Referendum costituzionale: una descrizione che può essere utile

Sergio Romano ha 87 anni. È uno degli italiani per bene che illustrano il nostro paese in positivo (non molti purtroppo). Se si va a leggere la sua sintetica biografia (VEDI), il suo è un percorso di vita da invidiare: ambasciatore a Londra, Parigi, Nato, URSS, Segretario generale alla presidenza della Repubblica con Saragat. Scrittore, pubblicista, ecc. Uno che conosce bene lo zoo della partitocrazia; come ambasciatore se n’è andato sbattendo la porta (senza far rumore) nel 1989, governo De Mita.

Per queste sue esperienze e qualità può essere un illustratore accurato e competente circa la nostra storia, in particolare sul tema del referendum. Abbiamo colto una sua risposta nella rubrica che tiene sul Corriere della Sera , che ci sembra magistrale, per sintesi e completezza ad un tempo. La proponiamo ai nostri lettori

IL REFERENDUM DI DICEMBRE E QUELLO DEL 2006

Sergio Romano (Corriere della Sera, 29 Settembre 2016) Fra i due progetti esistono alcune somiglianze. In entrambi i casi le maggiori preoccupazioni dei riformatori sono stati la fine del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei deputati e dei senatori,la trasformazione del Senato in na camera delle autonomie locali, secondo il modello tedesco, il rafforzamento del potere esecutivo e la restituzione al centro di alcuni poteri che lariforma del titolo V della Costituzione , nel 2001, aveva trasferito alle Regioni.

Ma vi sono anche differenze dovute alle diverse esperienze politiche di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi.

La formula adottata dal Partito delle libertà e dalla Lega conferisce al presidente del Consiglio poteri molto simili a quelli del premier britannico. I principali candidati diventano i protagonisti delle campagne elettorali e il vincitore non ha bisogno della nomina del capo dello Stato per diventare capo del governo.

Può nominare e revocare i suoi ministri, non deve chiedere il voto di fiducia e può invitare il presidente della Repubblica a sciogliere le Camere. Il suo potere è rafforzato da qualche ritocco alla composizione della Corte Costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura.

Credo che questa versione italiana del premierato inglese fosse anche il risultato dei rapporti che Berlusconi ha avuto negli anni precedenti con due presidenti della Repubblica: decisamente difficili con Scalfaro e piuttosto freddi con Ciampi. Il progetto conteneva alcuni passaggi discutibili ma non mi sembrò una minaccia alla democrazia italiana.

Il progetto del governo Renzi tiene conto di alcune delle crticihe mosse a quello di Berlusconi prima del referendum 2006. I redattori non hanno messo in discussione nè i poteri del presidente della Repubblica, ne queli della Corte Costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura.

Renzi vuole rafforzare il potere dell’esecutivo e lo ha motivato con argomenti che mi sono parsi abbastanza convincenti, ma spera di raggiungere lo scopo con altri mezzi: l’abolizione del bicameralismo perfetto e una legge elettorale che lasci sul terreno, dopo la battaglia elettorale, un vincitore indiscusso.

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  1. #1 scritto da giorgio vismara il 2 ottobre 2016 10:22

    Buongiorno,

    Sic et simpliciter!!!

    Con buona pace di chi prospetta catastrofismi in caso di vittoria dei Sì.

    Perché cambiare é meglio che rimanere nel pantano per altri lustri.

    Ovviamente, stiamo parlando di referendum.

    Altro discorso è la situazione politica e finanziaria dello stato. Anzi, dell’Europa e dell’occidente in genere.

    Buona domenica.

    giorgio vismara

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 2 ottobre 2016 10:38

    Da condividere giorgio,

    c’è una spinta sui media che, ignora le cose che ci descrive Sergio Romano
    e spinge ad un tempo al No, inteso come un no al premier che abbiamo,
    Premier che non entusiasma nessuno,
    ma il voto è sulla nostra costituzione e su un mutamento in senso più presidenziale,
    superando un concetto, sviluppatosi in modo esagerato, di parlamentarismo inciucioso
    nel quale tutti hanno il loro coltello (più o meno grande) per ritagliarsi spazi di potere
    potere, e quale che segue…
    reperendo risorse allargando il debito degli italiani…
    a nostre spese

