, non lo ripercorreranno. Lo sfascio e l’ingovernabilità saranno la regola dalle prossime elezioni in poi, con durate brevi  e elezioni anticipate che si ripetono.

Oggi  questo si sta percependo, mentre il sistema dei media ha testa e collo, giù fino ai visceri compresi, immersi sotto la sabbia. Così non può vedere quello che ogni giornalista ha ben chiaro, vivendo quotidianamente il muoversi dei partiti, dai satrapi, ai portavoce, gli intermedi, gli aspiranti nuovi partitini.  Renzi, che ha rappresentato una possibile evoluzione, si sta spegnendo, destinato alle fauci di leoncini di cartapesta che lo azzannano.

Riflessioni tristi che vengono da un triste esame di questa situazione che Galli Della Loggia pubblica sul Corriere:  il non voto e lo spirito inquieto del paese. Di cui riportiamo un sintetico giudizio:

E così una crisi si somma ad un’altra: a quella delle idee quella dello strumento partito . Delle prime non c’è più alcun segno di vita, dei secondi rimangono solo i simulacri rappresentati dai cosiddetti partiti personali (quelli attuali lo sono tutti): in pratica una coorte di seguaci tenuti insieme dal vincolo della convenienza/fedeltà destinato a durare finché dura la fortuna del capo. Ciò che ne risulta è sotto gli occhi di tutti: una vera e propria desertificazione politica dove esiste unicamente il giorno per giorno, che rende impossibile qualsiasi leadership autentica. ….

.. la desertificazione politica significa solo da un lato ancora maggior potere alle lobby e alle corporazioni di ogni genere, sempre più autorizzate a fare quello che vogliono, dall’altro il via libera alle genuine pulsioni di una società “civile” che non ha fatto mai gran conto ne dello Stato ne dell’interesse collettivo.

Insomma, per dire le cose come stanno, il futuro possibile sarà M5S con la quota di impreparazione e debolezza culturale che inevitabilmente ogni nuovo regime, dopo un tracollo inevitabile, si porta dietro. Non c’è scampo e che Dio ce la mandi buona: a M5S tocca un compito che fa rabbrividire… speriamo che dagli “uomini nuovi” si costruisca velocemente,  un robusto tronco  di quercia sul marciume di uno stato decrepito,

Che il Paese, subite le purghe inevitabili, conseguenza degli sprechi  ultradecennali del sistema che è avviato a spegnersi, possa ripartire e dare alle nuove generazioni un futuro migliore, per un’Italia risanata davvero. I lettori ricordino questa data,  se la segnino. Rivadano a questa analisi, quando verrà il momento (tra non molto, è da prevedere).

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  1. #1 scritto da Socrate Lusacca il 4 luglio 2017 09:17

    In epoca recente, ma siamo a ormai un anno addietro rimase impressa a chi scrive una dichiarazione di un politico lombardo di Forza Italia, che in tutta tranquillità disse (riporto il concetto per come percepito):

    > contenere il deficit di bilancio è fatica inutile perché il debito è troppo grosso e non potremo mai rientrare. Tanto vale lasciare andare e poi si ripartirà.

    Concetto che venire i brividi, per le conseguenze implicite, che il pubblico presente (imprenditori e professionisti) non colse o collettivamente preferì non approfondire.
    Le macerie che verrebbero dal “lasciare andare” andranno tutte sulle categorie più deboli, dal lavoro in giù: la classe media compresa.

    Tutto per non metter mano alla situazione e procedere a alcuni anni di pena per ripartire, salvando: i più deboli, l’economia delle imprese e il Paese.

    RE Q
  2. #2 scritto da Andrea D. il 4 luglio 2017 10:48

    Sono off-topic ma mi sembra interessante, soprattutto per l’amico Roberto che sul tema è molto sensibile.
    Date un’occhiata qui
    https://www.facebook.com/search/top/?q=nomerulachiodi
    Forse sarebbe il caso di organizzare una contro-raccolta firme.

    RE Q
  3. #3 scritto da Socrate Lusacca il 4 luglio 2017 14:53

    Dalla rotonda di Walter Tobagi la viabilità verso Famagosta è già strutturata come direttrice di traffico.
    L’incremento viabilistico riguarda traffico di transito che oggi va a Buccinasco-san Biagio e quindi Assago da via Lomellina oppure Trezzano da via Emilia-via Rovido.
    Si libera dal traffico di transito via Martinelli, strada locale inadatta a flussi intensi, che oggi obbligano lì tutto il traffico in uscita da Buccinasco verso Famagosta.

    Curioso che questa iniziativa si promuova pochi giorni dopo le elezioni di Buccinasco.
    La faccenda ha il sapore di favori al PD locale di Milano cui il buon Pruiti non potrà dire di no.

    BucciRinasco certo solleverà il tema cercando di aggregare movimenti locali che liberino la nostra cittadina, almeno in parte, da un indebito transito, leggero e pesante.
    Vedremo se la nova giunta farà finta di non sentire, resterà assente fino a che le cose siano fatte, per poi dire che non si poteva fare altro.
    Questi schemi li conosciamo già, Andrea.

    buona giornata

    RE Q

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