M5S nazionale e Buccinasco, affinità e discrasie

Le elezioni locali sono un’occasione per analisi e confronti. Tutti abbiamo bisogno di crescere, quando  ci si deve confrontare su un progetto di comunità. Il discorso nel caso dei cosiddetti “grillini” (termine che non ci piace perché ha un sapore sminuente) riguarda ciò che a noi sembra un eccesso di  affinità fra le scelte nazionali e locali. Comprensibile una ricerca di identità per una forza politica nuova, che ancora non ha cinque anni.

L’uniformità in questa fase, nelle intenzioni,  vorrebbe lasciare un senso di robustezza. Tuttavia porta con sé un senso di dirigismo, del tipo che ben abbiamo conosciuto nel dopoguerra, allora chiamato “centralismo democratico”. Di democratico ha avuto ben poco: la linea la dava il “migliore”, Palmiro Togliatti. Se da li ti discostavi, attentavi la forza del partito e venivi tranquillamente emarginato. Spesso anche con processi mediatici e accuse di personalismo, spirito borghese che rifiuta l’identità con il Partito (chiaramente tutt’uno con il “migliore”).

Diversi eventi in questa ancor breve esperienza avvenuti entro il M5S sono oggettivamente somiglianti al “centralismo democratico” sopra citato.  Centralismo che è la realtà; di democratico  poco o nulla, solo un aggettivo per bilanciare il primo termine. Il metodo consegna di fatto tutto il potere al segretario. Sistema che si diffuse in tutti i partiti. Basati sul potere consegnato alla segreteria.

Ecco: questo modo d’essere di un partito nazionale impone medesimi comportamenti a livello locale, oppure che per il suo agire porta localmente a accondiscendere alla “linea”. L’ambiente locale genera una  limitazione nell’azione, nell’interpretare e decidere cosa è bene per la Comunità. Senza che servano dictat si genera un adeguarsi automatico che va dagli slogan (le “parole d’ordine”), che prevalgono sulle esigenze, sulle analisi, le necessità  locali.

Questa riflessione viene, ad esempio, dalla scelta locale (la nostra Buccinasco) di “andare da soli”; ben distinti dai partiti nazionali in chiave locale, il che è comprensibile. Ma farlo anche con le  liste e associazioni civiche locali lo si vede come un chiudersi in un castello medievale sul cocuzzolo.  Qualcosa di simile a: se stai dentro rappresenti la Comunità, se non sei dei nostri sei fuori, sei  esterno, non vai bene a noi.

Il rischio che vengano ripetuti errori del passato, dei partiti storici nazionali che pretendono di dare un colore a come deve svilupparsi un piano urbanistico o la politica del lavoro, può rappresentare un limite serio. Gestire una cittadina di quasi 30mila abitanti, un bilancio di 135 milioni in cinque anni, richiede competenze e professionalità che non s’inventano (dovrebbero saperne qualcosa, anche a Buccinasco).

Un altro esempio ci viene da una applicazione locale del “reddito di cittadinanza”, qualcosa che viene descritto  come un diritto a essere erogato dallo stato indipendentemente dalla attività personale. Il comune M5S di Castelfidardo (meno di 20 mila abitanti) ne ha dato un’applicazione diversa, che  è utile far conoscere.

Età compresa tra i 30 e i 65 anni, dieci anni continuativi di residenza in città, una situazione di difficoltà provocata dalla perdita del posto di lavoro, iscrizione al Centro per l’impiego da almeno un anno, una certificazione Isee non superiore ai 25.000 €: sono questi i requisiti per richiedere il reddito di cittadinanza. La domanda di ammissione va presentata entro le 12.30 del 16 giugno all’Ufficio Protocollo del Comune mediante consegna a mano nei giorni di apertura al pubblico oppure per posta. L’Amministrazione Comunale dà così concretezza al programma elettorale e al principio costituzionale nella consapevolezza che l’esclusione dal mondo del lavoro, togliendo sicurezze economiche, rischia di essere la forma più terribile di emarginazione sociale. Come annunciato dal sindaco Roberto Ascani, la misura si sostanzia nell’attivazione di borse lavoro della durata di sei mesi, con presenza del borsista presso la ditta accogliente per 20 ore settimanali e con un rimborso di € 434 mensili lordi a carico dell’Ente e costi INAIL e assicurazione a carico del soggetto ospitante.