    buona domenica

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 2 ottobre 2016 14:52

    E’ esattamente quello che continuo a sostenere:
    quello che tu Luigi auspichi, un rafforzamento del potere del premier, un governo stabile per una legislatura, era contenuto nella riforma del 2006, ma non in questa che lascia l’Italia in una condizione di repubblica parlamentare ostaggio del parlamento e dei partiti in una democrazia intorbidita
    (con la riforma del 2006 il Senato si eleggeva, oggi se lo nominano le direzioni dei partiti, con una divisione dei poteri e dei ruoli tra le due Camere che non è chiara)
    e indebolita (dall’elezione del Presidente della Repubblica a quella dei Giudici Costituzionali)

    per cui è un cambiamento solo peggiorativo dello stato attuale e per tale motivo voterò NO!

    RE Q
  4. #4 scritto da giorgio vismara il 2 ottobre 2016 21:20

    Buonasera,

    INCIUCIOSO!

    Bellissimo!

    Rende perfettamente l’idea che i fautori del NO stanno propinandoci.

    Cicici, ciuciuciu; ciuciuciu, cicici!

    Chiacchiericcio sommesso di chi non vuol far sapere, per poi urlare frasi dotte ed incomprensibili.

    Un classico per parare la paura di cambiamento che tanto assilla chi fa parte dell’apparato.

    Da proporre per lo Zingaretti!

    Buonanotte

    Giorgio vismara

    RE Q
  5. #5 scritto da citta ideale il 2 ottobre 2016 22:22

    Purtroppo Giorgio siamo a una scena già vista,

    il sistema partitocratico è fatto così dalla attuale costituzione:
    il potere non è di chi governa, che lo detiene solo in parte e può gestire solo l’ordinaria amministrazione.
    Se vi sono provvedimenti che intaccano l’interesse di qualcuno dei partiti o correnti,
    chi governa deve concedere o soprassedere.
    IL PAESE STA FERMO E MARCISCE

    Non si stanno rendendo conto, tutti o quasi,
    che in ballo non c’è il futuro di Renzi (difficilissimo che nel 2018 vinca le elezioni),
    il No si dice che è verso il referendum ma l’obiettivo è il premier,
    che da una vittoria del No uscirebbe indebolito, distrutto.
    Tutto ritornerebbe come oggi, in modo inciucioso.
    IL PAESE CHE RESTA FERMO

    Questa aggressione verso il premier così spasmodica,
    se mai risultasse vincente il Si
    provocherebbe un rafforzamento enorme dell “statura” politica del premier
    (anche in Europa)

    lasciando fra i moderati solo macerie,
    dovendo ricominciare tutto da capo.
    Nulla di tragico per il paese,
    magari nascerà una spinta al rinnovamento e la costruzione di un leader dei moderati
    che abbia la fiducia dei cittadini e del mondo.

    buona serata

    RE Q
  6. #6 scritto da Andrea D. il 3 ottobre 2016 01:16

    Luigi sembra che tu viva in un mondo parallelo, disancorato dalla realtà. Hai una tua idea, in sé condivisibile, ma che non trova appiglio da nessuna parte e continui a ripeterla come un mantra.
    Se c’è una cosa che questa riforma non intacca, ma anzi rafforza è il potere dei partiti! NON è una riforma in senso presidenziale, non c’entra nulla.
    L’Italia resta una repubblica parlamentare
    in cui comandano le segreterie dei partiti che addirittura si SCELGONO i Senatori, nemmeno più eletti dal popolo.
    Non c’è nessun rafforzamento della “statura” politica del premier, che è solo nella tua mente.
    Il premier è e resta scelto dalla segreteria del partito alla quale risponde (e se non lo fa o non asseconda i voleri del partito, lo si cambia, ti è chiaro questo?
    E allora dove lo vedi il rafforzamento?): il premier NON è eletto dai cittadini (se non di facciata), non ha il potere di nominare o revocare i ministri o sciogliere le camere, anzi la camera visto che il Senato non si elegge più e dipende dalla FIDUCIA del partito per cui chi comanda è il partito, non il premier!
    Ma la vuoi capire o no?

