Alitalia a assistenzialismo statalista: tutti a casa!

L’articolo uno della costituzione scrive che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro. Definizione esaltante e ambigua, perché il lavoro non si trova sotto il cavolo, ma è frutto di impresa, pubblica o privata. Lavoro che si mantiene sul presupposto che l’impresa alla fine di ogni anno abbia più entrate che uscite; più ricavi che costi.

Ce lo spiega un articolo de ilsole24ore (VEDI) che fa un’analisi rassegnata e ciononostante lucida, oggettiva. Sono ormai vent’anni che Alitalia mangia soldi (nostre tasse o nostro nuovo debito), senza alcuna prospettiva minima di ripresa. Il mercato dei voli nel frattempo ha proseguito in cambiamenti che i manager non hanno potuto o voluto praticare.

Ha funzionato, è stata prevalente, la catena di Sant’Antonio che parte dai dipendenti “lavoratori” che con i denti difendono una condizione economica e contrattuale non più praticabile. I sindacati che si fanno concorrenza per inseguire le aspirazioni del “particulare” che muovono i dipendenti. Sindacati che sono seduti di fianco al sistema romano dei partiti.

Qui si arriva alla proprietà effettuale (le segreterie, pro tempore dei partiti), i quali devono tener conto del consenso che una categoria del genere ha sul sistema elettorale romano. I partiti esprimono le loro istanze, i manager, in generale si adeguano in cambio di compensi stratosferici. Ecco che arrivano soluzioni che salvano il “lavoro” a persone che non geneano valore ma debiti e nuovi buchi.

Manca un anno alle elezioni e si può star certi che le segreterie di turno (di tutti i colori) brigheranno per una nuova “soluzione” che non va da nessuna parte, che provocherà nuove pesanti perdite, che manterrà Alitalia in vita con meccanismi da accanimento terapeutico ma, “salverà” l’occupazione: i 12mila dipendenti che saremo noi a pagare.

Vendere subito al miglior offerente. Acquirenti interessati potrebbero essere Ryan Air o Lufthansa, l’uno per le tratte continentali l’altra per integrare i percorsi interni e sfruttare il mercato internazionale di un paese che resta fra i grandi nell’usufruire dei voli. Non è una tragedia, nel mercato globalizzato, a prevalre è sempre il più adatto. La legge darwiniana che si adatta alla perfezione all’economia .

Purtroppo non sarà così, perché questi lavoratori immersi nella “bambagia” politica che tutto protegge, in cambio del voto, hanno questo potere di scambio.  Lo fanno valere e il sistema romano è rodato. Troveranno un manager “capace” di eseguire le volontà delle parti, condizioni che vengono prima di qualsiasi progetto di gestione degno di questo nome, che sarà subordinato. Aspettiamoci nuove perdite, nuove tasse, impossibilità di fare investimenti.

Intanto il debito pubblico aumenterà, i rating ci penalizzeranno, aumenteranno gli interessi sul nostro debito pubblico (oggi di “solo” 75 miliardi l’anno!!). Tutto il sistema romano a lamentarsi della Germania, del patto di stabilità. Dare la colpa ai cattivi che non ci consentono di indebitarci di più. Situazione da repubblica delle banane: vergognosa, insopportabile. Ma i 12mila dipendenti Alitalia continueranno a essere pagati dalle nostre tasse….

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  1. #1 scritto da Andrea Da. il 26 aprile 2017 17:42

    Il problema è abbastanza complesso, ma il nocciolo della questione è che se ci ostina a voler vendere frigoriferi al Polo Nord, il problema non è tanto il costo del personale quanto un business che non sta in piedi.

    RE Q
  2. #2 scritto da Andrea Da. il 26 aprile 2017 17:47

    Dubito che Ryanair possa avere un qualche interesse nel rilevare parte degli asset di Alitalia.
    Se glielo concederanno la rimpiazzerà agevolmente su alcune tratte, nulla più.
    Mi chiedo chi altri possa volersi far carico di una compagnia che perde 50 milioni al mese!

