Economia, debito pubblico e Italia: flat tax una proposta di cui non si parla

IBL, il benemerito Istituto Bruno Leoni, ha compiuto uno studio tecnico economico, approfondito, su una potesi di applicazione del principio della flat tax.  L’autore Nicola Rossi, presidente di IBL, docente a Roma Tor Vergata, economista di vaglia, deputato nell’Ulivo, dal 2011 ha tolto il disturbo e si è iscritto al gruppo misto. Quali i contrasti non è il caso di approfondire, ma non si va lontano se si pensa alla mancata revisione della spesa, al taglio del deficit.

IBL è un’istituzione privata, nota per la sua visione libera del mercato:  sempre nel 2011 Rossi ne diventa presidente. Adesso ha coordinato uno studio sulla flat tax, che è stato pubblicato Domenica scorsa su ilsole24ore (VEDI), ove si troveranno gli altri allegati. Come al solito ne parlano pochi giornali, la discussione è fra tecnici mentre i media tv sono assurdamente silenti (salvo errore, ma non abbiamo notato la presenza sull’argomento). Proviamo a sintetizzare la questione.

In pratica la proposta stabilisce una tassa fissa del 25% sul reddito. Elimina l’IRPEF e l’IMU. Genera un minor introito di 3,3 miliardi.  ma ecco la descrizione come si articola:

(i)                  una sola aliquota – pari al 25% – per tutte le principali imposte del nostro sistema tributario (IRPEF, IRES, IVA, sostitutiva sui redditi da attività finanziarie);

(ii)                abolizione dell’IRAP e dell’IMU;

(iii)                introduzione di un trasferimento monetario – il “minimo vitale” – differenziato geograficamente, indipendente dalla condizione professionale dei singoli ma non incondizionato e contestuale abolizione della vigente congerie di prestazioni assistenziali o prevalentemente assistenziali;

(iv)               ridefinizione delle modalità di finanziamento di alcuni servizi pubblici (ed in particolare della sanità) mantenendo fermo il principio della gratuità del servizio per la gran parte dei cittadini ma imputandone, ai soli cittadini più abbienti, il costo (in termini assicurativi) e garantendo loro contestualmente il diritto di rivolgersi al mercato (opting out).

Si tratta di una proposta che semplifica enormemente il sistema tributario e il sistema assistenziale. Ha un effetto neutro tra entrate e uscite, quindi non comporta ulteriori indebitamenti. L’effetto sull’economia del paese sarebbe importante perché ridurrebbe considerevolmente la tassazione alle imprese (soprattutto alle piccole imprese) e ridurrebbe il cuneo fiscale (la differenza fra stipendio erogato dall’azienda e quanto incassato dal dipendente).

In pratica si genera un impulso apprezzabile al fare impresa (tassazione ridotta di quattro punti, dal 43 al 39%), con corrispondente crescita della capacità competitiva e stimolo a investire in attività. Non si tratta di uno slogan politico, ma di un progetto concretamente praticabile.

Gli schieramenti politici sono venuti a ruota: Berlusconi per Forza Italia che la ripopone addirittura il giorno prima della publicazione facendola  propria. Il PD freddo, se non contrario (una serie di erogazioni elettorali, mancette o cose del genere, spariscono). Flat tax 25% sarà il tema principale della campagna elettorale.

Se domani il governo la adottasse, avremmo un notevole taglio dello spread e risparmieremmo subito milioni, miliardi di interessi. Cambierebbe il clima pesante e cupo che da dieci anni pesa sul paese. Il problema? Uno ve ne è: flat tax è per definizione tassa eguale per tutti, non progressiva, se non vengono inseriti correttivi appropriati rischia di essere incostituzionale. La soluzione si può trovare attraverso agevolazioni a una serie di servizi e prestazioni in misura del reddito.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 28 giugno 2017 11:37

    La Flat Tax potrebbe avere il pregio di rendere più semplice il sistema fiscale e di ridurre le distorsioni (rendite) dell’attuale sistema,

    ma il problema è e resta il peso dello Stato nell’economia che va ridotto!

    RE Q
  2. #2 scritto da Socrate Lusacca il 28 giugno 2017 16:43

    Lo vedo più come “problema dei partiti” che occupano lo Stato e ne fanno uso secondo lo schema che li vede interessati a legiferare in funzione del consenso (che protrae e perpetua il potere proprio)
    a danno del Paese complessivo, delle imprese, dei contribuenti che vivono di lavoro.

    Lo Stato, pensano di essere loro… e cercano di agire per modo che rimana così

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da Socrate Lusacca il 28 giugno 2017 16:49

    Una valutazione interessante , fra le molte, quella dell’ex premier e più volte ministro, dalle trascorse posizioni di leader entro la Banca Mondiale: Lamberto Dini,
    questi, insieme a Natale D’Amico (economista e sottosegretario con Dini, e poi Forza Italia) hanno espresso la seguente valutazione:

    La situazione non è più sostenibile. Occorre smettere di affrontare questi temi con strumenti episodici, che favoriscono questa o quella categoria di contribuenti, questo o quel gruppo di elettori, per ricuperare un approccio sistematico, nel quale le diverse opzioni politiche possano confrontarsi chiaramente e gli elettori scegliere consapevolmente.

    Questo è forse il merito principale della proposta formulata da Nicola Rossi per l’Istituto Bruno Leoni. Afferma con forza e spiega con efficacia che c’è bisogno di ridiscutere alla radice l’impianto sia del sistema impositivo sia del sistema dei trasferimenti alle famiglie bisognose.

    Quanto ai contenuti, la proposta ha numerosi meriti: l’imposta piatta del 25%, eguale per tutti i redditi, compresi quelli oggetto di tassazione cedolare e i redditi societari, ed estesa alle imposte indirette (previa abolizione dell’IRAP), oltre a semplificare drasticamente il sistema fiscale, cancella gli attuali incentivi ad arbitraggi che finiscono per costare cari a contribuenti ed erario. Il ricupero della antica idea di progressività ottenuta attraverso il meccanismo delle deduzioni invece che attraverso aliquote crescenti garantisce il rispetto del vincolo fissato nell’art. 53 della Costituzione senza scoraggiare i lavoratori più qualificati. La introduzione di una soglia esente basata sul reddito familiare, indipendente dalla condizione lavorativa delle persone, appare semplice ed equa. L’ipotesi di una imposta negativa, che riassorbirebbe la gran parte dell’inestricabile coacervo di misure assistenziali oggi in vigore, è coerente con una moderno sistema di welfare che non si trasformi, come oggi è, in un regime dei favori.

    amen… vedremo come va a finire questo ennesimo tentativo di invertire la rotta…

    RE Q

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