Tangentopoli come sta finendo: tutti onesti e puliti (o quasi)!

Fra i politici che hanno fatto uso di denari del Comune, della Provincia, della Regione o di altre istituzioni pubbliche, a fini personali, per andare al ristorante, comprare regali alla famiglia, per viaggi di piacere in giro per il mondo e via scialando, sui media sembra primeggiare in faccia di bronzo l’ex sindaco di Roma (300mila euro di spese non istituzionali). Non tanto perché sia l’unico, quanto per il rilancio mediatico (nel quale forse importa il NO al referendum di cui, dopo un silenzio tombale, si dichiara assertore, impegnandosi in un giro di propaganda  per l’Italia).

Nel nostro paese vige il diritto romano in declinazione napoleonica, mica come nei paesi anglosassoni, nei quali qualsiasi giudice non ci avrebbe messo molto a mandare tutti in galera, togliere loro il diritto elettorale passivo (essere eletti), rimborsare fino all’ultimo centesimo, con sanzioni economiche enne volte il peculato. Lì il giudice è interprete del sentire sostanziale delle questioni; cui si aggiunge il residuo principio puritano.

Guardiamo un po’ come i nostri giudici hanno variamente giudicato, le questioni di impiego ad uso privato dei danari (le nostre tasse o bellamente aumentando il nostro debito). Precisiamo che queste assoluzioni sono quasi tutte al primo grado e che, in molte, la procura ha proposto appello. Ma la sequenza di motivazioni mostra davvero la vergogna di un sistema che dà l’idea di un peculato diventato irresponsabile, di fatto legalizzato.

La Procura di Torino sostiene che, in effetti, non si riscontravano propriamente “spese pazze” ma una sistematica “distrazione di fondi” da spese istituzionali ad altre relative all’attività politica dei singoli consiglieri. Il banchetto di nozze, i regali di natale, i fiori e le cene allargate possono anche rientrare nella categoria. Nessun ladrocinio, insomma, semmai uno “sviamento di fondi”.

(A Milano?) Gli imputati vengono poi dichiarati incolpevoli “stante la loro buona fede”, perché tratti in “errore” da una prassi e da regolamenti in capo ai consigli mai del tutto chiari, …. nell’indicare i vincoli di destinazione per spese di “rappresentanza”, “segretaria” e “attività politico-istituzionale”. Così, sempre “per errore”, ci sarebbero finiti in mezzo agli scontrini il salame, il banchetto di nozze per la figlia, etc

Parla di una “zona grigia” …il gup di Bologna… che ha assolto i primi tre ex consiglieri sui 41 finiti a processo in Emilia Romagna ….. Il “bianco” sono le cene, le feste politiche, le consulenze e le trasferte. E’ una scelta del singolo, argomenta il giudice, se spendere un mucchio di soldi per queste attività oppure no. Una scelta di “natura squisitamente politica” sulla quale non può intervenire una valutazione del giudice e conseguentemente sanzione di tipo penale”. Il “nero” sono le spese incongrue, abnormi o giustificate da documentazione falsa. Oltre questi casi, il giudice non può andare.

In Friuli l’inchiesta era partita con 22 indagati. .. 18 consiglieri vengono assolti dal GUP perché il “fatto non sussiste”. …. “Queste vicende  “sono nate sulla scia dell’inchiesta …. nel Lazio, ma in Friuli-Venezia Giulia nessuno di quei fatti è riconducibile, per le persone assolte, all’esempio del Lazio”. Il distinguo: “Un conto è prendere denaro del gruppo per versarlo sul proprio conto corrente o per acquistare immobili, ma in Friuli-Venezia Giulia non c’era nessuna contestazione di fondi utilizzati in questo modo”. In effetti il pm aveva contestato acquisti meno impegnativi: pneumatici, passeggini per bambini, profumi, gioielli, acquisti di pesce, lavatrici. E una quantità di scontrini enorme riferita ai viaggi: da Cortina a Parigi e fino all’Estremo Oriente (soprattutto in periodo estivo). Spese per un totale di 350mila euro.


