Comunicazione, giornalismo e partitocrazia

Siamo messi male. Tanto male che le gravi affermazioni di Grillo assumono un carattere di rilievo non tanto per il contenuto, considerato nella sostanza realistico, ma per una forzatura dei toni, che fa rischiare la querela (da parte del solo Mentana). Grillo a nostro parere non ha ancora imparato a distinguere l’efficacia della forzatura nel bucare il muro della comunicazione, dal contrappeso che ne viene: forzare rende facile la replica critica e la protesta verbale. Il fondatore di un movimento probabilmente deve agire in modo più studiato e equilibrato se il consenso vuole ampliarlo.

Ma entriamo nel merito, con una notizia uscita ieri sera e già archiviata dai media tv e giornali: il direttore generale RAI TG Carlo Verdelli condiviso all’interno prevedeva la fusione entro un sistema Tg di tutte le redazioni nazionali, la riduzione a 8 dei 20 tg regionali e altro. Un taglio ai costi, al personale, ai giornalisti (tutti di nomina politica). Un risparmio di milionate l’anno, con probabile  maggiore efficienza e efficacia, qualche centinaio di giornalisti che diventano esuberi.

Bocciato da tutto il C.d.A. che vede rappresentati i partiti. Progetto azzerato e il DG Verdelli ha lasciato, per dignità personale (operazione non consueta da noi). Qualche commento politico, sottovoce, che parla di difesa del pluralismo (maggiore spazio alle presenze di giornalisti targati). L’imbarazzo però è evidente: si tratta della seconda volta che chi tocca il sistema TG della RAI viene fulminato (due anni fa Gubitosi).

Avete cari lettori sentito o letto di qualche giornalista, di qualche articolo, nel quale questo sconcio del potere dei partiti, così plateale sia per lo meno narrato? Non diciamo condannato e indicato a pubblica vergogna, come sarebbe giusto, ma che almeno oltre alla ripetizione delle veline che vengono dai partiti qualche la spiegazione semplice e diretta dell’avvenuto, come qui descritta? Non ci risulta.

Grillo strillone fa parlare di sé quando denunciando questo modo di fare del sistema comunicazione, propone l’istituzione di un collegio giudicante dei Cittadini, ma sbaglia (probabilmente sapendolo). I giornalisti, come quarto potere devono avere al loro interno gli organismi che tutelano la loro funzione di cani da tartufo nelle inchieste, nell’obbligo di informare e spiegare, smontare i meccanismi del potere. Organismo che deve costruirsi forte autorevolezza, non guardando in faccia a nessuno, difendendo chi fa inchieste e premiandolo, zero favoritismi.

Non sono in grado di farlo, i giornalisti come categoria. Come ogni altro ordine professionale italiano. Strumenti di difesa della propria casa e dei singoli iscritti, anche oltre il decente (notai che falsificano atti e rientrano nella professione, quando va bene, dopo una più o meno breve sospensione). Giornalisti che sono sotto ricatto della partitocrazia perché i giornali per vivere si servono di contributi dalla politica.

Quindi è vera l’accusa che viene dal M5S.  Giornalisti categoria che si compone in prevalenza di serventi, timorosi di perdere la sopravvivenza una volta che provassero a parlare in libertà. L’esempio sopra citato, che riguarda la RAI, contemporaneo alle questioni sollevate in questi giorni dimostra l’occupazione partitica del campo, intollerabile in paese che voglia essere democratico.

Quanto all’altro sconcio perdurante, che vede in prima fila il PD, con attacchi e distorsioni che vedono il sindaco di Roma come obiettivo da distruggere a ogni costo, con forzature e denigrazioni quotidiane sparse come il sale in ogni tipo di trasmissione di intrattenimento oltre che nei TG, siamo all’apoteosi dei media controllati e utilizzati per uno scopo politico mediante la disinformazione fatta sistema. Altro che le “veline” del vituperato ventennio.

IL PAESE LIBERO E DEMOCRATICO
LO DIVENTA SOLO E QUANDO
IL SISTEMA DELL’INFORMAZIONE
AUTONOMO E AUTOREGOLATO
E’ IN GRADO D’AGIRE  DAVVERO COME
“QUARTO POTERE”

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  1. #1 scritto da Miserabile di Montecristo il 5 gennaio 2017 08:19

    Quando grazie a soldi pubblici non si ha l’obbligo di competere sul mercato,
    ùquesto è quello che succede.

    Si veda, ad esempio:
    http://www.tvzoom.it/2016/07/28/41984/dipendenti-rai-costano-mediaset-sky-messi-insieme/

    RE Q
  2. #2 scritto da citta ideale il 5 gennaio 2017 10:21

    Letto l’articolo, molto interessante…
    più che un articolo è un’analisi economica del sistema media in Italia,
    con i dati oggettivi che gridano vendetta per lo spreco di risorse
    su tutti la montagna di dipendenti e dirigenti
    tutti, proprio tutti, di nomina “partitica” a formare quel “pluralismo dell’informazione che il cda RAI ha appena dichiarato che intende salvaguardare.