    Ci potranno essere mille ragioni, che onestamente non vedo e delle quali dubito fortemente – per ora ho visto in prevalenza motivazioni di facciata, si approva perché così dice il partito esattamente come nel 2006 bocciarono la riforma, per inciso avanzando motivazioni campate in aria che invece calzerebbero a pennello per questa riforma, ma l’onesta (intellettuale) non evidentemente è una dote di certi politici oppure perché è stato venduto il concetto, fasullo, che cambiare è un bene, cosa assolutamente falsa: è un bene se si cambia in meglio, ma è un male se si cambia in peggio, concetto alla portata anche di un bambino dell’asilo; la questione, quindi, è se questa riforma cambia le cose in meglio e la riposta è un secco NO!, questa riforma cambia le cose in peggio!, certamente e senza ombra di dubbio alcuno per le motivazioni che proponi tu, cioè un passo avanti verso il presidenzialismo che è pura fantasia – per sostenere questa riforma, ma la tua è campata in aria, ti basti pensare che il PD nel 2006 invitò a bocciare la riforma perché dava troppi poteri al premier e all’esecutivo, mentre ora sostiene questa (questo fatto proprio non ti dice nulla? La logica non ti fa scattare un campanello d’allarme?).

    Mi spiace, ma stai prendendo fischi per fiaschi.

    RE Q
  7. #7 scritto da citta ideale il 3 ottobre 2016 09:31

    Che l’intento e lo scopo sia quello di rafforzare l’esecutivo lo descrive semplicemente anche Romano nell’articolo.

    Cosi come che la strada percorsa è diversa: certamente meno lineare della riforma Berlusconi.

    Meglio ciò che viene proposto oppure lo star fermi, il non decidere di questa partitocrazia?

    Meglio lo stato attuale perenne, l’inciucismo che blocca ogni riforma,
    ogni legge, subodinandola a non incidere sui mille interessi dei partitocrati, che manda il paese a fondo?
    se il No passa, possiamo star certi che per altri dieci anni non si farà nulla: andremo a fondo.

    questo aspetto, il rifiuto del pantano che non ci consente di fare un passo,
    che, non potendo il governo prendere decisioni impopolari,
    ci fa spendere tuttora 70 miliardi di nuovo debito ogni anno,
    questo dovrebbe essere l’orientamento verso una decisione.

    Delle sorti di Renzi proprio non siamo interessati e non è l’oggetto del referendum
    Stiamo decidendo nell’interesse del paese e del suo futuro

    buona giornata

    RE Q
  8. #8 scritto da giorgio vismara il 3 ottobre 2016 14:31

    Buongiorno,

    la riforma nel 2006 fu respinta dal PD semplicemente perchè non era una sua idea! (Un classico per i veterocomunisti!)

    Per poi, seppur taroccata, riproporla!

    Ah, ah, ah!

    giorgio vismara

    RE Q
  9. #9 scritto da Andrea D. il 3 ottobre 2016 15:41

    Ma non è così, non con questa riforma che è quella per cui si vota; c’è un tentativo, maldestro e truffaldino, nell’abbinamento riforma/legge elettorale, ma l’Italicum è legge ordinaria che si può cambiare in qualunque momento (e la cambieranno, stanne certo) per cui non è in discussione.

    Nella riforma non c’è nessun rafforzamento dell’esecutivo.
    Già oggi, tralasciando la conversione in legge dei Decreti (che avviene in tempi rapidissimi), le leggi di iniziativa governativa vengono approvate in tempi ragionevolmente brevi (VEDI).

    Quel che si rafforza, a dismisura, è il potere della segreteria del partito, non l’esecutivo che resta un fantoccio, al più uno specchietto per le allodole.
    Il PD (che non è il PD di Renzi, poco più che un utile idiota, ma quello di Bersani, spero tu te ne renda conto), che è il fautore di questa riforma, non ha mai voluto e non vuole tuttora un rafforzamento della figura del premier o dell’esecutivo, ma il consolidamento della propria egemonia.
    Apri gli occhi!

    Non è un voto contro Renzi, perché tanto rimarrà dov’è, tutt’al più, giusto per salvare la faccia, si dimetterà e il “suo” Mattarella gli affiderà nuovamente l’incarico.

    Singolare, poi, l’ipocrisia dei tanti “soloni” che nel 2006 si schierarono contro la riforma della Costituzione e oggi, come per magia, si schierano a favore con le stesse identiche motivazioni (VEDI).

    Ma se a voi va bene così, pace. Io voterò NO!