Si può continuare con l’elencazione di assurdità giustificative di magistrati nelle quali manca del tutto il principio dell’onestà, della probità, della “onorabilità” che deve possedere e soprattutto praticare un pubblico amministratore. Impressiona la diffusa indifferenza del sistema giudicante italiano rispetto a questi valori. Ma, verrebbe da chiedersi, è sempre stato così? No, non è sempre stato così, questo è il risultato della reazione del “sistema” alla tangentopoli  degli anni ottanta.

Il “sistema partitocratico” si è proposto il superamento di tangentopoli (che ridusse in cenere diversi partiti, tranne il PD). Superamento individuato come  sterilizzazione della giustizia, con norme e procedure, condizionamento dei giudici, insomma in qualche modo legalizzando il peculato (l’uso a fini propri dei nostri denari): “sistema” perché a questo risultato hanno tutti lavorato, senza eccezioni (tranne M5S), in prima linea il PD,  perché al’irresponsabilità si arrivasse.

Se i Cittadini non schierati si rivoltano a queste situazioni da repubblica delle banane, dall’illegalità che diventa sistema, viene da domandarsi: i Cittadini schierati, quelli che sono iscritti a questi partiti o che accordano loro fiducia, il voto: non sentono la vergogna personale di sostenere,  questa casta che si fa i propri affari grazie al loro supporto?

SENTENZE CHE FANNO VERGOGNARE IL PAESE
NEL SILENZIO SOSTANZIALE DEI MEDIA
SOTTOMESSI O COMPERATI
I CITTADINI HANNO I DOVERE DI BUTTARLI A MARE

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 10 ottobre 2016 12:08

    La realtà, molto banale anche se può non piacere, è che la discrezionalità sull’impiego di questi fondi è massima (come troppo spesso accade nelle istituzione burocratiche dove, a dispetto di leggi e regolamenti, che vengono rispettati solo pro forma, si fa ciò si che vuole, con buona pace dei regolatori che si affannano a mettere norme su norme che appesantiscono solo le procedure senza produrre risultati concreti) e uno ci può fare, più o meno, ciò che vuole.

    Non c’è rimedio “politico” o “giudiziario” a questi fatti e non è invocando la ghigliottina sulla pubblica piazza – che quando non applicata seguendo la legge, anche se poi ci si indigna per le sentenze come in questi casi, finisce con l’essere parimenti discrezionale – che si otterrà l’effetto desiderato.

    L’unica soluzione è togliere il più possibile questi fondi dalla loro disponibilità.
    Li si lascino alla libera iniziativa privata che poi si occuperà anche del controllo e che sarà rapidissima nel “chiudere i rubinetti” qualora dovesse ritenere l’impiego dei fondi non consono.

    Vediamo il rovescio della medaglia: consigli regionali decimati, amministrazioni spodestate dal clamore mediatico di “improvvide” (lo possiamo dire alla luce dei fatti?) inchieste giudiziarie che hanno portato, tanto per fare un banale esempio, alla caduta di un’amministrazione democraticamente eletta (anche se inaspettatamente) per cosa?

    Per una contestazione sull’acquisto di un paio di mutande?
    Questo vi fa sentire un Paese migliore e più civile?
    O vi sentite truffati e turlupinati?
    Volete davvero più ghigliottine nelle piazze?
    Credete davvero che chi le azionerà sarà nettamente migliore di chi ci rimetterà la testa?

    Auguri!

    RE Q
  2. #2 scritto da citta ideale il 10 ottobre 2016 13:35

    Una visione diversa quella di Andrea, che non ci convince.

    Amministrare danaro pubblico è un compito che in ogni sua fase deve essere trasparente.
    Ridurre lo sconcio dell’uso privato e ludico di danari pubblici a un paio di mutande verdi, è una banalizzazione che non si riesce ad apprezzare.

