Le divisioni di parte sono nel nostro DNA: dobbiamo cambiare. Anche a Buccinasco

Sono ormai dieci giorni che impazza la scissione nel PD: fra il sorpreso e frastornato di tutti giornalisti, politici e Cittadini. Nulla è eterno e anche il percorso dell’ex Partito Comunista d’Italia fondato nel 1921, passato per successivi adeguamenti, per non morire, per adattarsi al mutare della realtà, sempre più divergente dall’ideale marxismo leninismo.

Adattarsi per finta, allo scopo di mantenere le cose come stanno: cambiare perché tutto resti come prima. E’ un percorso dei reggenti di tutti i tipi, praticato in Italia, mantenuto con una coerenza che potrebbe definirsi ferrea. La realtà, l’evolversi dei tempi si incarica poi di forzare cambiamenti fino allo strappo, a volte violento come una rivoluzione. Il PD sta arrivando a questa fase; forse non si dividerà adesso ma è questione di tempo. Non molto, il tempo che resta.

Se invece di partire dagli interessi di potere del partito, dalle frazioni di partito, dalle correnti più o meno personalistiche, si pensasse al paese, quale sarebbe il progetto da portare avanti; non sarebbe questo il dovere?. Si pensasse nella sua enormità al debito pubblico e la conseguente pressante esigenza di una correzione di rotta, un piano medio lungo di riadeguamento, che col debito riduca i costi dello stato, la tassazione, l’aumento della capacità competitiva delle aziende, la crescita del lavoro e via risalendo.

Un tema di questo genere comporta una gestione centrale forte, che può aversi con una struttura presidenziale (alla francese, all’americana) oppure con una “grosse coalition” alla tedesca. Alternative non se ne vedono: decaduto il “progetto Renzi” con il referendum, non vi sono alternative se si vuole affrontare la situazione evitando il baratro. Soprattutto lo stato di coma dell’economia italiana di questo decennio: pagare sempre più interessi per il debito strozzando il paese, deperendone economia e tenore di vita.

Invece di confrontarsi sul tema, siamo tutti impegnati a dividerci, per definire chi è più italiano (che non vuole clandestini); chi meno europeo; chi più a sinistra; chi più a destra.  Questa politica da rottamare sta facendo soffrire il paese, i Cittadini, le attuali e future generazioni. Il richiamo al paese, ad affrontare i suoi problemi non c’è; non è di nessuno.

Il contesto europeo è già carico di eventi pesanti: elezioni in Olanda, Francia e Germania, cui si aggiunge l’instabilità sul futuro Italia,  secondo paese più indebitato al mondo. Dove andrà a finire lo spread, mentre il governo non potrà assumere decisioni significative di contrasto, nessuno può stabilire il limite… C’è qualcuno dei nullafacenti inconsistenti e pluripagati nostri rappresentanti che si ponga la questione? L’agorà della politica è desolatamente vuota, sui temi del paese, sulle sue priorità. Tutti in fila per un passaggio in tv…

Se usiamo l’ingrandimento e mettiamo a fuoco Buccinasco, con le prossime elezioni, troviamo gli effetti locali di una concezione divisiva della Comunità. Si agisce e ci si comporta in funzione delle aspirazioni personali o di singoli portatori d’interesse, gli uni contro gli altri, facendo uso di schemi più o meno ideologici e personalistici, locali o ancorati ai partiti (e movimenti) nazionali.

Buccinasco ha i suoi problemi, serissimi, anche se non così drammatici come i 2.250miliardi  di debito (pubblico, che vuol dire nostro, di tutti). Buccinasco ha una condizione di città incompiuta, ferma a metà, dopo una decina d’anni di stasi sofferente. L’ultima opera degna di nota è Buccinasco più, con tutto qual che significa e comporta.  Poi il nulla, il deperimento che viene dal tempo che passa senza cambiamenti, senza progetti degni di questo nome.