    RE Q
  10. #10 scritto da citta ideale il 3 ottobre 2016 16:34

    Fermo restando che il voto è libero e legittimo sia un Si, che un NO,

    ragionare sull’utilità per il nostro paese resta iniziativa da libera democrazia,
    nella quale le opinioni sono legittime.

    L’argomento: partito e non premier è reale,
    ciò che conta è la sostanza.
    Chi decide adesso è il partito, che vede come segretario Renzi.
    Che oggi Bersani guidi le decisioni di Renzi mi sembra affermazione azzardata.

    Così come messa oggi,
    Chiunque fosse su avendo il controllo del partito (la segreteria),
    vincente e quindi premier,
    avrebbe un potere maggiore,
    potrebbe mettere al loro posto minoranze e correnti.
    Può sbagliare anche, certo.
    sarebbe mandato a casa.

    la legge elettorale può essere cambiata, certo.
    Se prima del referendum
    ragioneremo sull’insieme e valuteremo.
    Dopo il referendum
    l’ultimo a volerla cambiare sarà il premier che ci troveremo.

    Mi sembra semplice; ma si può non condividere

    RE Q
  11. #11 scritto da giorgio vismara il 3 ottobre 2016 16:35

    Letto l’articolo de il fatto quotidiano, deduco che nulla è cambiato dal 2006 ad oggi.

    Solo siamo invecchiati di 10 anni e nulla è successo.

    Quindi, delle due l’una.

    O si sceglie per cambiare e, piuttosto che niente è meglio un piuttosto.

    O tutto rimane com’è e se ne riparlerá tra alcuni lustri.

    Per cui, ripeto, non ci saranno stravolgimenti catastrofici, o, addirittura, non si stravolgerá proprio nulla!

    Per cui, comunque vada sarà un successo

    IO VOTO SI’

    Buona serata a tutti.

    giorgio vismara.

    RE Q
  12. #12 scritto da Andrea D. il 3 ottobre 2016 17:33

    Luigi non è così! Tu immagini un mondo ideale che non è reale.

    La segreteria cambia di mano in un lampo senza che gli elettori possano mettere becco (vedi la staffetta Bersani, che ha vinto le primarie sconfiggendo nettamente Renzi, e Renzi) e con essa il premier e l’orientamento del parlamento.

    Non ho detto che Bersani condiziona Renzi, ho detto che l’attuale orientamento dei parlamentari PD è bersaniano e non renziano.
    Renzi, come ho già detto, è solo l’utile idiota che porta avanti, senza rendersene conto (l’utile idiota appunto), istanze non sue.
    Lo conferma il fatto che l’intellighienza del partito, non di Renzi, del partito, come testimonia l’articolo de Il Fatto, oggi sostiene la riforma mentre 10 anni fa si schierò contro per gli stessi identici motivi (questa ipocrisia dovrebbe essere il primo campanello d’allarme che vi stanno mettendo nel sacco!).

    No, Sig. Vismara, questo è quello che la propaganda martellante dei media, di sistema, le fanno credere, ma non è così. Questa è una riforma peggiorativa e se passerà, mi auguro di no, non sarà un successo, ma un grave danno, dal quale non sarete più in grado di fare marcia indietro!
    NO!, assolutamente NO!

    RE Q
  13. #13 scritto da citta ideale il 3 ottobre 2016 18:04

    Credo che, mai come in questo periodo, il controllo del partito da parte del segretario PD, sia robusto e indiscusso.
    In passato la segreteria è sempre stata più collegiale, con ciascuno dei componenti che si tirava dietro deleghe e iscritti.
    (meno visibile delle correnti DC, ma sostanzialmente simile)
    Oggi è molto meno così: Renzi infatti decide tutte le nomine e gli incarichi; solo ogni tanto lascia qualche seggiolina alle minoranze.

    In ogni caso le liste le decide il segretario, se fosse un Re travicello sarebbe un guaio.
    Non mi pare che sia
    dovrebbe dimostrarlo la contrarietà fortissima di tutti i sinistri interni ed esterni.

    Questo non mi sembra argomento per non votare il Si:
    al massimo, si rimane come adesso… ma dovrebbe proprio essere il peggio.
    Se l’area destra e moderata riuscisse a esprimere un leader non condizionato dai vari capi delle frange, potrebbe governare.

    Un tentativo da non lasciar cadere…

    buona serata

    RE Q

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