    RE Q
  3. #3 scritto da Socrate Lusacca il 26 aprile 2017 21:36

    Quando era l’epoca di guardare avanti e combinare soluzioni internazionali che la globalizzazione imponeva,
    abbiamo lasciato andare il treno.

    più passa il tempo e più sarà difficile.

    la categoria di questi dipendenti ha condizioni di “welfare” straordinarie…
    tipo otto anni di cassa integrazione a livelli esagerati, e altre amenità costose (nostre tasse, nostro debito)

    Lasciarli a casa sarebbe un tragico momento della verità, per chi di lavoro vive davvero.
    In positivo a subirne le conseguenze in consenso sarebbero i partiti che delinquentemente su quel consenso per mezzo secolo hanno vissuto.
    i responsabili sostanziali del prolungato dissesto fino all’attuale agonia di Alitalia sono costoro.

    buona serata

    RE Q
  4. #4 scritto da Giulia il 27 aprile 2017 10:19

    buongiorno….premesso che noi italiani ormai non ci facciamo mancare più nulla…..
    in senso negativo..
    mi chiedo sempre quando accadono questi avvenimenti la ragione per quale si parla solo dei lavoratori e non di tutti quanti hanno “allegramente mangiato in Alitalia” che fine hanno fatto i vari dirigenti…..direttori….sotto dirigenti e sotto direttori…..e via di questo passo

    la colpa è sempre dei lavoratori che cercano di salvare il salvabile.

    Per i piloti hotel a 25* e immagino anche al resto del personale di bordo…
    ma una volta nella vita riusciremo a volare basso?

    con questo nn dico che sia un lavoro di bassa responsabilità ma un letto qualsiasi sul quale appoggiare le stanche ossa no?…..
    scusate la polemica ma non se ne può davvero più…

    MPS deve essere salvata dal governo Alitalia pure.
    Aggiungiamo Piombino e nel frattempo si aggiunge scempio del nostro bellissimo Paese..
    buona giornata

    RE Q
  5. #5 scritto da Miserabile di Montecristo il 27 aprile 2017 12:17

    Gli ammortizzatori sociali ci saranno anche questa volta, mi auguro uguali a quelli di tutti gli altri lavoratori, senza privilegi o trattamenti di favore, ma almeno saranno gli ultimi soldi pubblici sperperati in Alitalia.

    Qualche sindacato, di base, si ostina a ritenere Alitalia un asset prezioso e potenzialmente un’ottimo affare, perché la colpa è solo di un management incapace? Bene, che aprano il portafoglio e tirino fuori i soldi, i loro soldi, non quelli dei cittadini, perché come recita il famoso detto è troppo facile fare i busoni col cu.. degli altri! Che mettano in gioco i loro averi o che stiano zitti.

    Quello che davvero mi chiedo è cosa sarà del management, spesso legato a filo doppio con la politica, delle banche e di Poste Italiane dopo tutti i soldi persi in questo bell’affare? Saranno promossi ad altri incarichi, intascheranno lauti bonus o verranno cacciati a pedate nel sedere? Temo che la terza opzione resterà fantasia, le altre due sono invece altamente probabili!

    RE Q
  6. #6 scritto da Andrea D. il 27 aprile 2017 15:04

    Nessun accanimento verso i lavoratori di Alitalia, Signora Giulia,
    semplicemente chiedo che siano trattati alla stregua di tutti gli altri, senza assurdi privilegi o trattamenti di favore come è successo in passato con sette anni di cassa integrazione!

    Se l’azienda dovesse essere messa in liquidazione a loro, dirigenti e piloti compresi, dovrebbero spettare fino a due anni di Naspi con un costo complessivo stimato in circa 350 milioni, probabilmente molti meno visto che una parte verrà riassorbita dal mercato, e non un miliardo come si vocifera!

    Non faccia confusione, la prego, tra l’opportunità o sarebbe meglio dire la necessità di salvare una banca sistemica (la banca non gli azionisti o i finanziatori della banca medesima) e quello di dover salvare un’azienda, per quanto importante, decotta e senza una chiara prospettiva di redditività.

