Società civile nei nostri comportamenti quotidiani

Ricevo da un amico caro la descrizione di un’esperienza personale di questi giorni, che con la sua trasparenza e onestà personale, riflettere e fa riflettere su aspetti della vita di Comunità che con crescente frequenza ci capitano davanti e lasciano l’amaro in bocca. Tanto da far dire a noi stessi:  ma è davvero questo il modo di vivere e comportarsi a Buccinasco?

Uno sfogo che ci sembra contenere componenti riservate. Per questa ragione, pur essendone autorizzati, preferiamo velare nomi e aspetti personali (VEDI). Fatto sta che i temi che sono proposti li crediamo tutt’altro che banali o di poco conto, anzi. Una riflessione crediamo sia opportuna per i nostri lettori, anche utile.

A tutti noi sarà capitato di vedere il ragazzo che si rivolge all’adulto (non dico all’anziano), non conosciuto, facendo uso del “tu” e linguaggio colloquiale come stesse parlando a un amico.  Come altri che sopravanzano una donna in stato interessante o carica di borse della spesa, per occupare il posto cui il civismo le riconosce il diritto. Colui che in macchina lascia sulla strada fuori casa rifiuti che potrebbe portare in discarica.

Chi s’infila precedendoti nell’occupare il parcheggio; le giovanette che fanno uso di linguaggio da trivio a voce anormale, così come il fumatore che getta a terra l’avanzo della sigaretta, magari spegnendola con la suola. Chi nella fila, sopravanza e neppure motiva o chiede scusa, ritenendosi furbo; come pure chi si immette in auto nella coda, percorrendo la corsia di sicurezza;  coloro che scavalcano i tornelli del metro, ecc. Non si finirebbe più.

Non è Buccinasco soltanto, è ovvio. Buccinasco è parte di questo modo d’agire che, ne abbiamo tutti la sensazione, sia più diffuso; quasi pare stia diventando normale comportarsi in questo modo, perché nessuno reagisce. Non è banale: perché ciò comporta che stiamo diventando una società meno civile, più opportunista, dai risvolti micro furbastri, con una etica sempre più elastica.

Città Ideale è tale e può migliorarsi se riusciamo a eleggere un’amministrazione fatta di Cittadini con spirito di servizio, che agiscono per il Bene Comune. Non è tutto però, perché si richiedono Cittadini che adottino un comportamento similare con se stessi, in famiglia e nei rapporti esterni. Un impegno per arrestare questa china “semplificante” ma poco corretta, in cui prevale il vantaggio personale sul rispetto delle forme e della sostanza.

Con i modus operandi descritti dalla tv e dai media, sembra trovare conferma la definizione di Prezzolini sui furbi e sui fessi:  L’Italia è il Paese dei furbi e dei fessi. Se poi lo fai notare sei tacciato di essere un moralista ossessivo”. Cui si aggiunge la trovata assurda di togliere l’educazione civica dall’insegnamento; la scuola e i docenti, già molto meno esclusivi detentori e diffusori del sapere e dei comportamenti, sono stati marginalizzati.

L’insegnamento grava di più sulla famiglia, sui genitori, che però possono intervenire solo al loro interno, perché se mai si permettono di richiamare ad altri  un comportamento più civile, può capitare loro di essere messi ai margini. Non solo fra i presenti, ma perfino faticando a farsi capire in famiglia, come ci descrive l’amico che ci ha sottoposto la vicenda.

Il caro amico non solo ha ragione, ma nell’occasione ha agito da Cittadino esemplare. Si potrà discutere sui modi o che altro, ma ha ragione da vendere e certamente ha indotto per il futuro, fra i presenti, oltre all’interessato, a prestare più attenzione alle regole e all’educazione civica (che la scuola forse tralascia, o che non riesce a trasmettere con l’importanza dovuta).

Un tema che interessa tutti noi, amministratori compresi, s’intende. Un ricordo da bimbo su un tram, con un mio compagno di scuola seduto distrattamente mentre una signora era all’impiedi davanti a lui, che un omone dalla voce tanto roca da apparire cavernosa, lo toccò sulla spalla da dietro e gli ordinò, sì gli ordinò! di lasciare il posto. Se è rimasta impressa, dopo gli anni passati, credo che anche a costui, oltre alla mia famiglia, io debba la mia attenzione verso le convenienze, la buona educazione, la civiltà. Grazie da parte di tutti, amico caro.

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