Credere, tradire, vivere… o meglio crescere nel mutare del mondo

I primi tre verbi formano il titolo di un saggio di Ernesto Galli Della Loggia, docente, storico, editorialista conosciuto. Compie una riflessione autobiografica che si impasta con teorie, valori e temperie della sua vita. Una vita da studioso che si impegna nella formazione e informazione, che si confronta e si misura; Quaderni Storici, il Mulino, le università di ricerca, editorialista di punta al Corriere.

Fa parte della generazione che viene subito dopo le tragedie della seconda guerra, con l’evoluzione che ha stravolto l’Italia, che ha visto la decolonizzazione, le crisi petrolifere, il sessantotto, le BR, strategia della tensione, il craxismo, fino all’indebolimento, la vanificazione delle ideologie, con il rischio di un relativismo scettico che può portare all’indifferenza.

Libro uscito da poco ancora da leggere, ma è da credere di spessore, destinato a discutere e far discutere, perché pone al centro un tema molto importante, residuo della stagione ideologica forte. La coerenza, il rimanere schierati e fermi nella scelta:  valore positivo (a sinistra). Per contro il cambiamento, il mutare delle convinzioni e delle analisi col mutare della realtà nel tempo, visto quale disvalore.

Le recensioni finora uscite sono di peso e fanno da stimolo: Aldo Grasso sul Corriere della Sera (VEDI), l’altro da Stefano Feltri su ilfattoquotidiano (VEDI). Sono da leggere, per l’intricata e stimolante deriva che viene sul tema della coerenza culturale. Ancora oggi spesso si fa fatica a comprendere, non diciamo a giustificare, i cambiamenti nelle proprie convinzioni, non solo politiche ma relative alla storia e al suo cambiamento.

Altre recensioni vi sono, forse  dal maggiore taglio polemico-politico, anche se comunque efficaci (Fiamma Nirenstein su ilgiornale VEDI)); o di esplicita condanna che genera l’ormai residuo ancoraggio all’ideologia come guida, stella polare del pensiero e dell’analisi della realtà (Roberto Bertoni di Articolo21 VEDI). Comunque lettura utile per comprenderne la diversa percezione rispetto a Aldo Grasso.

Ne lasciamo ai lettori l’analisi; se interessati consiglieremmo il libro. Qui riteniamo utile una prima nostra riflessione sulle ragioni che oggi ci pone questa opera di Galli Della Loggia.  Si potrebbe cominciare con il fallimento delle ideologie… ma anche questo è uno schema ex post, troppo semplice. Il nuovo che l’uomo ha di fronte in questi anni è la velocità crescente del cambiamento che viene da tutto ciò che ci sta intorno.

Soprattutto e su tutto sono le conseguenze della globalizzazione che sposta il centro da cui partire, che ci invita a individuare il punto focale nel quale tutti gli uomini, di tutti i popoli, si riconoscano con pari dignità, anche come portatori della loro storia ma soprattutto tracciando gli indirizzi che dalle tante autonomie si giunga al percorso che tutto ricomprenda.

Far uso di schemi ideali o filosofici finiti nel secolo scorso non solo non è di aiuto… applicarvisi porta a comprendere sempre di più la loro inadeguatezza. Occorre approfondire man mano il percorso perché il cammino dell’umanità procede, ieri su un carro di buoi e poi su un calesse, oggi  con autoveicolo dalla accelerazione costante. Inevitabilmente, ci impone l’altrettanto costante ripensamento, la riconsiderazione del tracciato e le sue direttrici che il mutare ci invita ad affrontare.

In sostanza, il tempo del cambiamento che in passato si è misurato in evi, in secoli,  con assestamenti che comunque hanno avuto tempi superiori al vivere, oggi no: è diverso. Oggi essere nel proprio tempo e continuare a viverci cogliendone gli indirizzi che mutano, ci obbliga a metterci in gioco tutti i giorni, dobbiamo essere mutevoli. Dobbiamo avere coscienza che la “coerenza” che si richiama a un indirizzo di ieri, può diventare fardello,. Un peso che, se non ce ne liberiamo, man mano riposizionandoci,  ci porta fuori dalla congerie dei tempi che mutano.

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