M5S e la situazione in divenire: problemi e opportunità

La situazione che adesso è scoppiata a Bruxelles è altra questione: possibile, provocata da un candidato europeo fellone dell’area “liberal”. Lui che fa la figura del quaquaraquà. Tuttavia certe prese di posizione semplificate, precedenti, riguardo all’Europa e all’euro si rivelano nella loro troppo semplice comunicazione sparata. Le dimensioni di M5S devono considerare il livello della complessità e dare luogo a indirizzi adeguati che ne tengano conto.

Sono crisi di crescita, che devono aiutare, perché riescano nell’utilità occorre capirle, scavalcare la siepe e proseguire. La credibilità rimane forte, anche dopo questi problemi; quindi nessun allarme ma non disattenzione. Ciò detto è indispensabile pensare alla tornata elettorale nazionale e ci si deve arrivare con un agire che trasmette serietà e etica.

Cominciamo con Raggi e Roma. Raccogliere una sfida del genere è coraggio incosciente: atti che fanno crescere se accadimenti e capacità personali aiutano, ma non è facile. Il sindaco e la sua squadra si trovano con una struttura di oltre 60mila dipendenti, un debito pregresso di 12 miliardi. Un insieme di dirigenti e quadri abituati a una gestione che definire approssimativa è benevolo; quasi tutti con i propri altarini e piccoli vantaggi o meno.

Una cosa così può gestirla solo un grande manager tipo Bondi (quello di Parmalat): dandogli un progetto e obiettivi a tre anni, con carta bianca. Un turn over schoc nei livelli alti e medi. Succederanno scioperi, liti e spinte politiche ai più alti livelli, da cui il sindaco deve rigorosamente star fuori. Deve curare la gestione ordinaria informando di un programma di normalizzazione governo e  Cittadini: parlare poco e solo con i fatti (alla riorganizzazione penserà il city manager).

Il piano sarà inevitabilmente fatto anche di sacrifici. Gli scheletri nell’armadio li hanno quasi tutti quelli che contano (ne fossero stati privi, non erano funzionali al sistema); il gioco che ne verrà fuori coinvolgerà livelli politici anche molto alti, nazionali.  Il terremoto che coinvolgerà la struttura dovrà affrontarlo il city manager, con il supporto del sindaco che non dovrà mancare.

Qualche correzione di indirizzo potrà derivare da elementi concreti che emergono in corso d’opera; la linea generale dovrà rimanere il cambiamento. A Roma nessun governo potrà mai negare le risorse per l’ordinaria amministrazione se il progetto di risanamento viene mantenuto e regge. Sarà dura, ma M5S non ha alternative. Solo se il governo li caccerà non volendolo, il risanamento, potrà andarsene: in proprio mai dovrà lasciare a metà percorso.

Letizia Moratti, che sa d’impresa, in una condizione molto meno drammatica, a Milano ha inventato il city manager cui ha affidato la gestione. Non si può pretendere sia dotata Raggi di questa capacità gestionale e di analisi. M5S dovrà soffrire e deve sapere di rischiare, correre l’alea e riuscire. M5S deve capire (ove già non ci fosse arrivato) che per realizzare gestioni complesse un team che sia in grado di partecipare ai progetti e realizzarli è indispensabile. Con Parma è andata bene perché la managerialità naturale di Pizzarotti ha prevalso su spinte del movimento (simil verdi para ideologiche, per quanto si percepisce).

Ciò che serve non riguarda soltanto le teste d’uovo, che ci sono e sono utili; indispensabili: occorre coinvolgere imprese e manager. Persone in grado di avere una visione d’impresa, capace della  panoramica entro cui individuare il percorso, con il senso di concretezza e priorità. Persone abituate a tenere dritta la barra puntando al concreto, al risultato (Roma è una sfida pesantissima; M5S deve assolutamente vincerla per avere un futuro).

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