‘Ndrangheta, Maiorano, PD e gli anni che passano

Ieri Buccinasco ha visto la chiusura, con tanto di sigilli, di un locale pubblico aperto da poco vicino alla chiesetta di  san Biagio, ordinata dal prefetto perché (parole di un comunicato del sindaco Maiorano:

«interdire l’esercizio commerciale, in quanto sono stati constatati elementi sintomatici e rilevatori che legano la società, di proprietà di Serafina Papalia, con la malavita organizzata».

Sindaco che continua così (VEDI ilgiorno), forse dimenticandosi che l’autorizzazione all’apertura avvenuta qualche mese addietro, è stata rilasciata dagli uffici comunali:

«L’apertura ha suscitato subito preoccupazione – per questo ho voluto incontrare personalmente il prefetto per esprimere le perplessità legate a quel cognome che a  Buccinasco conosciamo molto bene, nostro malgrado, e riporta alla mente la ‘ndrangheta e gli anni neri per il nostro territorio. Abbiamo subito inviato comunicazione al gruppo ispettivo dell’antimafia».

Questa dichiarazione del sindaco ci fa tornare alla mente qualcosa di notabile, che è bene descrivere, per capire cosa è stata la gestione trascorsa del nostro sindaco d’oggi, del vicesindaco e dell’ex sindaco pro tempore, quando gli anni neri dei sequestri che hanno coinvolto il territorio erano da qualche anno trascorsi. Che quindi, lui sindaco, il sindaco dell’epoca, con i suoi amministratori, ben conoscevano anche allora.

Siamo al 2004 o giù di lì: i documenti sono disponibili ma non vogliamo calcare la mano pubblicandoli. Nella vicenda poi finita in tribunale sul condizionamento ambientale che riguardava Buccinasco, processo nel quale la magistratura si è proposta una condanna con il 416bis, che ha ottenuto in prima battuta, che è andata un paio di volte avanti e indietro fra la cassazione di Roma e la corte d’appello di Milano.

Nell’impianto accusatorio ci hanno fatto entrare, in modo consistente ma parte dell’impianto che doveva dimostrare il condizionamento ambientale, anche la discarica a cielo aperto, i 60mila metri cubi che l’amministrazione non è riuscita a impedire, che non ha ordinato il sequestro del cantiere, ecc. questa la faccenda principale .

Di contorno nel processo l’accusa si è proposta la dimostrazione del condizionamento ambientale presentando al processo vicende diverse che hanno riguardato anche altre zone di Buccinasco (Rovido, ad esempio), ma anche altre. Le auto bruciate e gli avvertimenti consegnati al sindaco. Fra queste cosette anche l’esecuzione di “lavori di movimento terra” impropri, eseguiti da una società del tipo di quella oggi oggetto del sigillo prefettizio.

Si tratta: l’inserimento della società allora in questione nell’elenco dei fornitori del comune, per poi accordare  a questa due lavori dell’importo cadauno di 20mila euro (limite oltre il quale sarebbe stata obbligatoria la gara). Se ne ricorda il sindaco d’oggi di quelle due assegnazioni?

Se andasse a verificare, visto che la memoria sembra fargli velo, i rendiconti della società che chiedevano al comune il pagamento, troverebbe una firma che certamente ben conosce: la firma che recano i due documenti, a nome della società, è proprio quella della signora che oggi cita nel comunicato: Serafina Papalia. Quindi? Non è morta, secondo lui, la ‘ndrangheta a Buccinasco, come ha preteso di modificare nei manifesti?

Chiarisca il sindaco come è stato possibile che la società, con quella amministratrice, ottenesse quale mese fa la autorizzazione all’esercizio, con quel nome a lui ben noto ma di cui si ricorda a corrente alternata.   Adesso gli è tornata la memoria, oppure, dopo l’ordine del prefetto, fa diventare un suo merito la conclusione d’oggi ?

  1. #1 scritto da citta ideale il 13 ottobre 2016 10:59

    Non sappiamo se sia questo articolo o il succedersi dei commenti su Facebook, fatto sta che esce stamattina (datato ieri) un comunicato sul sito del Comune che di nuovo racconta la storia.

    Il comune sostiene che non sono più richieste autorizzazioni per aprire un’attività, basta la comunicazione SCIA al comune (che deve contenere una serie di elementi fra i quali nomi di gestori e responsabili, ecc.).
    La questione è nominalistica perché, ricevuta la SCIA il comune deve verificare e valutare la situazione provvedendo di conseguenza.

    Il comune al riguardo è assente, tanto che, lo spiega il comunicato stesso, sono i Carabinieri a effettuare l’ispezione, protocollando in comune la relazione, dicendo: guarda che qui vi sono persone con queste caratteristiche….

    Perché i carabinieri ritengono di dover informare il comune (protocollando, quindi in via ufficiale, non informalmente) se questi non ha alcun potere di intervento?
    (il comunicato non precisa)

    Allora, solo allora dice il comunicato, il comune allerta Prefettura, antimafia ecc.
    (cosa che certamente, avranno prima già fatto i carabinieri, non vi sono dubbi)

    Gestione migliorabile…. diciamo così.
    Forse il cartello che recita: qui la ‘ndrangheta ha perso,
    è stato interpretato male,
    non come auspicio ma faccenda chiusa.

    RE Q

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth