Corruzione, lobby e traffico d’influenze illecite

Riguardo al “traffico d’influenze illecite” i lettori avranno già sentito il termine in questi giorni per una vicenda che ha diversi aspetti curiosi: l’appalto in questione è di dimensioni assurde: oltre due miliardi. L’ente che lo aggiudica è CONSIP, struttura che dipende direttamente dal MISE (ministero dell’economia). L’appalto non è ancora partito (non è stato aggiudicato). Fra le persone che di questo reato vengono indagate vi è Tiziano Renzi, padre dell’ex Presidente del Consiglio.

I media sono tutti centrati sull’ultimo aspetto indicato; non abbiamo notato qualcuno che abbia spiegato, il reato dandone motivazioni e storia.  Ci proverà Città Ideale, cercando di inquadrare la questione. Come al solito in Italia siamo in ritardo, messi davvero male rispetto alle norme che ci sono sollecitate dall’Unione Europea, già dal 1999 (ormai vent’anni fa). La questione riguarda la normativa legata alla lobby.

Cominciamo dal traffico d’influenze illecite: norma inserita nel Codice Penale da Monti nel 2012. Così lo descrive Tortuga su lavoce.info:    punisce chiunque riceva un vantaggio patrimoniale, o la promessa di esso, come contropartita rispetto al suo ruolo di intermediario (illecito) fra un privato e l’amministrazione pubblica. Differisce dal reato di corruzione sia perché lo anticipa cronologicamente, è cioè antefatto dell’atto di corruzione, sia perché la remunerazione è destinata all’intermediatore e non al funzionario pubblico.

In pratica siamo a un sistema  che prevede il reato ma è privo di definizioni normative: in Italia non c’è una codifica normativa della attività di lobby, d’informazione, contatto, influenza verso la pubblica amministrazione circa possibili forniture di beni, appalti o servizi. In Europa la normativa è operante, in Italia no. Non proprio nulla, da qualche mese si è introdotto uno spiraglio.

Il ministro  Calenda, nel Settembre 2016 ha istituito il Registro  Trasparenza che ha oggi raccolto oltre 600 iscritti: professionisti della promozione e informazione, rappresentanza d’azienda a livello ministeriale. Il Registro Trasparenza riprende quasi fotocopiando le normative europee. Tuttavia siamo alla iniziativa di un Ministro, MISE, ministero dell’economia,  che riguarda solo questo ambito: tutti gli altri restano “vuoti”.

È sicuramente auspicabile che il registro del Mise venga esteso alle altre istituzioni pubbliche, cercando gradualmente di regolamentare in modo completo il processo di influenza dei gruppi di pressione privati, incanalando il potenziale positivo di queste forze all’interno di strutture legali che ne garantiscano identità e responsabilità, impedendone allo stesso tempo derive illecite. Ciò potrebbe tradursi concretamente non solo in un registro nazionale, ma nell’obbligo di iscrizione prima di poter stabilire qualsiasi contatto con parlamentari e alti funzionari pubblici.

Siamo agli auspici, intanto l’attività di lobby prosegue in assenza di normative e in condizione di opacità; con tutto quel che può accadere. E con una condizione di pratica irresponsabilità perché le normative sono assenti. Del resto, perché la corruzione possa procedere in modo snello e oliato, devono sussistere le condizioni perché l’eventuale scoperta di dita nella marmellata abbiano presupposti di legge  sfuggenti, che riducono in nulla i procedimenti.

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