    Fermo restando che le disponibilità di spesa della politica devono essere ridotte a un decimo delle attuali.
    (una analisi di un annetto fa riconduceva l’importo complessivo della “politica” compresi gli incarichi in enti e società a controllo pubblico, a 23 miliardi l’anno)

    Il peculato è uno dei reati, delle situazioni peggiori in cui può trovarsi un pubblico amministratore.
    tale da meritare il pubblico disprezzo e la fine, ingloriosa, di ogni incarico pubblico o fiduciario.

    Nessuna ghigliottina, solo considerare ciò che afferma la legge e le norme per un pubblico amministratore:
    la probità, la assoluta trasparenza, l’etica del comportamento.

    Se viene a mancare questa “onorabilità”, la persona è indegna del ruolo ricoperto
    (si trattasse anche solo di un paio di mutande verdi)

    Questi i principio, che crediamo non siano negoziabili.
    Quanto ai giudici che, dimenticandosi della prima condizione per svolgere un incarico pubblico sopra citata,
    riescono a trovare fra le regole ingarbugliate la scorciatoia per evitare il reato,
    questo è il problema, gravissimo, del sistema partitocratico, diventato tanto diffuso
    da sporcare tutti gli italiani, farli vergognare di fronte a cittadini europei o altri.

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 10 ottobre 2016 17:55

    Il nocciolo della questione, da lì la differenza di vedute, verte sul fatto che si tratti o meno di fondi pubblici: a mio avviso, nel momento in cui i fondi vengono trasferiti al privato, al partito, cessano di essere fondi pubblici e diventano soldi privati, sui quali ognuno si regola come meglio crede, non essendoci e non potendovi essere dei limiti al loro utilizzo (se non talmente generici da farvi ricadere dentro tutto, o quasi, compreso il pranzo di nozze della figlia).

    Questo è il problema.
    Quello che va preteso è che ci sia una rendicontazione dettagliata e trasparente delle spese effettuate (non necessariamente pubblica perché, ribadisco, sono soldi privati), sulle quali si devono pronunciare, per valutarne la congruità e/o efficacia, gli iscritti al partito, magari istituendo al proprio interno specifici comitati di controllo e di vigilanza, fermo restando che qualche minuzia può sempre sfuggire (tu che hai gestito imprese private sai bene che è impossibile o che sarebbe possibile, ma con una spesa che non vale la resa, il controllo minuzioso di ogni singola voce, anche la più piccola).

    Parliamoci chiaro, così come è ignobile l’atteggiamento dei media che sbatte il mostro in prima pagina, anche se i fatti restano tutti da provare (e poi limita le notizie delle assoluzioni a un misero trafiletto nelle pagine interne), anche la generalizzazione di una magistratura che dà il liberi tutti appare sbagliata: nel processo per la rimborsopoli piemontese ci sono state sì 15 assoluzioni, tra cui l’ex Presidente Cota (perché il fatto non sussiste!), ma anche 10 condanne tra esponenti di vari partiti!

    La magistratura, a cui non riconosco il dono divino dell’infallibilità, valuta i fatti, il problema è che i processi in Italia si fanno prima sui media e solo dopo, nella quasi totale incuranza, nei tribunali e per la maggior parte di cittadini permane il sospetto, indelebile, che, con tutto quello che hanno letto, qualcuno sarà anche stato assolto (non per prescrizione si badi bene, ma con sentenza), ma si tratta solo di svarioni perché qualcosa devono pur aver fatto!

    RE Q
  4. #4 scritto da citta ideale il 10 ottobre 2016 18:14

    Parliamo di cose diverse, Andrea.

    Che la Regione dia ai gruppi soldi da spendere per motivi legati alla loro funzione (caso Losito, per esemplificare)
    Non significa poi che il gruppo che riceve quei danari può farne ciò che vuole
    > Deve rispondere alla Regione,
    > Deve rispondere ai propri elettori
    > deve rispondere allo Stato per un comportamento che è certamente estraneo al comportamento di ONORABILITA’
    che i soggetti nello svolgimento della loro funzione devono (sono tenuti, obbligati) mantenere.

