Ritorna il voucher: si rinnova la canea dell’ignoranza ideologizzata

Un agire esclusivamente ideologico che sta uccidendo il paese. I sindacati che sarebbero da mandare davvero a vangare (professione da cui provenne Di Vittorio, che non a caso fu uno straordinario rappresentante dei lavoratori), invece di fare politica, essere pervasivi fino alle cose più banali, portando le aziende in tribunale per un nonnulla quasi sempre strumentale.

Come nell’abolizione del voucher (strumento che opera in ogni Paese d’Europa; impiegato ben di più che da noi, con entrate robuste per gli enti e il nero ridotto, grazie a controlli sistematici). No! Da noi il costosissimo sistema pubblico è incapace di mettere in atto un sistema di controlli con un minimo di efficienza. Sembra quasi una strizzata d’occhio ai sindacati che così propongono l’abolizione.  Oggi , con un nome diverso, sono reintrodotti poco e male. Ce lo spiega IBL, che lo valuta così:

…..  la reintroduzione dei voucher, abrogati per evitare il referendum che si sarebbe dovuto tenere a fine giugno e ora di nuovo introdotti con più ampi limiti. …..  il metodo seguito dal governo è stato quello di lanciare il sasso e nascondere la mano, venendo incontro alle esigenze del mercato del lavoro ma evitando il costoso conflitto, in termini politici, con i sindacati.

La denuncia di questi pasticci non è mai sufficiente, mentre nei social network esplodono le condanne superficiali e sbagliate, praticamente senza reazioni. Ci sembra utile allora far conoscere un pensiero sensato da economisti posati (che non perforano i media indecorosi di questo paese). Prima però vengono alla mente  le parole del Galileo di Brecht (1946, in Italia al Piccolo nel 1963, che siamo andati a riprendere):

…. la verità riesce ad imporsi solo nella misura in cui noi la imponiamo, la vittoria della ragione non può che essere la vittoria di coloro che ragionano…. E il peggio è che tutto quello che scopro devo gridarlo intorno…. È un vizio maledetto, mi trascinerà alla rovina. Quanto potrò resistere a parlare solo coi muri? Questo è il problema….. Ci sono posti in cui vengono attuate scoperte importantissime che accresceranno a dismisura gli agi dell’umanità, mentre ci sono enormi zone in questo mondo che sono ancora avvolte nel buio.

L’alternativa ai voucher

(editoriale 17 Marzo 2017 IBL) Specie in un momento di incertezza economica e con la scomparsa dei lavori a progetto, l’imprevedibilità dell’economia tollera a fatica la rigidità dei rapporti di lavoro. Se c’è una cosa che fa più male al nostro mercato del lavoro della rigidità e onerosità dei contratti, è – come al solito – l’incertezza del contesto legale. E’ bastato minacciare un referendum perché il governo mettesse in discussione la sua riforma dei voucher che tanto aveva difeso solo pochi mesi prima.

Il disegno di legge in discussione ne consente l’uso solo in ambito familiare o da imprese prive di dipendenti e studi professionali, e torna ad abbassare il limite economico di utilizzo, con una severità ancor più marcata rispetto alla legislazione precedente il Jobs Act.
La convenienza dei voucher non è stata quella di aumentare, di per sé, i posti di lavoro. E’ stata invece quella di agevolare prestazioni regolari di lavoro in un mercato incerto: facilissimi da usare, immuni da ogni burocrazia, semplici da capire sia per il datore che per il lavoratore, poco costosi dal punto di vista fiscale, si sono dimostrati uno strumento agile e immediato, anche nella riscossione, per far fronte a molte ipotesi di prestazioni occasionali e accessorie.
Se ne è abusato da quando ne è stato consentito un uso più esteso col Jobs Act? Forse, anzi probabilmente. Come si può abusare di ogni strumento che il diritto ci mette in mano. Ma altrettanto probabilmente se ne è abusato molto meno di quanto si pensi. Dal 2011 al 2015, prima quindi della riforma, i voucher venduti sono passati da 15 milioni a 115 milioni, per un peso economico rispetto al lavoro dipendente privato che è andato dall’1,5% all’8,8%.

Nel 2016, appena dopo il Jobs Act, sono stati venduti 300 mila voucher in più rispetto all’anno precedente. La loro fortuna, quindi, non è storia di oggi, ma è andata crescendo negli anni perché ha consentito di far fronte in maniera legale e poco costosa a mutevoli e disparate esigenze.
Specie in un momento di incertezza economica e con la scomparsa dei lavori a progetto, l’imprevedibilità dell’economia tollera a fatica la rigidità dei rapporti di lavoro, con il rischio quindi che l’alternativa al lavoro dipendente non sia il lavoro accessorio, ma quello in nero, e dunque non tra più o meno tutele per i lavoratori, ma tra il più e il niente.

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  1. #1 scritto da Giulia il 16 giugno 2017 09:49

    buon giorno Lei ricorda Di Vittorio politici di un’altra epoca politici veri di certo
    non senza qualche peccato e chi non ne fa?

    Ho fatto un breve periodo di sindacato e ricordo che durante il mio primo intervento

    (fatto con molta ansia non ero abituata a parlare in una assemblea)
    dissi che era ora di smetterla di pensare che un sindacalista dovesse esserlo per tutta la vita
    ogni 3/5 anni deve tornare in fabbrica a fianco dei lavoratori…
    mi tacciarono come filo padronale…..sigh….!!!!

    RE Q
  2. #2 scritto da Socrate Lusacca il 16 giugno 2017 10:09

    Vede Giulia, noi italiani andiamo per schemi soprattutto emotivi.
    Siamo poco propensi all’approfondimento della storia patria
    ci nutriamo di schemi che risalgono alla guerra fredda col mondo diviso in due che così si vorrebbe ancora oggi.

    Di Vittorio si dovrebbe studiare davvero, capire e dovrebbe essere di guida a chi intraprende il non facile mestiere del rappresentante dei lavoratori.
    In un periodo nerissimo, fu lui che riuscì a incanalare l’attività sindacale dandole autonomia propria rispetto ai partiti (finché visse ci riuscì)
    Ottenne il rispetto e la stima di tutti i suoi interlocutori, compreso gente come Valletta (Fiat) e Costa (Presidente di una Confindustria ancora adesso rimpianta)

    Quanto al rinnovo degli incarichi, sindacali e politici, ricordi ai suoi detrattori d’allora
    le tesi dell’VIII congresso del PCI (quello della via italiana al socialismo…) nelle quali Luigi Longo sostenne come ineludibile obiettivo per la democrazia autentica del movimento operaio
    la necessità del ricambio, il ripudio della politica (e del sindacalismo di mestiere) e via dicendo.
    tutto rimasto sulla carta; forse non poteva essere diversamente.

    quindi lei ha robusti precedenti sul tema, un poco da tutti i sociologi e pensatori del Novecento, ma anche, diciamo così, di casa

    buona giornata

    RE Q

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