Partitocrazia non è democrazia: le leggi non bastano

Una questione che si ripropone: ogni elezione da ormai quindici anni vede sul campo la partecipazione  e la valutazione di una nomina quando questa non vede esprimersi neppure la metà dei Cittadini. Il  mestiere del far politica ne fa polemica sterile, che non è di nessuna utilità. Molto raramente a nostro parere la questione viene affrontata nel merito;  senza polemiche ci proveremo.

Intanto la nomina del sindaco: è fuori discussione che la conta dei voti espressi non è contestabile, pienamente legittima. Il candidato più votato è eletto sindaco, punto e basta. Governerà per tutti i Cittadini, anche per coloro che non sono andati a votare, come per quelli che non lo hanno votato, preferendone l’altro.

Legittimità ha il significato di “corrispondente alla legge”: le regole sono state rispettate. La Democrazia è però qualcosa d’altro, di più alto e primario. Il tema Democrazia non si ferma alle leggi e regolamenti. Indaga sulla qualità delle procedure, soprattutto  sulla condivisione generale dei Cittadini, del sistema democratico per come si manifesta (demos, i cittadini, i veri detentori delle regole e delle decisioni).

La quota di Cittadini che, chiamata a esercitare il suo potere di esprimere la scelta del proprio amministratore locale (questo è il tema), si rifiuta, ha un significato preciso  per la Democrazia. Il sindaco eletto in una competizione cui si esprimono l’80% dei Cittadini (ad esempio), esercita un potere e ha un’autorevolezza esplicita che viene da un’adesione partecipata all’elezione: quale che sia il voto espresso: la maggioranza dei Cittadini ha scelto; con il voto ha accreditato il sistema, accettandolo.

Se si arriva al 60%, un rimanente 40 che si chiama fuori, rifiutando il voto, siamo già oltre l’assenza casuale. La massa degli assenti supera i voti che eleggono il sindaco. Già qui si pone un problema molto serio di distacco dalla politica come espressa, di estraneità  dai “ludi cartacei” come vennero definiti dopo la “soluzione totalitarista” del 1922.  Per superare la crisi perdurante nella democrazia del primo dopoguerra.

Già, perché il distacco non è solo disinteresse. Ci sarà anche il disinteresse in parte minore; ma, anche quando c’è, è venato da potenziale rifiuto del sistema. Stiamo vivendo una  grave criticità non solo nazionale, penalizzata da un debito pubblico vicino all’esplosione. Anche a Buccinasco le criticità aumentano.  L’astensione prossima al 60% sta gonfiando un rifiuto, un’opposizione non solo potenziale, una sfiducia diffusa nel sistema.

La resa dei conti cui la politica è prossima a essere chiamata dare conto (mentre nessuno ne parla, la testa sotto la sabbia, così il pericolo non si vede).  Ciò che può succedere, con la democrazia pratica (elezioni così poco partecipate), può essere tutto. L’eletto lo è in virtù della legge, ma non è riconosciuto sostanzialmente, nel ruolo, dai Cittadini. Condizione che deve allarmare chi è interessato: a Buccinasco come al Paese.

La responsabilità che ha il sindaco, con i suoi sodali è molto seria, davvero deve allarmare. Il primo fattore da porre in campo dovrebbe essere: riavvicinare i Cittadini, chiamarli a partecipare, coinvolgerli, renderli attivi nelle scelte, informarli e far diventare il Comune  una Comunità che tutti comprende.  Così però ci si apre. Si mettono in gioco  le certezze delle camarille, dei “clientes” Rivitalizzando la Democrazia vera, si aprono nuovi e più concreti consensi. Potranno mai farlo costoro?

Il vincitore d’oggi è parte del sistema che si regge sulla democrazia inchiodata sulle sedie, che spartisce e distribuisce tutte le risorse delle nostre tasse avendo l’obiettivo del ritorno in consenso. Solo i voti così ottenuti interessano loro, gli altri che sfuggono da questo condizionamento, liberamente espressi, rappresentano un’incognita. Si può  ancora chiamare democrazia questa qui? I dubbi sono leciti: con buona pace della legge che questo sindaco in quel modo ha eletto.

“….noi pensiamo di modellare una polis felice non prendendo pochi individui separatamente e rendendoli tali (individui, ndr) ma considerando la polis nella sua interezza….”

(PLATONE, Repubblica, IV, 420 a.c.)


  1. Non vi è ancora nessun commento.
 
 

sottoscrivi il feed dei commenti

SetPageWidth