Buccinasco e la sua Comunità: prima di tutto viene l’unità

Veniamo da molte stagioni in cui le divisioni negli orientamenti personali sono state occupate dai partiti. Ognuno ha le proprie inclinazioni, i propri convincimenti: tutti legittimi sul presupposto del reciproco rispetto dell’altro. Questa è la democrazia, oggi malmessa se non compromessa, ma stiamo attenti che  non si rischi di gettarla nel cestino (nel cercare di migliorarla) senza avere chiara un’alternativa condivisa che rispetti la libertà di pensiero.

Le diverse sensibilità e orientamenti in una Comunità prima che una divisione sono una ricchezza che viene dal confronto: approfondire i pensieri altrui, misurarsi, cercare di cogliere la parte che può convincerci (ce n’è sempre; il male assoluto è utopico, come il bene assoluto).  Nella visione nazionale ha avuto una sua ragione la “battaglia delle idee”, base e supporto per il formarsi di partiti d’orientamento classista.

Molte delle ragioni storiche sono venute man mano riducendosi, si può oggi dire siano vanificate, in una società che muta velocemente, nella quale le condizioni di forte precarietà riguardano fette di popolazione molto ridotte se non marginali. A ciò si aggiunga il venir meno del supporto ideologico (la sovrastruttura) che sulla visione divisa e conflittuale si è costruito dalle origini.

L’identità del partito è elemento che trova ancora la sua logica nelle scelte, nella delega per la politica nazionale: è ancora coerente vista la distanza e il carattere generale delle decisioni che deve prendere lo stato centrale. Diversa è la condizione di una Comunità come Buccinasco. qui noi siamo chiamati a scegliere gli amministratori delle tasse che versiamo.

Non è cosa da poco: 135 milioni la somma delle spese dei cinque anni trascorsi.  In queste condizioni quale dovrebbe essere la cosa più importante? Dare la fiducia alla lista A o quella B? Ciascuna con qualche nome forse valido, insieme a diversi molto meno? Quello che interessa a noi Cittadini è forse il programma rosso o celeste? Oppure  invitare, lavorare tutti per mettersi insieme, perché siano scelti amministratori capaci e onesti?

C’è forse qualcuno che può pensare essere un colore, quello che noi siamo portati a condividere, quello che ha il monopolio degli onesti e capaci;  gli altri brutti, cattivi, sporchi e disonesti, per giunta incapaci? Nessuno lo può pensare, neanche per ipotesi.

Noi Cittadini dobbiamo invitare i partiti a custodire nel cassetto la maglia colorata; conservarla  e mettersi in gioco; impegnarsi in un programma che contrasti la crisi, che porti avanti decisioni efficaci, risparmiando e sostenendo la crescita e quindi il lavoro. Accordarsi perché le persone proposte siano le migliori fra i meglio, senza badare ai colori.

Un sindaco che sia condiviso da tutti, impegnato a rendere concreto il programma, circondandosi di collaboratori dotati di competenze e capacità nello specifico. Se l’area moderata di Buccinasco, di cui è composta la grande maggioranza dei Cittadini, riesce a costruire un gruppo coeso, sarà in grado di proporre ai Cittadini elettori una soluzione credibile per la amministrazione: crescita e lavoro, un obbiettivo che può diventare lo slogan.

Tutti i movimenti locali e politici che entrano nel progetto partecipano a un’iniziativa meritoria e proprio tutti ne sono i protagonisti, senza esclusioni. Tutti ne avranno ritorno nei meriti e nei risultati. Basta mettere da parte l’animus pugnandi, sentirsi buccinaschesi all’opera per il Bene Comune. Partecipare e discutere nel definire gli aspetti operativi e partecipativi è già lavorare per l’obiettivo. Basta che non diventi un lavoro per dividere, per tornare a un modo del far politica locale che la Comunità deve superare. Mettersi fuori ci si fa male da soli, autolesionismo verso se stesse, un danno alla Comunità.

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