M5S programma economico: c’è ancora da fare, e non poco

Confessiamo che siamo restii a esporre critiche a M5S, al suo far politica, ecc. Per noi nel giudizio resta prevalente la novità alternativa di una politica di autentico servizio condotta da tutti o quasi gli eletti ai vari incarichi, nazionali come comunali e europei. Un valore straordinario che è giusto riconoscere, che deve essere premiato da adesioni e voti: sul piano nazionale è l’unica alternativa vera al corrotto sistema romano e partitocratico.

Precisato questo, daremo oggi una valutazione critica del programma economico, in questo aiutati anche da un’analisi in due tempi de ilsole24ore (l’associazione degli imprenditori, che all’economia presta più attenzione, inevitabilmente). Che non fa critiche, che si limita a descrivere, con correttezza. Prendiamo l’articolo del 20 Agosto (VEDI).

Qui viene chiarita fuori dagli slogan la posizione sull’euro. Le posizioni sono esplicite, pur considerando che non è la posizione del direttorio ma di un europarlamentare. Si propone il referendum consultivo, che prelude a una nuova moneta (lira o euro a due velocità). In pratica una svalutazione probabilmente più pesante del 20% che sta subendo la sterlina (la sola probabilità che venga fatta porterebbe i conti fuori controllo, per l’esplosione degli interessi sul debito pubblico) .

Un distinguersi rispetto al fiscal compact (che farebbe tirare la cinghia per alcuni anni ma salva il valore della moneta, del reddito fisso). Posizione semplice e facile da sostenere politicamente, la loro. Una perdita di valore minima del 25%  per pensioni e stipendi; le banche che rischieranno il tracollo trovandosi piene di BOT  e CCT  svalutati. Il tesoretto di tante famiglie svalutato.

L’economia però riparte, con la svalutazione, l’impresa ridiventa competitiva, l’attività industriale riprende, come l’export.  Ma come sempre con le svalutazioni, pagheranno i più deboli, arricchendo i più forti, salvando il deretano alla partitocrazia. Un indirizzo che ricalca la politica economica della svalutazione.  Quella che Ciampi con l’euro si proponeva di superare, facendo dell’Italia un paese come gli altri della Mitteleuropa.

Una sostanziale uscita dall’euro, da cui sarà difficile rientrare; ci vorranno comunque tempi lunghi con una Mitteleuropa diffidente. Si ha la certificazione che la politica è incapace di esprimere un percorso serio, fatto di libero mercato e tutela delle categorie deboli. Anche la nuova politica di M5S, purtroppo è orientata a scegliere questo percorso. L’austerità definita una “follia”… slogan da comizio (VEDI).

Sul più recente connvegno nazionale a Palermo si sostiene una spending review limitata ai costi della politica, le partecipate pubbliche inutili (sacrosanta, ma è come la crosta nella padella della polenta: buona ma molto poca). Separare le banche d’investimento dall’attività ordinaria di raccolta e prestiti; Escludere la Cina fra le economie di mercato; abolizione di Equitalia. Alcune utili, altre meno.  Non riducono la spesa, non pareggiano il bilancio.

Abolizione del Job Act, e reddito di cittadinanza: la prima sarebbe un danno serio al Paese. La seconda è utile per attenuare criticità cui andremo incontro… ma l’uscita dall’euro e la svalutazione che ne seguirà, rende la mossa di effetto più comunicativo che sostanziale. Poco, molto poco per le necessità che abbiamo.

M5S a nostro modestissimo parere dovrebbe lasciare il grembiulino da studenti per affrontare le sfide che il nostro paese ha davanti, e dovrebbe farlo velocemente. Non dovrebbe aver paura a proporre un programma economico serio, inizialmente anche severo, perché ne ha l’autorevolezza che viene dal comportamento rigoroso nella gestione dei denari pubblici. Autorevolezza che al sistema dei partiti proprio non si può riconoscere.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 8 ottobre 2016 11:47

    Inflazione, svalutazione, politiche fiscali di spesa (come il tanto decantato reddito di cittadinanza), sono tutti palliativi di breve periodo che non portano alcun beneficio nel medio termine, in generale (perché alcuni guadagneranno molto e tanti altri perderanno),
    se non accompagnati da serie riforme in grado di ridare stabilmente competitività al paese.

    Come già evidenziato da Saccavini, una svalutazione ha l’effetto di rendere più convenienti le esportazioni (i prodotti costano meno), ma ha il difetto di rendere più care le importazioni peggiorando il conto economico delle famiglie.
    Alla lunga questo aumento dei prezzi porterà i lavoratori, “impoveriti”, a chiedere interventi alla politica, di buon cuore, sia mai, che si muoverà andando incontro alle richieste del popolo, dei lavoratori.

    Così ci sarà un aumento dei salari (nominale, non reale, solo per recuperare, almeno in parte, il potere d’acquisto perso in precedenza) e le imprese, sia quelle che hanno lautamente beneficiato della svalutazione sia quelle che ne hanno beneficiato in modo marginale o sono state addirittura danneggiate, si troveranno a fronteggiare un accresciuto costo dei fattori produttivi che spingerà in alto i prezzi dei prodotti rendendoli meno competitivi sui mercati, così via sino a rendere necessaria un’altra svalutazione e la giostra riparte.