    Sono numeri, sono dati oggettivi che vengono dall’analisi annuale di Mediobanca.

    In questo caso si dimostra che le volontà del governo (il direttore generale che ha tolto il disturbo è di nomina sostanzialmente renziana).
    Il sistema dei partiti, tutti insieme ha all’unanimità mandato a casa il dirigente che voleva razionalizzare i TG. i media, l’informazione…

    La stampa, i giornalisti, tutta zitta, o quasi

    pubblicheremo questo articolo nei prossimi giorni…
    nel nostro piccolo facciamo informazione,…..

    buona giornata Miserabile di Montecristo

    RE Q
  3. #3 scritto da Rinaldo Sorgenti il 5 gennaio 2017 11:02

    Questo sembra pertinente al tema:
    Segnalo l’articolo
    Luigi Mariani, 2016. “Papaveri, papere e bufale” su Climate Monitor
    http://www.climatemonitor.it/?p=43261

    RE Q
  4. #4 scritto da Rinaldo Sorgenti il 5 gennaio 2017 11:11

    @Rinaldo Sorgenti

    Un’analisi, quella dell’articolo proposto da Miserabile di Montecristo,
    che smaschera la strategia ingannevole offertaci dal Governo Renzi che,
    invece di intervenire per razionalizzare gli enormi sperperi ed i faraonici compensi a molti giornalisti e collaboratori
    (con remunerazioni superiori a 200.000 Euro/anno),
    ha pensato bene di costringerci a pagare l’abbonamento RAI in Bolletta elettrica,

    offrendoci il “regalo” con un simbolica piccola riduzione del canone.

    Un bel modo di gestire le risorse pubbliche.

    RE Q
  5. #5 scritto da citta ideale il 5 gennaio 2017 11:52

    Nel caso, si potrebbe forse dire,
    che la rivincita sul progetto TG presentato (probabilmente con il viatico di Padoan e forse anche di Renzi)
    ha trovato il cda dei partiti (rafforzati dall’esito del referendum) compatto nel bocciarlo.
    Non è da credere infatti che il DG dell’area RAI per l’informazione
    abbia messo giù il progetto, con il consenso dell’amministratore e presidente del CDA,
    senza un nulla hosta governativo.

    Resta il fatto del troppo personale parcheggiato dai politici,
    dei troppi dirigenti (il triplo di Mediaset) e consulenti superiori
    non si sa bene a far cosa, oltre a presidiare l’interesse del partito che lì li ha messi.

    Un dirigente che svolge con capacità il suo ruolo, può ben meritare 200mila euro l’anno
    in condizione di mercato e con la approvazione della proprietà.
    (che se non funziona è in grado di mandarlo via)

    Lo scandalo sta nel numero e nella disorganizzazione, nell’asservimento di costoro,
    Nel costo dei partiti scaricato sul canone RAI.
    (infatti tutti questi qui, sono sostanzialmente serventi, che rispondono a chi li ha nominati)

    buona giornata Rinaldo

    RE Q
  6. #6 scritto da citta ideale il 5 gennaio 2017 11:59

    Molto pertinente con l’invito a tutti i lettori per una lettura interessante.

    riportiamo l’incipit, che crediamo sarà fatto proprio da tutti i lettori:

    In sostanza, fermo restando il problema della disonestà da parte di chi diffonde notizie false sapendo di farlo e della necessità di sanzionarla in quanto foriera di danni anche gravi alla collettività nel suo complesso, credo che il cuore del problema stia nel fatto che chi produce oggi informazione spende sempre meno del proprio tempo per verificare l’informazione stessa, il che ne riduce la qualità, ed è inoltre sempre più preoccupato di compiacere il committente dell’informazione.
    In tal senso ho l’impressione che si stia rivelandosi sempre più deleterio l’aver ridotto a freelance gran parte dei cronisti, il che spinge ad avere come priorità:
    UNO Sprecare meno tempo possibile nel confezionare gli articoli: più produci e più ti pagano
    DUE Confezionare informazioni che piacciono ai committenti (editori di giornali e loro referenti politici): se dispiaci al committente non ti pubblicano e non ti pagano.
    Questi due problemi cozzano violentemente con la libertà di stampa e con il diritto ad un’informazione corretta e penso che su questo dovrebbero interrogarsi in primo luogo i giornalisti, prima ancora di strapparsi le vesti per le “intollerabili grillate”.


    … dovrebbero interrogarsi in primo luogo i giornalisti…

    grazie e buona giornata

    RE Q
  7. #7 scritto da Rinaldo Sorgenti il 5 gennaio 2017 12:36

    Un altro eclatante esempio di come l’informazione risulti spesso plagiata da speculazioni incredibili, seppure ormai abituali, soprattutto su veri ed enormi drammi sociali e civili, cosa ancor più inaccettabile quando a farlo sono massime espressioni del mondo “politico”.
    L’articolo del Prof. Luigi Mariani sotto citato ne è un drammatico esempio:
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-migranti-climatici-bufala-universale-13898.htm

    RE Q
  8. #8 scritto da Andrea D. il 5 gennaio 2017 22:40

    Tralasciando il discorso se il nostro sistema di informazione sia (o meno) asservito e servile al potere,
    puntando più a fare “formazione” (di parte) che informazione
    (come ha detto un’inviata RAI, se noi giornalisti non riusciamo a orientare l’opinione pubblica allora che ci stiamo a fare?)
    il problema è diverso.

