Referendum: le ragioni del Si e del NO. Una stesura analitica

Caro Luigi, e cari aderenti a Sosteniamo Buccinasco, Giorgio Galli, docente di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi di Milano, è uno dei maggiori politologi italiani. E’ inoltre Direttore dell’ Istituto Lombardo per gli Studi Filosofici e Giuridici, che ha realizzato per conto della Società Umanitaria, la ben nota istituzione milanese: il numero speciale della sua Rivista Civica dedicato al referendum.

Di particolare interesse tutta la parte delle ragioni del SI e del NO, trattate in modo veloce ed incisivo.

Completano l’opera documenti tra cui il testo confrontato della costituzione attuale e riformata, il documento dei giuristi per il no, ecc.  Può essere uno strumento utile per i lettori di Città Ideale. Se condividi potresti metterlo sul sito.Adriano Carena 24 Novembre 2016

La stima e considerazione del Presidente di Sosteniamo Buccinasco Adriano Carena (che confido condivisa), già per questo solo motivo,  non solo cortesia ma  il dovere, della pubblicazione. A ciò si aggiunge il contenuto del numero speciale della rivista CIVICA edita dalla Fondazione UMANITARIA. Istituzione fra le molte a Milano, da considerare per la sua nobiltà e radicato civismo.

La rivista CRITICA (VEDI, ma invitiamo all’acquisto, alla lettura diretta, per chi lo potesse) impiega 90 pagine sul tema. Ci permettiamo un guida per andare all’essenziale:

  • pagine 35/36 con le motivazioni di chi sostiene il SI
  • pagine 36/46 sulle osservazioni critiche e risposte ai diversi elementi della riforma
  • pagina 47/48 le osservazioni critiche di esperti della costituzione
  • pagine 49/56 le motivazioni del NO

Si tratta di una analisi asettica che rileva le posizioni e le criticità. Priva di pregiudizi, per questo apprezzabile.  Città Ideale  accorda a questo referendum un contenuto pratico/politico e, parte da un presupposto dirigista, che nell’insieme assegna a al premier maggiori poteri e minori condizionamenti da parlamento e partiti. Finisce il consociativismo, i partiti sono più leggeri (per quattro anni svolgono la sola funzione di critica e attenzione, potendo incidere meno sull’attività del governo).

Insomma più stabilità e possibilità di governare anche adottando scelte il cui risultato lo si vede dopo tre o quattro anni. Si riduce la connotazione parlamentarista (partitocratica, che ha contraddistinto negli ultimi decenni, la gestione del governo), inchiodando il paese, fermo da almeno un decennio. Gli effetti della approvazione tendenzialmente superano la situazione.

Al contrario l’insieme variegato della partitocrazia continuerà a essere il detentore congiunto del potere, con veti e contrattazioni reciproche, con la fiducia da richiedere in ogni legge perché non sempre tutti possono essere accontentati, ecc. Città Ideale di questo procedere proprio non ne può più… spera nel cambiamento.  Che gli italiani prendano la decisione migliore per il Paese.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 27 novembre 2016 20:47

    Se quello che dici fosse vero, i governi monocolore DC degli anni ’60 avrebbero dovuto essere un esempio di durata ed efficienza, ma non è così e non sarà così nemmeno con questa riforma,

    in compenso avrai meno democrazia (il senato non si elegge più),
    meno contrappesi democratici (Presidente, CSM e Corte Costituzionale diventano organi di parte),

    più confusione con maggioranze diverse tra camera e senato
    con possibili contenziosi a non finire, più centralismo,
    le Regioni a statuto speciale che diventano intoccabili nei loro privilegi.
    NO, grazie!

    RE Q
  2. #2 scritto da citta ideale il 27 novembre 2016 23:52

    La Dc monocolore è durata pochissimo e
    la struttura incostituzionale dei partiti (DC compresa)
    Mai applicata la norma che definisce il “metodo democratico” con cui i partiti devono al loro interno normarsi,
    Dette vita a segreteria proprietaria, nella quale si cresce per cooptazione
    conseguente ascesa alternativa attraverso le correnti.
    la contrattazione delle sedie, degli enti,
    in base alle tessere e voti raccolti localmente, ecc.
    Tutti i partiti hanno funzionato, e funzionano tuttavia, in questo modo.

    Oggi la democrazia è così diffusa e ripartita che
    rappresenta una consociazione a gestire, da parte di tutti.

    Il tentativo in atto va preso al volo,
    correndo gli eventuali rischi (che non ritengo seri. le leggi e la ripartizione dei poteri rimangono)

    Proviamo almeno per una volta a vedere se riusciamo a
    disporre di un Governo che sia autonomo e regga per cinque anni.
    (sperando di eleggere un candidato diverso da Renzi, ma anche se cosi non fosse, verrà al giro successivo)

    buona serata Andrea

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 28 novembre 2016 13:14

    Il fatto che i monocolore DC non siano durati e non abbiano funzionato, certifica che questa riforma poggia sulla sabbia!

