VOUCHER: un miliardo e quattro di nero in più

Con un decreto urgente, il governo ha abolito il voucher. Lo ha fatto per evitare un referendum che sarebbe costato, che probabilmente non avrebbe raggiunto il quorum (50% degli aventi diritto, dimensione che sterilizza, rende spesso inutile la volontà die Cittadini), ma che avrebbe avuto un effetto di galvanizzazione della sinistra e neo sinistra, oltre che del sindacato CGIL.

Già, perché dei sindacati la CGIL è l’unica confederazione a aver gioito, che ha approvato la soluzione. Comprensibile perché ha raccolto le firme del referendum, ma micidiale errore economico per il paese. La CISL ha invece bocciato l’abolizione. Errore micidiale anche per i lavoratori. Tutti lavoratori i percettori di voucher, che adesso saranno trattati peggio, molto peggio sul piano dei diritti, della dignità personale, ridotti a lavorare in nero, senza regole.

Si fa presto a dire: l’azienda, le imprese, assumano con i contratti regolari i dipendenti. Per chi queste cose le pratica (e per i sindacati in primis), nel caso di assunzioni brevi, part time brevi, lavori di una o poche giornate, il costo e i tempi per un’assunzione regolare sono assurdi. Assurdi perché le regole e i controlli sono asfissianti; perché dal momento in cui nasce l’esigenza e il perfezionamento dell’assunzione non sono compatibili.

Quindi la semplificazione con il nero sarà un rischio (e in altri casi una scorciatoia voluta) che assume l’impresa; il dipendente subisce. Chi ritiene che questo modo di lasciar correre il lavoro irregolare (perché poi sarà così) alzi la mano. Non ci sarà nessuno che può affermarlo; naturalmente in testa a tutti la CGIL . ma vediamo le cifre 2016:

136milioni di ore retribuite con voucher; 300 milioni di tasse, INPS e assicurazioni (oltre alla liquidità introitata dalla vendita alla riscossione da parte del dipendente, in anticipo)  che andranno perse. Bel risultato: c’è di che andar fieri, come fanno Camusso e Landini. Il 2017 è un rebus ma c’è da scommettere che i furbetti e i raccomandati che ne compreranno a iosa per l’utilizzo non mancheranno. Il governo adesso dichiara di avere in corso trattative per i lavori brevi… con i sindacati…

Sindacati che si opporranno decisamente a un sistema che semplifica troppo e riduce la presenza del sindacato. La legge stabilisce prezzo e tasse, l’impresa acquista (lo stato incassa subito):  il dipendente pure. Abolito il voucher, aumenta il nero, aumentano le tasse per coprire il mancato introito… ma questo non viene detto.

Non può ammetterlo il governo che il mancato introito dovrà trovare copertura inaltre forme di entrata (nostre tasse, dirette o indirette). Per il sindacato questo non è aspetto che interessa. Lui tutela i “lavoratori” (iscritti); quando i medesimi, da Cittadini,  devono poi pagare in più di tasse a causa delle iniziative retrograde promosse, se ne dimentica, non ne parla.

Una semplificazione straordinaria che dovrebbe vedere la progressiva diffusione la modalità, allargata a situazioni specifiche più ampie, anche normata nei contratti collettivi. Si ridurrebbero burocrazia e orpelli vari quasi tutti inutili e costosi. Del voucher è questo che fa  paura ai sindacati, ancora condizionati da concetti di classe che vedono nel datore di lavoro sfruttatori, poco meno che briganti.

Chi cerca lavoro può farlo in due minuti; contratti stabiliti dalla legge; così come tasse e altro. Incassi certi per i dipendenti. Dignità e rispetto reciproco nel rapporto impresa – dipendente (con una regola così semplice, chi non vi si adegua sarà solo una minoranza). Troppo facile, tutto un mondo di mediazione e consulenza nel lavoro che si vede ridotto in modo sensibile. Minori spese, maggiori opportunità di lavoro: ricordiamoci che la semplicità e la garanzia del rapporto è strumento che facilita l’occupazione.

Siamo culturalmente arretrati e succubi di una mentalità antistorica. Di governi che fanno leggi poco ordinate (nel voucher i buchi sono effettivi, ma CGIL non ha chiesto la sistemazione, non lo ha mai fatto: ha fatto il referendum per abolirli: non li vuole). Una macchina pubblica nella quale regnano potenti poteri di condizionamento, intricati e diffusi un poco dappertutto.  Questa abolizione (spostata fino al 2018) ne è la dimostrazione. Siamo facili profeti nel prevedere che i voucher come abbiamo visto, come sono applicati in tutta Europa, non torneranno più.

  1. #1 scritto da citta ideale il 18 marzo 2017 14:03

    Ecco una sintesi della riflessione odierna de ilsole24ore:

    Una famiglia per utilizzare qualche ora una colf, per esempio, dovrà rivolgersi a un consulente del lavoro e regolarizzare la prestazione domestica con un contratto a termine o con uno a chiamata … anche in agricoltura regnerà il caos (si pensi a come sarà più complicato regolarizzare prestazioni nelle raccolte nei campi o vendemmie….

    evidente lo scopo distruttivo del referendum CGIL:

    impedire una relazione di lavoro diretta e regolare…

    una scelta miope, ma soprattutto un danno per il paese e soprattutto per i lavoratori

    RE Q
  2. #2 scritto da Socrate Lusacca il 18 marzo 2017 23:02

    ed ecco l’analisi terrificante che viene da Pietro Ichino… forse il più conosciuto esperto lavorista. Parlamentare del PD fino al 2013 oggi in parlamento nel gruppo “Monti”:
    Vedi lavoce.info Ne citiamo due spezzoni, il primo:
    Quest’ultimo dato dei 134 milioni di buoni-lavoro venduti nel 2016 ha indotto la Cgil a denunciare una pretesa “evidenza della diffusione abnorme di questa forma di lavoro”. In realtà, se si considera che in Italia le ore di lavoro complessivamente svolte nel 2016 sono state poco meno di 43 miliardi, ci si convince facilmente che il lavoro retribuito con i voucher è stato anche nell’ultimo anno una frazione minuscola,
    al massimo lo 0,3 per cento.
    Nessuno può sostenere ragionevolmente che questo “zerovirgola” di lavoro accessorio costituisca l’evidenza di una sua diffusione abnorme, cioè del fatto che abbia sostituito una quantità rilevante di lavoro che altrimenti si sarebbe svolto nella forma ordinaria.

    RE Q
  3. #3 scritto da Socrate Lusacca il 18 marzo 2017 23:04

    La seconda parte dell’analisi di Ichino:

    Logica vorrebbe, dunque, che prima di por mano a una drastica restrizione della possibilità del suo utilizzo si studiasse il fenomeno, per stabilire dove i buoni-lavoro abbiano prodotto effetti desiderabili, dove no e in quale misura: solo in questo modo si possono correggere le regole che lo disciplinano, in modo da tagliare solo la parte cattiva salvando quella buona.

    Se la Cgil rifiuta questo modo di procedere è perché considera lo strumento dei buoni-lavoro come cattivo in sé, indipendentemente dal fatto che consenta l’emersione di lavoro nero o l’attivazione di lavoro che altrimenti non ci sarebbe del tutto: i voucher vanno aboliti perché sono “la forma estrema della mercificazione del lavoro”, perché permettono “la degradazione del lavoro, [sono] l’ultimo gradino della precarietà” (Susanna Camusso su la Repubblica del 14 marzo).

    Quale disgrazia per il Paese, un modo così devastante di “rappresentare” il lavoro in Italia, da parte della CGIL!!!

    RE Q

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