    La mala-informazione, nei fatti, non è il problema è un sintomo di un male più grande e più grave.
    Il nocciolo della questione è la mancanza di domanda da parte dei cittadini per assuefazione, disinteresse, rassegnazione e, probabilmente, anche per una certa dose di ignoranza e pigrizia.

    Se ci fosse una vera domanda per un’informazione libera e imparziale, anche in un settore sussidiato e dalla competizione zoppicante come quello dell’informazione in Italia
    (ma non solo in Italia, direi in Europa e anche negli USA, cioè in tutto l’Occidente),
    qualcuno disposto a servire tale domanda insoddisfatta ci sarebbe.

    Ma questa domanda semplicemente non c’è o non in misura sufficiente
    a superare gli enormi ostacoli che l’intreccio tra politica, potere e lobbies riesce a porre.

    RE Q
  9. #9 scritto da citta ideale il 6 gennaio 2017 10:38

    Riflessione che coglie e descrive lo stato dell’arte:
    oggi siamo messi così, Andrea.

    La formazione e la cultura propria di Cittadini, con il carico di diritti e doveri per il Paese e il Bene Comune, questa è.
    Parlando dei fiorentini nel 1400 già Guicciardini segnala la propensione a interessarsi del “particulare” piuttosto che della cosa pubblica.
    Veniamo da un insieme di staterelli, reduci da un disastro dello Stato nel quale ci ha portato una guerra maramaldesca
    (qualche manciata di morti per sedersi sul tavolo da vincitori) e scellerata.

    Il senso individuale della partecipazione allo Stato, del conseguente interesse primario
    (my country, right or wrong)
    Non fa parte della nostra storia.

    La classe politica da noi non si è mai distinta per senso dello Stato,
    qualcuno che lo ha avuto (molto pochi) è considerato un eroe
    L’educazione civica è stata abolita dai programmi d’istruzione e non sappiamo bene
    adesso come è declinata e quale importanza abbia
    Il sistema di democrazia delegata pone chi esercita
    a tenere bassa la partecipazione per conseguire maggior quota di delega, di potere.

    la responsabilità individuale conta sempre,
    in termini socio politici, questa situazione è il portato
    di un sistema che assolutamente deve cambiare,
    se si trascina ancora ci porterà al disastro e sarà distrutto,
    il sistema insieme ai cittadini
    (tranne coloro che, in sella, se ne andranno con la cassa)

    buona giornata

    RE Q
  10. #10 scritto da citta ideale il 8 gennaio 2017 18:02

    Una coda al vetriolo dopo la coralità dei partiti che ha mandato a casa (dimissioni volontarie, ma non eludibili a pena di indecenza) il DG dell’area TG.
    ne ha parlato oggi Annunziata nella trasmissione su RaiTRE Mezz’ora… Mentana e Merlo giornalisti invitati.
    Reazioni non sono mancate (vedi ilfattoquotidiano), il problema però è vento fuori e i giornalisti Rai …
    hanno tutelato la loro dignità professionale e l’autonomia dai partiti?…
    non potevano…
    ecco allora che accusano uno dei due giornalisti di aver percepito uno stipendio “rotondo”, con la coda che segue:

    Durante la trasmissione della Annunziata, infatti, l’editorialista di Repubblica ha denunciato lo “stalking corporativo, da parte di sindacato, Cda e commissione di Vigilanza contro me e Verdelli (dimessosi martedì scorso ndr) perché ci consideravano degli intrusi e hanno fatto di tutto perché ci dimettessimo”, sottolineando che ciò che ha causato l’ostracismo nei loro confronti è stato anche “il rapporto malato tra informazione e politica” che in Rai “ha la sua sublimazione“. La Rai, ha aggiunto Merlo “è la sintesi hegeliana di tutti i giornali di partito”. Immediata la replica di Usigrai. “Merlo non conosce vergogna – dice il sindacato – È venuto in Rai, ha contrattato uno stipendio da 240 mila euro e clausole uniche nella storia del servizio pubblico, come il peggiore dei marinai ha abbandonato la nave un attimo prima del naufragio. E ora utilizza la cortesia di un invito a In Mezz’ora per sparare a zero sulla Rai. Si tratta di un atteggiamento tipico di chi non è in grado di ammettere il proprio fallimento”.

    Che compagnia ci troviamo in Italia che esercita un mestiere bastione della libertà: il quarto potere…
    solo capaci di tutelare le loro terga e lo scranno su cui queste si adagiano…
    disposti per questo a servire la partitocrazia che lì li mette…

    RE Q

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