    Gli impatti, le conseguenze, sul sistema economico generale sono profondamente diversi, pertanto non possono essere messe sullo steso piano.

    RE Q
  7. #7 scritto da Socrate Lusacca il 27 aprile 2017 16:13

    La questione non è una semplice faccenda di natura sindacale che riguarda “lavoratori” di un’azienda,
    una delle tante nel nostro paese para pubblico,
    controllata dal mondo della politica,
    come orticello coltivato per il consenso elettorale.

    E’ sempre stato così. Finiti gli anni ruggenti, con il 1980 il mercato del volo aereo è mutato.
    Mettere sul mercato davvero Alitalia comportava la perdita del bacino elettorale da parte dei partiti padroni (i reali proprietari), i sindacati co-gestori
    Per conservare il sistema ci si è serviti di una classe di manager assenzienti, obbedienti alle volontà politico/sindacale.
    i risultati di gestione negativi sono stati per decenni meno importanti della conservazione dell’orticello elettorale Alitalia

    Siamo al momento della verità; uno dei tanti momenti della verità
    che stanno colpendo il lato para statalista del nostro paese:
    imprese in qualche modo controllate dal sistema partitico/sindacale, ve ne sono 4 o 5 l’anno che vanno in default
    Finite le capacità di indebitarsi: non c’è più spazio per ulteriori conservazioni che costano milioni di perdite.
    Altri salvataggi sono stati fatti, certo.
    Non è un argomento perché si prosegua su questa strada: meglio non dovrebbe essere.
    a un anno dalle elezioni qualche forma di mantenimento degli stipendi (con nuovi debiti sulle nostre spalle) lo troveranno.

    questo è: se i dipendenti Alitalia sono portatori di capacità professionali, si rivolgano al mercato internazionale.
    la globalizzazione significa anche questo; senza infingimenti è ciò che ci sentiamo di consigliare

    buona giornata

    RE Q
  8. #8 scritto da Giulia il 28 aprile 2017 09:44

    gent.mi Andrea e Socrate condivido i vs. pensieri ma

    resta comunque una triste realtà comunque la si guardi i lavoratori pagano e

    i politici e spesso anche i sindacati (provato sulla mia pelle) si dividono la torta….

    buona giornata

    RE Q
  9. #9 scritto da Socrate Lusacca il 28 aprile 2017 16:11

    Certamente Giulia…
    lro vengono utilizzati finché fa loro comodo
    poi li scaricano.

    Un poco come nel nostro Municipio: hanno posto nei punti per loro chiave, persone di cui hanno soprattutto considerato l’affidabilità (la disponibilità) ai loro voleri.
    Salvo poi, in Consiglio e negli scritti, prendere le distanze
    assegnando tutta la responsabilità ai funzionari, dichiarandosi estranei..

    purtroppo sotto questo profilo niente di nuovo sotto il sole

    buona giornata

    RE Q
  10. #10 scritto da Andrea D. il 28 aprile 2017 16:31

    La cosa triste è che a pagare, oggi come ieri, sono i cittadini (tutti, ndr)
    per garantire ai lavoratori di Alitalia, grazie a una legge speciale, in teoria di settore, ma nella realtà ad personam,
    un privilegio senza pari con un costo per la collettività quattro volte superiore al normale trattamento riservato agli altri!

    Questo avere figli e figliastri, lavoratori di serie A e lavoratori di serie B è il fatto inaccettabile e che questo avvenga col placet dei sindacati lo rende ancora più riprovevole a miei occhi.

    Per il resto le magagne di Alitalia hanno radici antiche e oggi ha poco senso cercare qualcuno da incolpare;
    né soppesare col bilancino le diverse responsabilità (piangere sul latte versato non serve a nulla):
    l’azienda ha dimostrato di non essere in grado di restare sul mercato e pertanto va lasciata fallire!

    I soci sarebbero stati disposti – sbagliando a mio avviso, ma finché ci mettono soldi loro la cosa non mi riguarda –
    a fare un ulteriore tentativo,
    i lavoratori hanno detto no e ora è giusto che ne accettino le conseguenze.

