Spesa pubblica, il cancro dell’Italia: guardiamo le pensioni pubbliche

Un disastro, una spaventosa voragine ci descrive un articolo de ilsole24ore (VEDI); l’argomento è affrontato anche da Repubblica (VEDI), in modo meno “economico” e per niente analitico sulle conseguenze che Davide Colombo illustra nel giornale di Confindustria. Il resto dei media non ritiene la notizia degna di pubblicazione, o quasi. Tenuti nella bambagia, ignoranti su aspetti fondamentali della spesa pubblica, restiamo uno dei paesi europei cui si può far votare di pancia ciò che si vuole.

Invitiamo caldamente i lettori a leggersi l’articolo, avendo prima sorbito un calmante per i deboli di cuore. Qui riepilogheremo alcune cifre a giustificare la qualifica “spaventosa voragine” con cui l’abbiamo definita. 2,8 milioni di pensionati pubblici con una pensione media mese di 1.828 euro, con una tendenza all’aumento: nel 2016 le nuove pensioni hanno una media mese che supera i 2.000 euro. Ricordiamo che nell’area privata oltre i 2/3 delle pensioni sono inferiori a 1000 euro!

Gli “statali” sono di poco superiori a 3 milioni e stiamo arrivando alla svolta, con più pensionati che dipendenti in attività: il buco è destinato a crescere, inevitabilmente. Ma chissenefrega….:  nel 2016 le nuove pensioni per il 54% riguardano quelle anticipate e quelle per “anzianità”… La pensione per anzianità è un’anomalia esistente solo in Italia, e noi andiamo avanti così! Continuando a erogare robuste pensioni di reversibilità (il 32%). Le pensioni di vecchiaia e inabilità (quelle sole che in Europa sono considerate) solo il 14%!

Certo, individualmente è comprensibile la difesa di questi che sono privilegi. L’economia però, scienza triste,  ci ricorda che questi soldi gravano sulle spalle del fare impresa in Italia, che sopporta un costo stratosferico in tasse; imprese e cittadini. Per pagare la spesa pubblica e fra questa anche le regalie (ci viene da definirle così), concesse dal sistema partitocratico, portato prima a tutelare il proprio consenso, poi  (solo dopo) al bene del Paese.

Mentre nei paesi europei l’occupazione pubblica si riduce in termini consistenti (nel Regno Unito il governo conservatore in quattro anni ha ridotto i dipendenti pubblici di quasi 500mila unità!), trasferendo le minori spese in investimenti e riduzioni fiscali, che rilanciano l’economia (+2,2 a Londra), noi siamo fermi, anzi in calo leggero per consunzione: dipendenti pubblici sempre più vecchi perché la spending rewiev da noi non va di moda.

Incastrati fra partitocrazia che per tenersi le sedie non vuole razionalizzare la spesa, le pensioni pubbliche che scoppiano, i dipendenti pubblici che resistono imperterriti al loro posto, i media che fanno recite banali sui “furbetti del cartellino” invece di descrive e insistere su  questa realtà, gridare l’allarme! come dovrebbero, come sarebbe compito dei media.

Un altro dato dell’INPS (che farà gridare i dipendenti privati): i pensionati INPS al Sud hanno una media di 1.000 euro mese di pensione (in prevalenza pubblici), al Nord 474 euro. Avanti così, incoscienti, verso il disastro: che pagheranno i nostri figli, i nostri nipoti. Se un poco di amore e attenzione abbiamo per loro, adesso che saremo chiamati a esprimere il nostro voto, evitiamo i partiti di tutti i tipi e qualità:

VOTIAMO COMPATTI LA LISTA CIVICA
L’UNICA AUTENTICA FATTA DI CITTADINI
SENZA PADRONI O CONDIZIONAMENTI
PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI E NIPOTI

VOTA  BUCCIRINASCO

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