Commiato non in chiesa: per il sindaco il crocefisso non ci va

Considerare il crocefisso manifestazione solo religiosa, impropria in sede  civile, è una stupidaggine. Iniziativa che il nostro sindaco comunica come cosa fatta (VEDI), così, su due piedi, senza neppure accennarne prima per sentire il parere dei Cittadini, magari anche con un referendum consultivo. Già questo agire che vorrebbe essere “decisionista”,  abituale prassi di questi autocrati sedicenti democratici, è un’offesa fatta a tutti.

Si vada a riguardare le immagini del Cristo in croce, in tutte le forme dipinte e scolpite in legno da oltre millecinquecento anni e ne tiri fuori una, una sola, nella quale vi sia una manifestazione d’imperio, una volontà di ridurre a sudditi obbligati al Credo, a imporre i riti della liturgia. Come fa a identificarsi a questa interpretazione, opporsi al sentimento di tutti. Ritenerla una offesa per chi non vive entro l’ecclesia o vuole starne fuori?

Una religione che ha come suo simbolo il Dio fatto Uomo inchiodato sulla Croce… a chi mai può generare paura, odio o ripulsa? A nessuno. Essendo un simbolo, con la croce si è identificata nei secoli la Chiesa, con le sue umane miserie in mezzo ai molti meriti, a cominciare dai primi secoli: la custodia e la difesa della cultura poi divenuta Occidentale. Ma anche le guerre di religione, l’incomprensione verso il pensiero scientifico (Galileo e altri); questo da noi.

Anche la religione praticata dalle potenze coloniali, in quanto tale parificabile a queste dai popoli soggetti. Non imposta con la forza dai missionari almeno negli ultimi secoli (con il Sud America è andata diversamente). Finita da tempo la ripulsa “positivista” della chiesa controriformista; quando Flaubert che in Madame Bovary descrive l’abitudine del padre di ordinare sistematicamente un sanguinaccio ogni Venerdì Santo, spregio contro l’oscurantismo. Finita l’ossessione antireligiosa che se la prende con i simboli.

Di queste storie siamo spalmati, siamo fatti, signor sindaco. Cosa siamo oggi dipende in modo inestricabile dalle nostre origini. Croce quale segno che ha identificato la Religione Cristiana nei secoli, ma soprattutto segno del messaggio di quest’Uomo unico che duemila anni fa ha indicato  il principio del vivere: “ama il tuo prossimo come te stesso”. Simbolo religioso ma anche etico, civile, storico: noi Occidentali siamo  partiti da lì, da questo Dio fatto Uomo a braccia spalancate sulla Croce.

Prima di decidere, affrettatamente, ciò che a lei passa per la testa, si vada a leggere (o rileggere se l’avesse dimenticata), una frase entro una sentenza della Corte Europea riguardo all’esposizione in luoghi pubblici di questo simbolo:

Il crocefisso non è solo un simbolo religioso, ma «…identitario [...], frutto e simbolo dell’evoluzione storica della comunità italiana e di un’antichissima e ininterrotta tradizione ancora oggi attuale e fondata sui principi e sui valori democratici e umanitari delle civiltà occidentali»

Quindi non si periti di porre o distogliere dai locali pubblici questo simbolo, che a Buccinasco non può offendere nessuno, da cui nessuno può sentirsi offeso o prevaricato. Liberi poi coloro che lo volessero, di chiederne per l’uso cui lei ha adesso disposto, di velarlo o toglierlo, avendo cura di riporlo al suo posto alla fine della funzione di commiato. Oscurantisti costoro, ma liberi di farlo. La decisione preventiva del sindaco no, è prevaricazione, relativismo privo di riferimenti.

Anche riconoscendo le nostre radici,  fermamente difendendo la nostra identità, lei può svolgere una funzione formativa per chi proviene, in misura crescente, da luoghi ove la Croce diventa anatema. Perché conoscano, imparino, rispettino e diano il giusto valore al simbolo, parte della nostra storia: ciò che noi siamo, che noi sentiamo, che noi vogliamo si  rispetti.  Ci ripensi e faccia mettere questo simbolo in quel luogo: ammesso che ne abbia il potere, non può imporre una scelta del genere a tutti i Cittadini di Buccinasco.

PER LA DIFESA DEI NOSTRI VALORI
RICORDO DELLA NOSTRA STORIA
IDENTITA’ NON RINUNCIABILE DELLA COMUNITA’

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