Bar Ritual: si rivede l’anima di coniglio a Buccinasco?

I lettori ricorderanno la nostra ipotesi da amministratori tremebondi a seguito del rifiuto di aderire all’evento “cento comuni contro le mafie” promosso da ANCI. I nostri amministratori si opposero e non aderirono con un paio di comunicazioni interviste (VEDI). Ce ne volle perché, dopo un paio di mesi dal rifiuto e di totale silenzio, a sorpresa, mettessero in sala consiliare il cartello “aggiustato” che poteva leggersi come una cosa superata, non attuale.

Ne abbiamo ora un secondo esempio, da assimiliare al precedente. Ricostruiamo la questione con l’aiuto (non voluto) del succedersi di dichiarazioni ufficiali (VEDI), e altre su facebook dall’ufficio stampa, avendo avuto tempo e modo di risalire alle norme, agli obblighi dell’amministrazione, di cui sembra si siano dimenticati.

La norma innanzitutto: è falsa la dichiarazione che l’amministrazione non ha poteri di intervento sull’apertura di attività, che basta inoltrare la dichiarazione al comune (sarebbero con le mani legate). La norma attuativa del ministero è criptica (VEDI). L’interpretazione della norma da uno studio di consulenza molto più chiara:

Legge 124  27 08 2015 Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) In particolare, l’articolo 3 disciplina i meccanismi del silenzio-assenso con tempi certi, prevedendo che le Amministrazioni competenti comunichino il proprio assenso o nulla osta entro trenta giorni dal ricevimento del provvedimento. Decorso tale termine, suscettibile di interruzione una sola volta in caso di esigenze istruttorie o richieste di modifica, scatta il silenzio-assenso.

Non ci sono dubbi: dal momento del ricevimento l’amministrazione ha 30 giorni di tempo e può perfino prolungarlo per esigenze istruttorie. Il sindaco non ha usato il tempo disponibile per individuare le eventuali condizioni ostative alla prosecuzione dell’attività.

Approssimandosi la scadenza del silenzio/assenso, solo il 31 Marzo (lo dice l’ufficio stampa) se ne va dal Prefetto per “esternargli le sue preoccupazioni”. Il suo dovere d’intervento lo trasferisce all’esterno, ma lo fa al limite, di fatto consentendo che scatti il silenzio/assenso.  Il Prefetto, superando il silenzio/assenso, di suo, ha ordinato alla nostra P.L. di chiudere e sigillare.

Ma c’è di più. Nel comunicato si racconta che il giorno 9 Marzo i carabinieri di Buccinasco, svolgono da parte loro,  una verifica nel locale e stendono una relazione (una informativa), che presumibilmente inoltrano a chi di dovere. Fra i destinatari c’è anche il sindaco, la consegnano e protocollano, descrivendo ciò che a loro parere rappresenta un motivo di grande attenzione. Il sindaco l’avrà letta il 31 marzo o giù di lì?

La documentazione presentata è del tutto completa? I controlli sono stati svolti approfonditamente? Soprattutto, dalla la situazione descritta dai carabinieri, i certificati antimafia c’erano tutti? Perché il problema è qui. La Prefettura non può deliberare in merito se tutti gli elementi oggettivi corrispondono alla legge; e sono completi. Se le verifiche e accertamenti compiuti dalla Prefettura hanno portato alla chiusura d’autorità, qualcosa che non va bene deve esserci. Chi e cosa a Buccinasco non ha funzionato?

Una volta intervenuta la deliberazione della Prefettura che intima alla P.L. di eseguire la chiusura, la P.L. procede.  Ordine che è del Prefetto, però.  Non un atto del sindaco!  Ecco che dopo i sigilli,  il sindaco disattento (o pusillanime) esagera, vuole prendersi il merito. Forse per coprire il suo comportamento assente: riproponiamo cosa dice,  falso nei tempi che descrive,  ilgiorno (virgolettato):

«L’apertura ha suscitato subito preoccupazione – per questo ho voluto incontrare personalmente il prefetto per esprimere le perplessità legate a quel cognome che a  Buccinasco conosciamo molto bene, nostro malgrado, e riporta alla mente landrangheta e gli anni neri per il nostro territorio. Abbiamo subito inviato comunicazione al gruppo ispettivo dell’antimafia».

Colto con le mani nella marmellata: solo a parole dopo che altri lo hanno tolto dalle sue obbligazioni. fa suonare le campane e… armiamoci e partite, …. col fuciletto di legno, dal balcone del municipio. Il piglio severo, risoluto, deciso, di un coniglio che non ha paura (si badi che l’ipotesi della paura è la meno grave, in questa vicenda: potrebbe, solo teoricamente s’intende, essere peggio, molto peggio).

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