    Chi deve intervenire?
    Credo che se cerchiamo giustificazioni nelle assenze, nelle omissioni, nelle carenze normative,
    nella rispondenza del comportamento a una fattispecie penale o meno,
    Non ne usciamo.
    Saremmo immersi in una melma appositamente così costruita, perché si facciano gli affari propri (coloro che li fanno)
    perché emerga una condizione di irresponsabilità.
    Le motivazioni dei giudici che sono riportate nell’articolo sconcertano…. per l’assenza di qualsiasi richiamo alla condizione di lealtà, probità, onorabilità, che pure le norme prevedono.

    Quando poi il sindaco di una città (esempio Marino), fa uso di denaro pubblico per pagarsi cene o viaggi (300.000 euro), qui non siamo nella condizione di denari diventati privati.

    proprio non trovo giustificazioni e l’indignazione la ritengo un dovere.

    buona giornata

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 10 ottobre 2016 20:39

    Eppure Marino, che per inciso mi è simpatico come una scheggia sotto le unghie, è stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste per un’imputazione e perché il fatto non costituisce reato per l’altra.

    Si ritiene indegno il modo con cui ha gestito i fondi a disposizione?
    Legittimo, ma si fa valere il proprio punto di vista alla successiva tornata elettorale.
    Se ogni volta che qualcuno si sente urtato nella propria sensibilità dal modo in cui i politici gestiscono i denari ci dovesse essere la decadenza del politico con l’indizione di nuove elezioni, la democrazia sarebbe bell’e morta.

    Non sto a fare un’analisi legislativa in materia – che è un coacervo di norme rabberciate nel tentativo, illusorio, di regolamentare le spese ed evitare abusi (si è perfino introdotto il controllo della Corte dei Conti) – ma il concetto è semplice: o si decide che i partiti non devono avere fondi (opinione legittima) o si decide che li debbano avere (altrettanto legittima).

    In quest’ultimo caso i fondi devono uscire dal perimetro pubblico e confluire sotto il controllo privato.

    I concetti di “lealtà, probità e onorabilità” sono talmente vaghi e opinabili da non avere presa.
    Lealtà a chi?
    Probità in che termini?
    Onorabilità in merito a cosa?

    Chi stabilisce quali siano i parametri di riferimento, dove e quando scatta la soglia oltre la quale non si è più leali, probi od onorabili?

    Se demandiamo il giudizio alle norme penali, allora chi non subisce una condanna è, per definizione, leale, probo e onorabile; se, invece, ognuno vuol sentirsi libero di fissare il limite a proprio piacimento la cosa è in sé legittima, ma ricadiamo nell’opinione personale che si esprime e fa valere in cabina elettorale.

    Perché sia ben chiaro, se si immagina che il politico sia una sorta di santo e asceta si vola alto verso una meta ideale, ma distante dalla realtà e difficilmente realizzabile, meglio esserne consci onde evitare bruschi e spiacevoli risvegli.

    RE Q
  6. #6 scritto da citta ideale il 10 ottobre 2016 21:00

    Non santo, non asceta,
    ma garante della lealtà e probità del suo comportamento.

    Non è la legge che deve stabilire chi è degno o indegno di svolgere la funzione del rappresentante dei cittadini.
    In ogni organismo non economico, un club una associazione, esiste il collegio dei probiviri,
    che non giudica di un reato o meno,
    che semplicemente valuta se la persona ha avuto un comportamento corrispondente all’immagine che si vuol dare e trasmettere.
    Delibera, e basta.

    Se un membro della Società del Giardino, del Rotary, dei Lyons (un esempio) confondesse le tasche proprie con quelle del club, quale che sia la natura del comportamento,
    verrebbe accompagnato alla posta senza discussioni.

    Se è vero per questi organismi, non può esserlo per la più alta delega possibile in uno stato: dal consigliere, al parlamentare al ministro, il sindaco ecc.?
    Forse che svolgere questo altissimo compito è inferiore per onorabilità a quello di un segretario del Rotary? al Consigliere nella Società del Giardino?

