L’America nouvelle vague; la direzione è tutt’altro che chiara

Occorre innanzitutto stabilire la legittimità dell’attuale presidenza USA. La Democrazia ha un limite intrinseco: chi viene eletto non necessariamente possiede gli strumenti e le conoscenze per svolgere il suo ruolo. Forse questo limite può essere una forza. Forse; se i candidati fossero sottoposti a esami preventivi, il rischio del conservatorismo può emergere. Potrebbe derivarne l’incapacità nell’affrontare i cambiamenti.

Resta comunque un limite, l’”homo novus” al potere: non sempre si può rivelare capace, non sempre i tempi richiesti dalla crisi, che ha generato l’ascesa, possono essere compatibili con l’urgenza del decidere, del prendere il percorso giusto. Proviamo a vedere qualcosa di questo periodo, che dal Pantheon di Washington fa emergere problemi da risolvere e conseguenze da rettificare.

Fra i molti, due temi stanno venendo al pettine, che ci riguardano da vicino come Italia, ma che riflettono inevitabilmente movimenti che sono globali. Il primo che viene alla mente riguarda la Nato, la sua utilità in questo periodo, il maggiore impegno richiesto all’Europa. Temi che sono utili in campagna elettorale,  ma poi devono misurarsi con la Storia e la geo-politica. Senza padroneggiare la Storia si diventa orbi e si va a tentoni.

La NATO è costruzione del dopoguerra; ha avuto lo scopo di dare all’Europa una forza che sarebbe stata manchevole entro la guerra fredda. Sostanzialmente gli USA così determinarono la subalternità dell’Europa sul piano politico internazionale, creando un’unità a conduzione americana. Condizione che si è protratta fino a oggi, anche se i pesi economici non sono più quelli di settant’anni fa.

Se l’America decidesse di ridurre il suo impegno dando autonomia maggiore all’Europa, sarebbe per l’Europa un regalo, per gli USA un ridimensionamento del loro ruolo internazionale. L’Europa è in grado in qualche anno di dotarsi di una struttura militare almeno analoga a quella della NATO attuale, con maggiore autonomia e autorevolezza in ogni settore che sta intorno ai suoi confini.

Naturale che il Presidente non si corregge nelle dichiarazioni; lo fa nei fatti. A Bruxelles, ha mandato il vice presidente che ha modificato nella sostanza le prime dichiarazioni. A noi verrebbe bene che l’Europa aumentasse il suo peso e il suo spazio d’azione. Ci vorrà ancora tempo, la pazienza è una delle qualità nella politica internazionale.

L’altra questione, se possibile ancor più macroscopica, è la filosofia (possiamo chiamarla così?) anti-globalizzazione. America First intesa come indirizzo di tutti gli stati, consigliato e auspicato per il Regno Unito ma anche per l’Italia, un invito per tutti. Restringere le porte rispetto al mercato globale rafforzando le “difese”, instaurando dazi e barriere.

Immaginare l’entusiasmo dei movimenti interni contrari alla globalizzazione: su tutti Lega Nord e, a quanto pare anche M5S. Che al riguardo sembra non si siano ancora accorti. O forse devono capire quali possono essere gli sviluppi, per non trovarsi spiazzati entro breve dagli effetti che potremmo subire. La borsa USA sta andando fuori giri, con quotazioni che, chiamare bolla, è diventato normale. Ne parlano solo i media esperti… che non sanno indicare quale e quando possa esservi il riaggiustamento (se non c’è aggiustamento viene il crack, il nuovo venerdì nero).

Questo indirizzo anti globalizzazione rischia di essere foriero di conseguenze non tutte adesso misurabili, ma certamente dall’impatto forte. Una caduta robusta dell’export europeo verso USA, dagli effetti seri in particolare per l’Italia. Ma anche analoghi effetti verso altri paesi con cui abbiamo scambi consistenti. Per i paesi emergenti sarebbe uno stop, quasi un crack.

Verrà loro incontro la Cina, che avrebbe possibilità notevoli di espansione sui mercati, nonostante la prevedibile seria riduzione dell’interscambio USA.  Un rallentamento del processo d’integrazione globale può consentire anche qualche aggiustamento che riduca le criticità dell’Occidente. Un rallentamento guidato, ma non un ritorno indietro. Sarà impossibile perché l’Occidente non ha più il monopolio della produzione e della tecnologia avanzata… Un’altra correzione è da mettere in conto.

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