Si può cambiare questo immobilismo degradante? Si può e i progetti ci sono; anzi: un progetto c’è: quello di BucciRInasco. Che si propone l’unità dei Cittadini tutti, senza preclusioni,  su un’idea di città da completare e realizzare. Progetto nel quale tutti i Cittadini, tutti i portatori di interesse hanno la loro legittima parte da compiere. Con un indirizzo che non si può abbandonare: unirsi e partecipare, non dividersi.

Uniti possiamo tutto, diventiamo fortissimi, possiamo davvero cambiare il nostro mondo, far ripartire Buccinasco riprendendo i fili di uno sviluppo, ormai sfilacciati, alcuni rotti o abbandonati. Mettiamo nel cassetto le divisioni, le idee più o meno personali che riteniamo giuste ma ci fanno perdere. Se perde l’idea, se perde il progetto, perdiamo tutti. A perdere sarà Buccinasco, le famiglie i Cittadini di tutte le categorie (cominciando da chi è meno fortunato).

TUTTI INSIEME PER CRESCERE
PER IL LAVORO PER IL BENESSERE DI TUTTI

BUCCIRINASCO

PER CHÈ BUCCINASCO RIPARTA
PER UNA CITTÀ IDEALE

NELLA QUALE  SIA BELLO VIVERE
UNITÀ  – UNITÀ – UNITÀ

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 21 febbraio 2017 16:15

    Caro Luigi, al di là dei personalismi e delle bieche questioni di potere, che pure ci sono
    (e spesso tutt’altro che marginali; potere = denaro),
    purtroppo le divisioni sorgono anche per una diversa visione di fondo, un diverso ideale di società o Paese.
    Per esempio tra chi vuole più Stato e chi meno,

    tra chi crede che solo il pubblico sia buono mentre il privato sia il male assoluto

    e chi, invece, crede nella libera iniziativa e nel mercato.

    Tra chi rimpiange la sovranità nazionale, la vecchia Lira, il protezionismo, le barriere e chi crede nel libero scambio e chi più ne ha più ne metta.

    Sarebbe bello trovare una comunione di intenti; in qualche caso, in altri Paesi, è successo, ma sempre e comunque tra forze che avevano almeno una parziale coincidenza di ideali.

    Non si può, anche volendo, mettere insieme il diavolo e l’acqua santa, almeno non a livello nazionale.

    A livello locale, dove i problemi sono più circoscritti è possibile avere coalizioni più ampie, ma comunque entro certi limiti.
    Prendiamo un esempio concreto che riguarda Buccinasco, la scuola materna paritaria.
    C’è che crede che sia un bene e che sia giusto finanziarla e chi, al contrario, vorrebbe azzerare ogni forma di finanziamento, perché solo il pubblico può fornire servizi.
    Come potrebbero due forze simili governare insieme?

    Per cui ben vengano gli appelli all’unità di intenti per il bene comune, consci del fatto che, nella realtà, non ci potrà mai essere una condivisione assoluta, perché qualche forma ci comunanza ci deve comunque essere per poter governare insieme.

    RE Q
  2. #2 scritto da citta ideale il 21 febbraio 2017 17:02

    Osservazioni pertinenti, Andrea.
    Quanto alla situazione del Paese, le diverse visioni,
    a fronte di una emergenza grave quale si sta presentando,
    dovrebbe prevalere l’interesse del paese
    che porti a una gestione condivisa, sia pure fra diversi.
    La Grosse Coalition di Berlino va avanti da ormai trent’anni…
    nel bene e nel male riescono a convivere partiti dalla concezione economica e sociale certamente diverse.

    Quanto a Buccinasco, ancora di più.
    Con mezza città da ripensare e rifare,
    non riuscire a individuare un punto condiviso,
    sul tema della scuola materna paritaria,
    dimostra il prevalere ideologico
    sui problemi concreti della comunità

    Lasciamo stare le ideologie e affrontiamo le cose da fare,
    seriamente e con spirito di collaborazione.
    (mettendo in disparte le ideologie, senza rinnegarle ma anche evitando che queste prevalgano sul da fare d’oggi)

    buona giornata

    RE Q

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