    O non è forse vero che i politici che si sono succeduti hanno rimosso questi meccanismi e l’onorabilità la stabilisce il codice penale?

    Torniamo al punto già trattato in precedenza:
    l’onorabilità del cittadino che non svolge funzioni di rappresentanza elettiva richiede un livello superiore,
    non può essere il codice penale a stabilire se è degno o meno!

    Considera poi l’effetto a caduta sui comportamenti dei cittadini:
    Il sindaco Marino ha speso in viaggi e cene in famiglia denari del comune di Roma? e questo non provoca effetti di ripulsa nel sistema?
    Allora io Mario Rossi, che per caso mi trovo fra le mani denari della cassa aziendale, non posso fare altrettanto?

    Il messaggio sociale qual’è?
    La strada in discesa del profittare dell’occasione, la corruzione che diventa quasi legittima….

    siamo su sensibilità diverse, Andrea

    buona serata

    RE Q
  7. #7 scritto da Andrea D. il 11 ottobre 2016 11:51

    Ciò che vale per gruppi ristretti, selezionati, coesi non può essere, di norma, esteso come regola generale senza commettere grossolani errori.
    Se mi aspettassi di ricevere dal primo sconosciuto che passa per strada lo stesso trattamento che riceverei da mio fratello o dal mio migliore amico, resterei amaramente deluso.
    In ogni caso il collegio dei probiviri o come lo si voglia chiamare, altro non è che un organo privato di giudizio, peraltro presente nei maggiori partiti italiani (non dico tutti perché non conosco lo statuto di ogni associazione, i partiti sono associazioni, politica esistente, ma è prassi abbastanza normale).

    Approfittarsi della propria posizione per trarne vantaggio?
    Lo fanno Luigi, lo fanno.
    Non tutti, certo, ma molti più di quanti si possa pensare, in particolare se vengono a mancare i controlli.
    Basti pensare agli abusi che abbiamo sotto gli occhi nei settori più disparati, dalle timbrature di comodo ai certificati facili (nonostante le misure di controllo), tanto per fare un esempio, senza tirare in ballo il livello di corruzione, dilagante, che ci si ritrova davanti in paesi democraticamente deboli dove la giustizia (i controlli) non funziona – in qualche caso anche dove in teoria dovrebbe funzionare, si pensi al “famoso” caso di Frank Serpico negli USA, non esattamente il Terzo Mondo – e dove la bustarella è la prassi consolidata.

    RE Q
  8. #8 scritto da citta ideale il 11 ottobre 2016 13:12

    La corruzione e il comportamento profittatorio che fa leva sulla posizione che si ricopre
    deve, sottolineo deve trovare nel sistema di rappresentanza politica di un paese, di ogni paese,
    > la condanna corale della cittadinanza,
    > il conseguente allontanamento di chi si comporta diversamente.

    Sta scritto in vari modi in tutte le costituzioni, in tutti i sistemi politici, nello statuto di tutti i partiti.

    Che nonostante questo vi sia chi esce dal seminato, fa parte della natura umana.
    L’applicazione pratica ha diverse condizioni di efficacia, paese per paese:
    la Francia o la Germania sotto questo aspetto non vedono il medesimo livello nell’Egitto o in Burchina Faso

    L’italia in questo contesto dove sta? …..
    Questo è il problema da affrontare…
    Diffondere descrizioni possibiliste o, diciamo, di manica un po’ larga,
    del tipo più o meno lo fanno tutti,
    non è civile, non fa parte di un’etica dello stato, della democrazia moderna.

    buona giornata

    RE Q
  9. #9 scritto da citta ideale il 11 ottobre 2016 20:35

    Viene alla mente il presidente della Repubblica di Germania Christian Wulff,
    il presidente in carica che, ottenne dalla banca un mutuo in forma agevolata,…

    Dovette lasciare l’incarico, a metà mandato.

    Oppure il ministro dell’economia che, da poco nominato, risultò aver scritto la tesi copiando troppo il testo di altra persona.