    RE Q
  11. #11 scritto da Giulia il 1 maggio 2017 11:28

    buongiorno Andrea mi permetta di dissentire…

    vero è che piangere sul latte versato serve a poco ma comunque la memoria di tanto in tanto andrebbe rinfrescata

    i nomi dei “signori” gestori Alitalia responsabili del calo dell’azienda
    andrebbero scritti e riscritti nella storia affinchè vengano esautorati da qualsiasi altro incarico…..
    insomma una spece di gogna

    RE Q
  12. #12 scritto da Socrate Lusacca il 1 maggio 2017 11:51

    Poi Andrea, se lo ritiene, chiarirà il suo pensiero.

    Crediamo che stia cadendo in un equivoco, Giulia.
    Praticamente da sempre, Alitalia è stata condotta dai politici che pro tempore hanno retto il ministero dei trasporti,
    il ministero ha avuto il compito di rendere operanti le volontà politiche (in chiave di bambagia entro cui coltivare voti)
    I manager, i dirigenti, salvo qualcuno che non ha gradito l’ambiente e se ne è andato,
    sono stati posti in quegli incarichi con il compito di “eseguire” le volontà venenti da sopra
    (solo entro questo quadro, la gestione poi era consentita)

    Responsabili i manager, tutti o quasi, perché esecutori più che dirigenti effettivi.
    Certo che dovrebbero pagare.
    Ma nel sistema pubblico (come può vedere anche a Buccinasco, ma dappertutto),
    il patto fattuale fra boss politici di turno e amministrazione, regge sul presupposto della “irresponsabilità”
    (indispensabile, per assicurare che i boss partitici non vengano chiamati in causa)

    Triste, vero?
    Triste Giulia, ma è così: di questo far politica i Cittadini devono liberarsene..
    ne hanno la possibilità: con il voto… il voto è l’unico potere che hanno i Cittadini e devono farne uso.
    Un buon uso

    buon primo maggio
    quindi stia tranquilla che non succederà loro nulla

    RE Q
  13. #13 scritto da Andrea D. il 1 maggio 2017 22:25

    Vede, Signora Giulia, il mercato è equo nel senso che gli imprenditori incapaci ci rimettono i propri averi e questa è già una punizione sufficiente: come diceva Benjamin Franklin, Dio trova sempre il modo per separare gli stolti dai loro soldi.

    A volte il mercato è semplicemente spietato e falliscono anche bravi imprenditori per una serie di circostanze sfortunate o difficilmente prevedibili; questi ultimi, però, se ne hanno l’occasione si rimettono in pista e ripartono, gli incapaci sono falliti una volta e falliranno anche alla successiva.

    Purtroppo Alitalia è stata, per molto tempo, un’azienda di Stato e in quel caso a rimetterci sono soltanto i cittadini (negli ultimi tempi ha avuto una gestione nominalmente privata, ma in realtà simil statale).

    Alitalia non ha la struttura snella ed efficiente delle low cost e non è in grado di competere con gli altri carrier sul medio/lungo raggio (nel quale le low cost non ci sono).
    Colpa del management?
    Forse, ma chi avrebbe avuto la forza di rivoltare l’azienda come un calzino?
    La scelta di concentrare tutta l’attività su Fiumicino, più politica che strategica, è stato, a mio modesto avviso, un errore, ma si poteva davvero fare diversamente in Alitalia?
    Non ne sono così sicuro.

    Comunque se dipendenti e sindacati sono convinti che il problema di Alitalia sia unicamente manageriale (a mio avviso solo un facile capro espiatorio),
    non hanno che da rilevare la compagnia e dimostrare di saper fare meglio di chi li ha preceduti, con soldi loro, però, non con quelli dei cittadini!
    Troppo comodo fare i brillanti con i soldi degli altri!

    RE Q
  14. #14 scritto da Andrea D. il 1 maggio 2017 22:35

    Suggerisco un interessatissimo articolo, divulgativo e non tecnico, sulla questione dal sempre ottimo LeoniBlog:
    https://www.leoniblog.it/2013/11/08/50-anni-di-alitalia-spiegati-in-7-grafici/

    RE Q
 
 

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