Una declinazione che ben poco ha del significato letterale del “Reddito di Cittadinanza”.  Iniziativa piena, da approvare, pur con tutti i suoi limiti temporali (vale per il passato), il breve periodo di sostegno, l’incentivo per l‘azienda. Tuttavia un modo concreto e coerente che forse non sarà apprezzato dalla centralistica struttura nazionale ma certamente utile per il paese della fisarmonica, i suoi residenti. Anche da qui può cogliersi il diverso modo d’interpretare le criticità e le sue soluzioni sul territorio.

La decisione dei cittadini è vicina, bisogna tenerne conto. Ripetiamolo: il nostro voto di Cittadini comsegna nelle mani del sindaco 135milioni di nostre tasse da spendere in cinque anni. Veniamo da politici cui non manca la pratica del fare “politica”, politica di questi tempi. Oltre a macroscopici errori, a spese fuori misura, tardive e ampiamente migliorabili, emerge come i cinque anni possono trascorrere senza che nulla migliori per Buccinasco.  Per una scelta così complessa e importante, può bastare la novità di una struttura centralistica? I dubbi sono legittimi: Cittadini e lettori ci riflettano.

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  1. #1 scritto da Adriano Carena il 1 maggio 2017 19:23

    Sul reddito di cittadinanza confesso la mia incompetenza.
    Effettivamente le voci critiche da parte di economisti mi sembrano largamente prevalenti.

    Quanto a Grillo mi sembra riduttivo limitare la critica al modello di democrazia guidata dal “migliore”.

    In proposito Abravanel sul Corriere di oggi muove una critica serrata a tutto campo, dal fideismo nella rete, al piccolo è bello mentre il grande sarebbe demoniaco, concludendo che ogni proposta pentastellata conduce all’impossibilità di assicurare la crescita, indispensabile per favorire lavoro e ridistribuzione dei redditi.
    Adriano

    RE Q
  2. #2 scritto da Socrate Lusacca il 1 maggio 2017 22:48

    Ben trovato Adriano;

    Sul reddito di cittadinanza dovremo approfondire e individuare un percorso che lo decodifichi in termini praticabili e localmente compatibili.
    L’esempio che ha adottato il sindaco di Castelfidardo non è reddito di cittadinanza ma un supporto concreto, sia pure limitato e migliorabile.

    M5S come struttura nazionale.
    In positivo porta con sé la proposta di forte riduzione della delega come oggi praticata dalla partitocrazia d’oggi.
    L’unica forza politica che lo propone, e lo fa alternativamente a quello che definiamo “sistema romano”, è il M5S.

    L’impianto della struttura ricalca quella d’antan, costruitasi negli anni, entrata a far parte di una concezione del far politica di casa nostra.
    Certo che le proposte concrete soffrono di semplicismo e populismo; anche se poi cambiano in funzione del concreto mutare (l’abolizione dell’euro ne è un esempio, ma non il solo).

    Oggi siamo su scala nazionale a un bivio dal quale nessuna delle due direzioni ci lascia convinti.
    Una certezza abbiamo: l’esistente è fortemente deteriorato, incapace di poter credibilmente proporre un piano di ristruturazione e rilancio del paese.
    L’ipotesi M5S si porta i forti dubbi e la concezione da “segreteria proprietaria”… delle proposte bisogna che ancora elabori e dobbiamo sperare che la realtà fattuale nella quale potrebbe domani avere responsabilità, li veda costretti alle scelte da buon padre di famiglia: prudenti e curate.
    Una speranza, con rischi di sbandamenti… ma almeno c’è la speranza…

    buona serata

    RE Q

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