Bilancio del comune a Buccinasco: documento oscuro come minimo

Il Consiglio ha approvato il bilancio preventivo per il 2017 e il trienno. Ne abbiamo già segnato alcuni passaggi che stimolano domande, così come l’oscurità di una serie di fenomeni che il bilancio dovrebbe descrivere. Il bilancio è fatto di numeri e i numeri devono essere reali, questo è un principio.

Bilancio però significa ben altro e di più: il bilancio è la periodica fotografia di qualsiasi istituzione, pubblica o privata; società o azienda individuale; ente benefico è attività senza scopi di lucro, ecc. La fotografia del periodo è un’istantanea. Quindi da un lato deve essere la più chiara e precisa possibile, con la più alta “risoluzione” se pensiamo a una fotografia. Certifica com’è andato l’anno in questione.

Se si tratta di una previsione sul futuro, i dati inseriti nel bilancio sono delle stime. Come tali possono essere soggette differenze, in aumento o diminuzione. Proprio per questo il bilancio preventivo deve (dovrebbe) essere spacchettato in periodi (tre mesi, sei mesi ma anche un mese) allo scopo di poter controllare, mese per mese (ad esempio), con la situazione  effettiva che in corso d’anno, man mano si riscontra. Ciò permette di correggere in corsa per riportare la situazione sotto controllo quando necessario.

Le differenze fra preventivo e consuntivo sono possibili, però, quando sono macroscopiche danno un segnale: gli amministratori, i gestori, danno di sé una dimostrazione di “migliorabilità”, di insufficiente capacità. Rifiutare di fornire le informazioni che consentono di dimostrare lo stretto legame esistente fra quanto speso e quanto ottenuto, è dimostrazione di non voler informare i Cittadini: di paura nel loro giudizio.

Bilancio significa anche un punto, in una serie, con un prima e un dopo… ad esempio i bilanci degli ultimi tre anni trascorsi. Consente di vedere le iniziative che funzionano e quelle che no; quelle da chiudere, altre che magari conviene farle in casa invece di affidarle all’esterno. Insomma la serie dei bilanci certifica come sta procedendo l’insieme che il bilancio rappresenta.

Per poter raffrontare i singoli dati di un bilancio (come per poterli “leggere”, cioè capire, uno per uno) è necessario riferirsi ai numeri non economici: il numero dei pezzi prodotti, il numero dei dipendenti che è impiegato in quella operazione, le entrate che genera la tale reparto. Individuare il costo per singola funzione, e il relativo ricavo.

Comporre per ogni categoria questa rappresentazione, permette di cogliere come ciascuna delle funzioni sta andando, per così dire viene certificata. Far conoscere agli azionisti, ai creditori, ai finanziatori come ogni reparto sta andando ora rispetto a ieri, consente di poter dare un giudizio oggettivo sulla capacità, sull’efficacia del mandato.

Questa stringata spiegazione, perché? Perché i bilanci che l’amministrazione a Buccinasco presenta, non è  così. Non è possibile per chiunque, neppure per i revisori dei conti, poter analizzare come e cosa è stato fatto, quanto è costata la tal cosa rispetto a ieri e all’altro ieri. Cosa è stato speso e non ha avuto ritorni, oppure addirittura danni. Il bilancio verità nel comune di Buccinasco finora non esiste; è simile a una recita per marionette.

Su una cosa possiamo essere certi: la differenza fra il bilancio di previsione e quello di consuntivo, in questi cinque anni ha ogni volta portato a differenze rilevanti fra le “promesse” di lavori del preventivo e le realizzazioni a consuntivo. Una ripetizione di questo fenomeno non può essere solo attribuita a sfortuna o incapacità, ma fa emergere una rappresentazione volutamente fallace (accomodata)  per coprire le carenze nella gestione.

Quindi il documento come presentato e con i documenti prodotti non serve. Buccinasco deve voltare pagina e finalmente rendere il bilancio, in ogni sua voce, una rappresentazione, comprensibile per tutti, di quanto fatto, a cosa è servito, come si è migliorato o cosa Oppure ha provocato un peggioramento. Di amministratori che spendono 135 milioni senza far nulla di concreto in cinque anni, non ne vogliamo. Non li vogliamo più.

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