    Non c’è nulla che dia un’effettiva garanzia di durata e stabilità!
    NO, grazie!

    RE Q
  4. #4 scritto da Massimo Giorgio vismara il 28 novembre 2016 14:28

    Buongiorno,
    E grazie dell’utile allegato.
    Conoscere i motivi del contendere ci farà votare con maggior cognizione di causa.

    Chi ha dubbi se li potrà chiarire e valutando la consistenza delle varie obiezioni dell’una e dell’altra parte, troverà aiuto per scegliere al meglio.

    Io insisto, ancor più convinto, per il Si. Anche perchè le ragioni del No, di massima,
    mi paiono arrampicate sugli specchi!

    E confido nel cambiamento, in meglio, di un paese.
    Più semplice e più efficiente.

    Se poi ci sará qualcosa da sistemare, si farà.
    L’importante oggi è muoversi perchè così com’è
    (e come si vorrebbe far rimanere col No), non funziona.

    La costituzione deve evolversi, così come si evolve il mondo.
    L’Italia deve evolversi per non affondare.
    giorgio vismara

    RE Q
  5. #5 scritto da citta ideale il 28 novembre 2016 16:58

    Più semplicemente,
    come già scritto,
    la struttura partitica apicale d’allora,
    mentre la raccolta di voti era delegata a ras locali,
    Ha dato luogo alla politica correntizia.

    Al riguardo il superamento si è cercato di impostarlo mediante
    una nomina dalla segreteria
    dei capilista su scala nazionale.

    Funzionerà?
    Sarà da vedere, ma è un tentativo

    L’alternativa di un qualsiasi premier che
    deve chiedere il permesso a tutti
    prima di andare in bagno, che non può far altro che governare
    per ripartire il potere e condividerlo con quasi tutti

    per il paese è una condanna all’immobilismo

    Basta saperlo e scegliere a ragion veduta

    RE Q
  6. #6 scritto da Andrea D. il 28 novembre 2016 20:19

    Sig. Vsimara, se a Lei l’indebolimento, o addirittura il venir meno, dei contrappesi democratici
    (elezione CSM, Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica),
    la perdita di sovranità popolare (un senato non più eletto),
    la confusione istituzionale (nell’iter, nelle maggioranze con un senato che non si elegge e non si scioglie più, nel testo stesso della riforma, confusa, pasticciata e, per certi versi, contraddittoria),
    il ritorno al centralismo anni ’80 (tanto per citare gli aspetti più significativi, ma ce ne sono molti altri che ho già toccato in precedenza e che non sto a ripetere),
    appaiono arrampicate sugli specchi, non posso farci molto.
    Si cambia, ma si cambia in peggio!
    NO, grazie!

    RE Q
  7. #7 scritto da Massimo Giorgio vismara il 29 novembre 2016 15:09

    Preferisco toccare con mano e, magari, ricredermi,

    piuttosto che avere delle certezze da paura di cambiamento!

    Poi, ognuno faccia come meglio crede!

    Ma non venitemi a raccontar … favole.
    Non ci credo.

    RE Q
  8. #8 scritto da Andrea D. il 29 novembre 2016 16:11

    Nessuna paura del cambiamento se si cambia in meglio;

    se si cambia in peggio meglio rimanere fermi,
    questione di buon senso.
    Questa riforma cambia in peggio, per i motivi già ampiamente esposti.

    NO, grazie!

    RE Q
  9. #9 scritto da citta ideale il 29 novembre 2016 16:28

    Questa modifica, Andrea, Si propone

    > un accentramento delle decisioni di spesa;
    > il consolidamento della gestione governativa;

    Non è garanzia di risultato (dipende da chi poi verrà eletto, nel 2018)
    Perché prima il referendum non avrà effetti… (solo con la nuova assemblea)

    Sorprende la certezza su materia variabile, che dipende dal futuro,
    con strumenti che saranno modificati
    non conoscendo chi sarà messo a governare dai cittadini.

    Questa affermazione apodittica sembra qualcosa di simile al buio per i bambini.

    buona giornata

    RE Q
  10. #10 scritto da Andrea D. il 29 novembre 2016 20:11

    Punto primo, l’efficienza nella spesa si ha col decentramento e la diversificazione, non con la centralizzazione.
    In caso contrario le economie pianificate, dove tutto è centralizzato, sarebbero i Paesi più efficienti del mondo, mentre la Storia ci insegna che non è così.

    Sul secondo punto, che è solo una tua fantasia, ma a quanto pare non vuoi rendertene conto,
    non c’è nulla nella riforma che vada in tale direzione, mentre ci sono tutti gli aspetti negativi che ho elencato. NO, grazie!

    RE Q

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