Istruzione a Buccinasco: scuole e doveri dell’amministrazione

Nel Consiglio di Mercoledì è giunta la ratifica del Piano per il Diritto allo Studio di quest’anno scolastico. Non sappiamo perché dopo mezzora di beghe da cortile del sindaco che, mestiere usuale, giustifica le criticità abitative d’emergenza attribuendo la responsabilità ad altri; latte, latte intero alle ginocchia e ce ne siamo disinteressati. Perdona loro perché non sanno quello che fanno; la frase è già sentita e riguarda altri ben più elevati momenti della storia dell’uomo, ma la frase viene a pennello.

Prendiamo l’argomento della scuola statale e gli adempimenti come li affronta il Comune.  I lettori penseranno a cosi implementali la cui assenza è sempre più avvertita come seria e indifferibile:  educazione civica pratica e diffusa; principi di programmazione informatica; uso funzionale di PC e tablet; principi di base dell’economia. Niente di tutto questo; se si esclude la lingua inglese, ecco cosa viene comunicato:

Ieri sera abbiamo approvato in Consiglio comunale il piano di diritto allo studio. Il Comune stanzia oltre 2 milioni di euro alle nostre scuole statali per finanziare tutti i progetti educativi e l’assistenza agli alunni con problematicità. Dal teatro all’educazione alla legalità e antimafia, dalla programmazione informatica all’educazione contro la violenza di genere, dallo psicologo gratuito alle lingue, fino al contributo economico per mantenere le rette della mensa tra le più basse della zona. E poi la novità di quest’anno: la filosofia alle elementari! Abbiamo esaudito ogni richiesta proveniente dalle scuole per dare il massimo ai futuri cittadini di Buccinasco!

Questo è invece il documento approvato (VEDI); si invitano i lettori a leggere, per comprendere le differenze. Cominciando dalla cifra: non sono due milioni dedicati quale costo implementale alle scuole (da cui sono rigorosamente escluse le scuole pubbliche parificate (definite private). La convenzione con la scuola d’infanzia di Romano Banco è inserita fra le spese.

La descrizione delle strutture scolastiche è dettagliata. Ma manca il parametro che misura il merito economico: quanto costa l’alunno alle singole scuole, mettendo in ordine tutti i costi di ciascuna scuola. Il confronto è indispensabile per consentire un merito a chi è più virtuoso, riconoscendolo oggettivamente. La qualità dell’insegnamento è autodefinita da ciascuna scuola; il confronto viene evitato.

Vengono assegnate alle scuole costi riepilogati per plessi scolastici con importati che tutti i Cittadini erogano: 165mila euro alle sole scuole pubbliche via Aldo Moro e Rita Levi Montalcini. 22mila euro per attività sportive; 12mila per la biblioteca (che fornisce libri didattici, è da presumere in prestito); 50mila per psicologia scolastica; teatro; filosofia…. Riguardo a ciò che viene definito “programmazione informatica”, sta scritto “nell’ottica di un utilizzo consapevole dei giochi e degli strumenti digitali”!

Non sono necessarie valutazioni. Tutti da questa descrizione possono capire quali sono le ragioni di un ritardo educativo che si fa cronico, che ci lascia indietro. Il mondo cambia ogni giorno ma qui di cerca di tamponare alla meno peggio le criticità che in senso intuitivo vengono percepite. Manca un progetto complessivo, un indirizzo con principi codificati e approvati. Restiamo a un apprendimento dai criteri vecchi di un secolo, alla formazione  “umanistica”, che mette in secondo piano la meccanica, i numeri, la scienza, nelle sue evoluzioni.

  1. #1 scritto da Andrea D. il 28 ottobre 2016 14:42

    Ho dato una veloce scorsa al documento e mi colpiscono due cose.

    La prima è la solita questione degli indicatori ISEE verso i quali esprimo la mia ferma contrarietà:
    o il sistema fiscale è proporzionale (flat tax) e allora potrebbe aver senso differenziare l’offerta di servizi in base al reddito o,
    come accade in Italia, è progressivo
    e allora strumenti come l’ISEE si traducono in una doppia tassazione del reddito!

    Paghi molte più tasse perché hai un reddito più alto e quando hai bisogno dei servizi te li devi anche pagare (la terza fascia ISEE paga la mensa come i non residenti, cioè, presumo, senza alcuna agevolazione, in caso contrario qualcuno mi dovrebbe spiegare perché si danno agevolazioni, comunali, ai non residenti).
    Semplicemente abominevole!

    La seconda è il costo dello sportello psicologico: 50.000 euro all’anno.
    A me sembra una cifra enorme.
    Considerando uno costo standard di 50 euro all’ora (cifra che su un contratto a volume si potrebbe ridurre anche della metà)
    considerando i 200 giorni di scuola
    vorrebbe dire avere almeno 5 ore (10 se si spuntasse un costo di 25 euro l’ora)
    per ogni giorno di assistenza psicologica.
    Sicuri che siano soldi spesi bene? Non si potrebbe ottenere lo stesso livello di servizio spendendo (molto) meno?
    Tanto non sono soldi loro!

    Non mi addento nei rivoli di spesa per questo o quel progetto, dall’ANPI (l’ANPI??? mah?!?) al progetto AMSA, nominalmente finanziato dall’AMSA stessa in realtà profumatamente pagato dalla collettività all’interno di un contratto milionario,
    ai tanti altri benefit ad associazioni varie ovviamente scelte su basi squisitamente meritocratiche
    e non per amicizia/vicinanza politica, giusto?

    Filosofia nelle classi IV e V? Scelta curiosa.
    Quello che non mi è chiaro è il costo complessivo di tutti questi “bei” progetti!

    Un’ultima annotazione:
    perché invece del solito modo di procedere in maniera centralista e uniformante non si stanziano dei fondi, in un ottica di differenziazione e competizione, per ogni scuola, lasciandole libere di presentare i progetti ritenuti più interessanti?

    In questo modo sarebbero le famiglie a poter decidere chi spende meglio i soldi, premiando chi fa scelte azzeccate e punendo chi non le fa.
    Per finire,
    perché escludere dalle iniziative complementari le scuole pubbliche paritarie?

    Chi le frequenta non è un cittadino residente come tutti gli altri?
    Ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B?

    RE Q
  2. #2 scritto da citta ideale il 28 ottobre 2016 15:01

    Considerazioni esemplari, e altro ancora si potrebbe scrivere nel merito.

    per le scuole pubbliche paritarie…
    falsamente considerano una erogazione di favore alla scuola d’infanzia,
    mentre è un investimento che consente alla comunità un servizio di prim’ordine
    spendendo molto meno per unità (per bambino)
    Dovessero fornire il medesimo servizio con struttura comunale come piace a loro,
    noi cittadini spenderemmo almeno 1,5 milioni in più, ogni anno…

    Non sono ragionieri,
    fanno contabilità mettendosi prima il naso di carta alla Pinocchio,
    per poter praticare la statalizzazione più inefficiente,
    tutti con la medesima spesa,
    i bravissimi,
    i discreti,
    gli scarsi,
    quelli da scartare,

    meccanismo che premia il far meno, il far peggio…
    (con i nostri soldi!)

    buona giornata Andrea

    RE Q

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