La finanza della Chiesa, papa Francesco e il problema da risolvere

La finanza è argomento che riguarda tutte le iniziative umane che abbiano un minimo di organizzazione, che coinvolgano persone, siano rivolte ai mercati o a iniziative sociali, oppure a finalità nobili come la Chiesa cattolica, il Vaticano. Ci da poco capitato di assistere a una presentazione sul tema e crediamo vi sia da riflettere, senza scandalismi. Soprattutto rispettando l’istituzione, limitando il tema alla gestione finanziaria delle cospicue disponibilità versate da fedeli, fondazioni, enti o anche risorse pubbliche dallo Stato.

L’insieme Chiesa cattolica ha struttura globale; quasi in ognuno dei paesi riconosciuti dall’ONU ha una sua presenza locale.Questa in forme diverse ha un collegamento con il Vaticano (oppure è autonoma finanziariamente; o ancora è mista: in parte gestione locale autonoma, in parte collegata o integrata con IOR, che ha finzione di banca centrale della Chiesa). Struttura complessa che genera una montagna di supporti e benefici alle condizioni più critiche di tutto il mondo: amore al prossimo, ai deboli, agli ultimi; e messaggio di fede.

La questione finanza in generale negli ultimi anni è diventata un problema globale, per tutte le istituzioni, conseguenza di fattori sempre più gravidi di criticità in un mondo finanziario divenuto globale. Si tratta di flussi che vengono dall’economia nera, l’antiriciclaggio: la malavita organizzata, il commercio di armi e le strutture finanziarie che fanno da supporto al lavaggio di proventi illeciti, anche gravemente illeciti. L’altro, se possibile ancora più grave, i flussi di capitali  che vanno verso il terrorismo (direttamente in fondi o come armi, strutture logistiche, ecc.).

In precedenza la situazione era diversa, basata sulla fiducia e la credibilità, enorme, che la Chiesa ha sempre avuto. Purtroppo però anche nella Chiesa vi sono uomini: anche alti prelati e cardinali sono uomini. Lo IOR oltretutto è in Vaticano e Roma è lì… (sappiamo Roma che tipo di centrale sia) L’uso di questa struttura per operazioni di “lavanderia”, in passato tollerato,  non è più da tempo un peccato veniale, ammesso che lo sia mai stato. Lo IOR ha dovuto mettersi in sintonia con i sistemi finanziari internazionali, il che è bene.

In Vaticano questo passaggio ha generato contrarietà venute dagli operatori e beneficiari del “sistema” precedente. Mentre era in corso il processo di adeguamento abbiamo  assistito a vicende inaudite come Benedetto XVI che ha lasciato. Francesco che sul tema è più volte stato costretto a intervenire. Le istituzioni finanziarie globali sempre più in grado di documentare, rendendoli pubblici, comportamenti “facili” nella gestione di fondi che pervengono direttamente o passano entro le sue strutture locali o centrali della Chiesa.

Di questi giorni un vescovo del Mali (solo l’1% cattolici, su 16milioni; paese poverissimo PIL pro capite di 620 euro l’anno) , indicato come cardinale dal papa, si vede citato come detentore di 12 milioni d’euro a lui direttamente facenti capo, messi su 5 conti bancari svizzeri (dati di alcuni anni addietro). È evidente che così, questi denari sono nella disponibilità totale e immediata del vescovo, il quale è libero di farne ciò che vuole, come pure, teoricamente,  di farne uso non lecito. Fossero fondi destinati a opere lecite entro la Chiesa il luogo ove tenerle in deposito è lo IOR.

Se si pensa che questa libertà d’agire è di tutte le forme religiose riconosciute dalla Chiesa sul territorio, si può immaginare quale buco potenziale può emergere da fondi e risorse che in qualche modo dalla Chiesa sono gestite. Quale libertà potenziale di agire fuori dai binari: per il mondo finanziario un ghiotto miele cui rivolgersi. Ricondurre tutto a un controllo centralizzato e trasparente non è cosa semplice, ma si deve fare. Non è più possibile il basso profilo, tacere, considerarle l’errore di una “pecorella smarrita”: non si può più fare.

Troppo importante la struttura globale della Chiesa cattolica (come di altre minori), perché poi le disponibilità messe a disposizione dai tanti fedeli che generosamente le donano, sfuggano ai controlli propri di tutti i sistemi finanziari nazionali e non. La distinzione fra beni personali e beni della Comunità (non solo la Chiesa) deve essere inserita in un sistema unico che certifichi tutte le entrate e uscite, compreso controlli preventivi che permettano l’immediata identificazione, il blocco tracciato, d’operazioni  non trasparenti e oscure.

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