    Per riassumere, la svalutazione competitiva non genera effetti benefici di lungo periodo, ma, al limite (e non così scontati), solo di breve.
    Costituisce un vantaggio per le imprese esportatrici (che si arricchiscono) e un costo per tutti gli altri (che si impoveriscono).

    PS Caro Luigi, il programma economico costituisce l’ossatura di qualsiasi movimento politico perché, inutile nascondersi dietro un dito, senza soldi non si fa nulla e le idee, per quanto entusiasmanti, restano tali.

    RE Q
  2. #2 scritto da Città Ideale il 8 ottobre 2016 13:20

    Proprio per questo, l’attenzione al programma economico è importante.

    Fino ad ora prevale la denuncia e l’accusa sul malfare, sulle ruberie, sulle notizie nascoste che si rendono note.
    In questo contesto si accenna a qualcosa anche di natura economica,
    poco e non organico…
    E’ necessario di più, parecchio di più.

    M5S ha addosso gli occhi di istituzioni mondiali e tutti i paesi principali,
    nostri partner o meno…

    Non ci si può limitare a fare spallucce; “noi a casa nostra facciamo quello che vogliamo noi”. non è così.
    Potremmo farlo se tutto il debito pubblico fosse sottoscritto da Italiani e all’esterno non ve ne fosse
    (come il Giappone, che ha un debito sul PIL doppio del nostro)

    Non è così, abbiamo debito di cui dobbiamo rispondere al mondo, per quasi un miliardo di euro… o poco meno.
    Quindi coloro che hanno sottoscritto nostro debito e hanno dato fiducia al nostro paese,
    è legittimo che si preoccupino di cosa intendiamo fare…..
    è legittimo che, se temono per il futuro rientro dei loro crediti, si liberino dei bond italiani,
    non sarebbe solo panico sui mercati mondiali (1000 miliardi non è in grado di digerirli neppure il mondo intero)
    noi rischiamo di trovarci col sedere per terra.

    Quindi no all’alzata di spallucce. si prenda sul serio la materia
    si indichi ai nostri creditori un percorso credibile, e una politica economica che li rassicuri.

    Non ci sono alternative….

    Il nuovo che avanza suscita aspettative e consensi, ma obbliga anche a fare i conti con la realtà economica
    indicando i percorsi che riportino ordine, che riducano la spesa, che facciano rientrare il debito pubblico

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da Miserabile di Montecristo il 8 ottobre 2016 14:19

    Esistono due strade, diametralmente opposte, per affrontare la situazione.

    La prima quella liberista, di mercato, che prevede una drastica riduzione della spesa pubblica, della burocrazia, del peso dello stato e delle tasse, lasciando al settore, privato, l’unico vero motore, il compito di innescare la crescita e lo sviluppo.

    La seconda, quelle statalista, che, con appellativi diversi, speso suggestivi come politiche solidaristiche di sviluppo e crescita, prevede un massiccio intervento dello stato, a debito, che faccia investimenti, più o meno mirati, in grado di favorire la ripresa.
    Al di là dei paradossi pseudo-keynesiani quali, ad esempio, il fatto che se io prendessi metà dei disoccupati e li mettessi a scavare buche la mattina e l’altra metà a chiudere le buche la sera, avrei raggiunto la piena occupazione – che ovviamente non avrebbe alcuna produttività e che genererebbe un debito impossibile da ripagare con la crescita economica ottenuta -basterebbe guardare al nostro recente passato, alla Cassa del Mezzogiorno, per rendersi immediatamente conto di quanto siano fragili e illusorie, in modo particolare in Italia, le basi di una crescita basata su investimenti pubblici.

    Sfortunatamente, la prima via implica sacrifici, anche pesanti, di breve periodo, con l’obiettivo di ritorni positivi e duraturi nel medio/lungo periodo,
    la seconda, di converso, permette di cullarsi nell’illusione di modesti risultati di breve periodo, ma col baratro di voragini nei conti pubblici nel medio/lungo.
    D’altra parte, come recita il famoso motto, nel lungo periodo saremo tutti morti,
    peccato solo che non lo saranno i nostri figli e nipoti ai quali lasceremo in eredità un pesantissimo debito da ripagare,

    perché i debiti, in un modo o nell’altro, prima o poi si pagano, proprio come sta accadendo oggi all’Italia che si trova sulle spalle il fardello delle politiche economiche di crescita a deficit degli anni ’70 e ’80.

    Resta il fatto che il cittadino medio, almeno quando si tratta di votare e scegliere chi dovrà governare, tra l’uovo oggi e la gallina domani non ha dubbi e preferisce credere alle sirene che lo faranno inesorabilmente naufragare, ma questa è la democrazia e così va il mondo, con buona pace delle generazioni future, che non votano e non hanno voce in capitolo e anche quando ce l’hanno, probabilmente per una sorta di eredità culturale, non riescono a vedere più lontano di un palmo dal naso.

    RE Q
  4. #4 scritto da Città Ideale il 8 ottobre 2016 22:42

    Riflettiamo cari lettori,
    e teniamo ben presenti le osservazioni di Miserabile di Montecristo.

    Servono a tutti, ai politici, ma anche e soprattutto ai Cittadini, alle famiglie.

    Non basta prendere il momento, in economia…
    il carpe diem non funziona e il conto poi arriva ei si dovrà saldare

    buona serata

    RE Q

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