    In entrambi i casi il silenzio e l’isolamento nel quale vennero ridotti, porto all’abbandono e alla sostituzione.

    i Cittadini tedeschi da questi gesti si sentono rispettati, considerano le cariche assunte, gestite da persone degne…
    insomma, ne traggono iniezione di fiducia
    Lo stato allora assume per tutti la funzione di istituzione madre, cui tutti devono uniformarsi.


    se leggiamo le baggianate dei magistrati riportate nell’articolo, a giustificare in qualche modo comportamenti indegni di persone che ricoprono incarichi pubblici…..
    Si capisce la differenza con il nostro paese.

    RE Q
  10. #10 scritto da Andrea D. il 12 ottobre 2016 00:20

    Se si vuol vedere solo quello che fa comodo, d’accordo, se invece si vuol scendere un po’ più in profondità …
    http://www.panorama.it/economia/tedeschi-mazzettari-incalliti/

    RE Q
  11. #12 scritto da citta ideale il 12 ottobre 2016 10:20

    Che l’uomo sia soggetto a deviare è nella sua natura…
    Che le istituzioni pubbliche debbano aspirare ad essere al di sopra di ogni sospetto pure…:
    l’immagine che danno di sé ai cittadini deve corrispondere alle regole che si è dato lo stato.
    Se viene meno, rischiamo di scendere verso l’inciviltà, come pure all’inefficienza che cresce
    sempre più confusi gli interessi personali e l’interesse pubblico.

    Vi sono eventi pubblici che hanno, per la loro natura, un carattere esemplare,
    l’istituzione, l’insieme delle regole e strutture deve dimostrarsi conseguente nell’esempio.
    Se le istituzioni svolgono il loro ruolo, lo Stato mantiene, anzi rafforza, la sua immagine presso i cittadini
    Viceversa… siamo in Italia o in Uganda (con le scuse per l’esempio appaiato)

    In definitiva, è una questione percentuale sia corruttela e peculato:
    più efficiente e credibile il paese che ne ha il 10% di chi ne ha il 30%

    Uno studio europeo l’anno scorso ha indicato la stima delle evasioni IVA nei paesi europei.
    A spanna si ricorda la Germania al 13%, l’Italia al 27%….
    questa differenza è data dalla diffusione, dalla propensione dei pubblici rappresentanti, a uscire dai binari.

    Se questo è moralismo….

    buona giornata

    RE Q
  12. #13 scritto da Andrea D. il 12 ottobre 2016 18:14

    Se fosse come dici l’evasione IVA sarebbe equamente distribuita a livello Italia, invece, come i polli di Trilussa, ci sono profonde differenze tra regione e regione:
    http://www.ilgiornale.it/news/economia/sono-i-cittadini-nord-i-contribuenti-pi-fedeli-fisco-mentre-1241627.html

    RE Q
  13. #14 scritto da citta ideale il 12 ottobre 2016 18:38

    Certo, la media genera una parificazione di comportamenti diversi.

    Tuttavia la tolleranza del sistema verso le difformità da parte di nostri rappresentanti,
    la loro diffusione,
    il loro farla franca proseguendo nel ruolo,
    portano al diffondersi di una analoga tolleranza
    (un decennio di stagnazione, con una pressione fiscale rigida, non è di aiuto)

    buona serata

    RE Q
  14. #15 scritto da Rinaldo Sorgenti il 24 ottobre 2016 19:25

    Già. Ma che di tutte quelle inchieste e contestazioni, che tutto finisca poi a “tarallucci e vino” è davvero incredibile.
    Ma come, contestazioni evidenti di un uso distorto dei fondi pubblici possono poi essere derubricati a …
    “il fatto non sussiste”?

    Delle due l’una:
    - o hanno preso lucciole per lanterne;
    - oppure, la cosa è così abituale e distribuita tra le varie componenti che è meglio non agire.

    In entrambi i casi davvero qualcosa non funziona, a meno che si intervenga solo quando serve ad altro.

    RE Q

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