Jus soli, migranti e pasticci romani

Cerchiamo di mettere in fila le questioni, per capire l’ingarbugliato insieme che si accavalla e si finisce per assumere posizioni politiche quasi tutte insulse. Che a ridosso delle elezioni amministrative il governo sia riuscito a mettere in discussione in parlamento la legge dello Jus soli (che nasce in Italia è italiano immediatamente e in ogni caso), dimostra che le idee sono più che confuse. Possibile che non ci si sia resi conto di un argomento stupido fatto per dividere e mettere in crisi il PD?

Primo L’Italia (come la totalità dei paesi avanzati) nell’arco di pochi decenni è destinata a ridursi di un 15/20 milioni di abitanti, il rimanente per lo più pensionati. Quindi la necessità di accogliere stranieri non si può negare. Qualsiasi argomento diverso è sbagliato e debole. Non vi sono alternative; il problema è come.  Lo jus soli non è la soluzione, al massimo può “aiutare”.

Secondo.I richiedenti asilo (quelli che si chiamano migranti, con un termine improprio). L’Africa è un continente in crescita economica (5%) ma parte da condizioni ancora molto arretrate. Le democrazie sono improbabili: e gli aiuti internazionali finiscono quasi sempre nel nulla. Eppure il problema sta lì e lì bisogna risolverlo: lo devono fare in primis  i paesi ex coloniali (quasi tutti europei), Italia compresa.

L’intervento locale deve inventarsi creando meccanismi di controllo e indirizzo sovrastatuali che erogano le risorse; bisogna garantire che i progetti diventino concreti riducendo al massimo mediazioni  corruttive.  Ma non basta: l’Europa ha necessità di nuovi europei e l’Africa può essere un luogo nel quale selezionarli e reperirli (non il solo). Con selezioni e formazione sul luogo: centri da cui le porte per l’Europa si aprono.

Terzo. Minori non accompagnati: occorre un piano di inserimento organico che parta dal diffuso volontarismo in Italia, che selezioni accoglienza e indirizzi in tempi brevi verso assegnazioni familiari. Le risorse devono essere erogate alle famiglie, con supporti medici, sociologi e centri di controllo e assistenza. Solo così costoro potranno nella gran parte (non tutti) davvero essere inseriti nella società italiana. Il metodo governativo SPRARS realizza distribuzione di risorse a coop e ONLUS che non sono in grado e non hanno quale scopo sostanziale un’integrazione (che può avvenire solo entro la famiglia che accoglie).

Quarto. Jus soli: non può essere un automatismo ma deve concretizzarsi in un percorso adeguato (18 anni come in Germania), quando si può riscontrare il contenuto d’integrazione raggiunto. I meccanismi di inserimento non possono fare a meno di questo processo. Parificare nazionalità e diritti alla nascita, a prescindere, ha rischi elevati di manovre d’emigrazione politiche, cambiando l’Italia (che magari nel tempo potrà cambiare, ricordando però che i nostri figli e nipoti saranno ancora per molto tempo maggioritari), con ciò che comporta.

Quinto. L’Europa e l’Italia: inutile incolpare i paesi europei di non supportare accoglienze all’italiana come le attuali. Questo modo di europeizzare valanghe di quasi analfabeti estranei al mondo occidentale è velleitario, sbagliato e stupido. L’Italia deve ottenere un’area enclave (in Libia ad esempio) nella quale iniziare il processo di selezione e formazione che può preludere (o escludere) a seconda dei casi, il viaggio verso l’Europa. I supporti umanitari devono essere in quel luogo e erogati lì.

Nessuno sbarco in Italia, tutti devono passare per l’enclave e vanno riportati lì. L’insieme di enti umanitari o sedicenti tali, deve agire sul luogo. L’accoglienza è un problema successivo partendo da una base (che si auspica nel tempo  sempre più sicura e professionale), che riguarderà l’Italia e altri paesi europei i quali, a queste condizioni, probabilmente saranno orientati ad accogliere. Non solo, ma anche a finanziare e  partecipare al lavoro preventivo.

Un affiancamento a un Piano Marshall  (come viene chiamato) che si propone di sostenere lo sviluppo dell’Africa. Situazione complicatissima che si è cercato di rendere comprensibile semplificando anche troppo. Fatto sta che una terza via non esiste, che lo Jus soli per come proposto è una legge buttata tra i piedi del PD per fagli perdere le elezioni amministrative (e ci è cascato calzato e vestito). Un tentativo di capire, spero utile per i lettori.

  1. #1 scritto da Andrea D. il 2 luglio 2017 20:12

    Il saldo naturale in Italia è di -220.000 per i soli italiani e di -160.000 per la popolazione nel suo complesso.

    Per ridursi di 15/20 milioni occorreranno diversi decenni. Nei prossimi 30 anni la popolazione africana, del resto, aumenterà di circa 700 milioni di individui.
    Pensare di risolvere il problema portandoli qui è un po’ come pretendere di svuotare il mare con un secchiello!

    Per quanto mi riguarda la legge attuale sulla cittadinanza va più che bene: al compimento del diciottesimo anno di età il minore può chiedere la cittadinanza italiana.

    La situazione africana è molto complessa e richiederà molto tempo affinché la popolazione maturi riuscendo a pretendere e ottenere un miglioramento generalizzato dello status quo.

    La democrazia non si esporta e le classi dominanti non hanno alcun interesse in un progresso che possa mettere in discussione la loro egemonia.

    Le conquiste democratiche in Europa sono state un percorso durato secoli e partito dal basso, non sono frutto di una classe nobiliare illuminata che, dall’alto, ha riformato la società.

    RE Q
  2. #2 scritto da Socrate Lusacca il 2 luglio 2017 21:47

    Si può convenire, ma:
    la dinamica attuale nel calo della popolazione non è stabile e destinata a allargare la dimensione del calo, nonostante cittadinanze sedicenti provocate da matrimoni più o meno di convenienza; il calo “attualmente contenuto” è anche conseguenza dell’allungamento della vita media, straordinario negli ultimi trent’anni: non andrà sempre così;

    Lo Jus soli non è questione di diritto (su questo siamo d’accordo, credo), ma del come e delle condizioni.
    La proposta di legge attuale e le polemiche politiche, chiamiamola pure la cagnara, è faccenda squallida del far politica di questo periodo.
    Sia da chi propone, sia da chi contrasta senza entrare nel merito.

    Le difficoltà africane sono enormi, come enorme è il flusso dei .. chiamiamoli migranti… che sono canalizzati, utilizzati, fuggitivi da situazioni disperate, ecc.
    L’uso politico delle premesse difficoltà, a fini non chiari, forse di islamizzazione dell’Europa partendo dal sud (ma può essere altro)

    la difficoltà africana è un problema che l’Europa deve affrontare e risolvere: non può essere una giustificazione per lasciare le cose come stanno andando.

    Democrazia e finanziamenti a regimi improbabili sono parte dei problemi; bisogna che siano affrontati, non lasciati andare

    Situazione dalla complessità che esula dalle nostre preparazioni in materia, ma certo non è il silenzio che risolve i problemi indicati nell’articolo..

    buona serata

    RE Q
 
 

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