Elezioni che si avvicinano: vecchia politica e vecchi metodi

Già nel 2012, alle precedenti elezioni  si poteva vedere il cambiamento profondo della Comunità. Il peso maggiore, con oltre 25 anni di ritardo, veniva dalla fine della guerra fredda che rendeva obsoleto il partito come forma rappresentativa nelle Comunità locali. L’attuale sindaco aveva addirittura esposto come catenaccio sul suo blog elettorale: I PARTITI HANNO IL DOVERE DI CAMBIARE.

La questione che pone quella frase riuarda altro: la forma partito come struttura nazionale, mentre ciò che qui si tratta è l’inutilità logica del partito nazionale nel definire ed eleggere i concittadini cui affidare la responsabilità di gestire nell’interesse del Bene Comune i 135 milioni di nostre tasse, che loro versiamo per la Comunità.

Perché il Tizio  debba amministrare in virtù della casacca, votando il colore della casacca anziché la qualità e le competenze della persona, manca di logica; è evidente a tutti. Questo concetto si è fatto strada, lentamente ma cresce. Il problema non è quindi il partito (nazionale) che cambia o resta com’è. Semplicemente  la scelta i Cittadini devono farla sulla persona, sul programma.

Forse anche per questo i partiti sono oggi facilmente restii a presentarsi con bandiere e camicia colorata. Fin qui siamo a ciò che circola e gira per accalappiare consenso. Il vecchio modo del far politica però è fatto anche del retrobottega. Partiti o no, a livello locale i portatori d’interesse (quelli abituati a fare fortune con le attivà locali legate al territorio, al mattone), nella quasi totalità dei casi non si espongono direttamente.

Nel sistema dei partiti questi portatori d’interesse hanno negli anni messo in atto metodiche oliate e testate. Hanno nel partiti (un po’ in tutti quelli che si presentano) uomini di fiducia ai quali sostengono l’elezione, con ogni tipo di supporto, anche finanziario, oppure dirottando lì pacchetti di voti. Chi vince (vinceva) era il colore del partito; l’amministrazione reale avviene nel retrobottega, all’insaputa dei Cittadini, ma  gli amministratori hanno ben chiara la faccenda.

Un sistema oliato e diffuso; anche a Buccinasco ci viene da dire perché movimenti di questo genere si sono avvertiti in passato; si avvertono ancora di questi tempi. Con una variazione sul tema, però. I partiti non danno più garanzie di riuscita; i Cittadini sono più liberi. Chi vive di affari alle spalle degli elettori è costretto a muoversi nel mare delle liste civiche.

Costruendone qualcuna di propria, sempre con una testa di legno; portando avanti qualche mestierante magari da fuori, allo scopo di rimestare nella lista civica per condizionare, per dividere, per ottenere qualche ritorno.  Si trattasse di cose lecite e legittime sarebbe comunque illogico, perché in una lista civica le proposte legittime trovano facilmente spazio in un programma equilibrato.

Quanto diventano esagerate e insistite, queste spinte, che stanno tuttora praticandosi entro liste, coalizioni e partiti, stonano parecchio. Tanto più che per raggiungere l’obiettivo si fa di uso di tutto: dalla maldicenza al clima di sospetti verso questo o quello. Finisce che si isolano, recando danni a se stessi; disturbando l’ambiente   e nulla più.

Basta essere avvertiti, andare dritti per la propria strada, verso l’obiettivo di un gruppo coeso e determinato, con un programma condiviso che aggrega, anziché dividere. Il Bene Comune risulta vincente e sicuro con la più ampia rappresentanza e partecipazione della Comunità, senza esclusioni.

NON CAPIRE DOVE STA ANDANDO LA STRADA
FA COMPIERE ERRORI
RECA DANNI A SE STESSI
VENUTA È L’ORA DI CAMBIARE PAGINA

  1. #2 scritto da citta ideale il 15 dicembre 2016 21:17

    Non è una bella posizione questa del neominstro della pubbica istruzione, Roberto.

    Situazione imbarazzante quella che emerge; abbiamo visto quacosa di simile (un po’ meno peggio, a noi sembra) per Oscar Giannino, fondatore e leader del movimento Fermare il Declino, che recò danni enormi anche al movimento.
    Da un lato in Italia siamo formalisti: il pezzo di carta conta più delle capacità personali e della crescita culturale della persona.
    Quanti ne vediamo ogni giorno di laureati recare vergogna alla categoria, alla Università, all’italiano, all’intelligenza, per il loro agire, per il loro pensiero meno che basic?
    All’opposto, quanti ne vediamo e conosciamo che la laurea non è in loro possesso, che ci complimentiamo per le loro capacità, cultura, educazione lingue, ecc.?

    Il pezzo di carta attesta una storia scolastica, non altro.
    Ciò che poi il singolo esprime, la crescita che compie attravero il proprio impegno nella vita è qualcosa che può contare di più, molto di più.

    Ciò detto, vantare titoli non conseguiti denota pochezza: proprio chi nella professione o attività si afferma, dovrebbe trarre dagli studi copiuti davvero un titolo di capacità personali effettive.
    Non conosco il personaggio; sarà dotato di competenze specifiche, forse anche importanti.
    In un paese dalla cultura riformata (protestante), l’aver affermato cosa non vera, in dichiarazioni che lo riguardano, lo rende indegno del ruolo pubblico (ministro!)che è stato chiamato a ricoprire.
    Da noi….. siamo perdonisti (troppo disponibili a lasciar correre)

    Buona serata

    RE Q

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