Dare libero sviluppo agli interessi dei Cittadini; non farne uso, strumentalizzando

Fra un decina di giorni a Buccinasco si terrà l’annuale festa delle associazioni, dei Cittadini che liberamente si trovano, condividono valori o attività, ludiche culturali o sociali, che sviluppano e intendono illustrare, far conoscere alla città.  Occasione che può essere utile momento di riflessione.

Prima di questa amministrazione, l’unione delle associazioni è stata un’entità che ha avuto una sua autonomia, con momenti di dibattito interno al fine di costruire una capacità di proposta e di sviluppo, entro una linea di d’azione nata da un confronto con l’amministrazione.

Autonomia finita, o di cui comunque non si ha notizia, è venuto meno anche un sito proprio di confronto e informazione. Sostanzialmente da un rapporto amministrazione/associazioni come insieme si è passati ad un agire sparpagliato, amministrazione e singola associazione. Una formula dirigistica, che a Città Ideale non entusiasma.

Le potenzialità dei singoli Cittadini dovrebbero essere lasciate correre e svilupparsi, come mondo proprio del fare e essere Comunità. I contenuti sono i più diversi ma i momenti per sviluppare iniziative coinvolgono tutti, se entro il fare associazione si lasciano sviluppare idee e proposte, anche con una propria autonomia economica prevista entro un budget e un programma condiviso con le associazioni.

Si potrebbe anche considerare una ripartizione per macrocategorie come sport, musica, spettacolo, cultura, socialità, ecc. In modo da consentire elaborazioni più specifiche e approfondite: per pensare a iniziative di categoria che vedano eventi comuni, rispettando gli ambiti specifici ma anche sperimentando momenti comuni che possono intrigare e dar luogo a esperienze che arricchiscono, per tutti i partecipanti.

Lasciando libera la comunicazione di ciascuno, ma anche dotandoli di un supporto in rete per categoria. Un calendario quotidiano delle iniziative; una presentazione delle medesime, che dia visibilità e rendiconti, informi, susciti interesse e possa aggregare.  Insomma un insieme che dell’associazionismo fa lo strumento di costruire identità sul territorio e insieme di occasioni che generano e incentivano i momenti di condivisione

Esempi ne abbiamo, anche molto recenti; lasciamo perdere ipotesi dirigistiche che discendono da impostazioni ideologiche, da cui nasce l’esigenza dell’indirizzo preventivo. Conta più la spontaneità e l’autonomia nel lasciar fiorire i cento fiori: dalla libertà d’iniziativa si rafforza la partecipazione attiva dei Cittadini alla vita della Comunità.

L’associazionismo, molto vivo a Buccinasco, rappresenta un valore su cui far crescere la Comunità ricca di proposte e partecipazioni. Senza che amministrazioni o partiti ci mettano il loro cappello. Occorre un passo avanti verso l’autonomia e un passo indietro del potere locale.

Quindi si deve pensare a un organismo autonomo e autogestito, in grado di proporre piani d’azione, di dare un respiro coordinato a tutti gli indirizzi. La funzione del potere deve essere di coordinamento, non oltre. Sul piano ludico e sul piano sociale, soprattutto sul piano sociale, etico e culturale. Il mondo associativo è un valore nel quale tutte le espressioni legittime devono trovare il loro spazio.

Una spinta al rinnovamento associato ed autonomo crediamo sia uno dei momenti su cui la ormai prossima campagna elettorale deve confrontarsi, poter dare risposte perché l’autonomia sia un valore riconosciuto e rispettato.

  1. #1 scritto da Andrea D. il 1 settembre 2016 13:56

    Scopo del “politico” (di mestiere) è essere rieletto ed è in tal senso che si concentrano tutti i suoi sforzi.

    In quest’ottica l’associazionismo è visto come bacino di voti e generatore di consenso, si badi bene, non inteso come adesione, partecipazione o condivisione dell’iniziativa promossa, ma come potenziale voto per il politico!

    Se non c’è consenso (inteso come voti) sciama l’interesse per l’iniziativa/associazione che si deve arrangiare (indipendentemente da quanto buona, valida e apprezzata dalla gente, possa essere l’idea),
    se c’è un ritorno in termini di voti (o sostegno)
    allora il finanziamento diventa molto più probabile anche quando l’iniziativa in sé desta più di qualche perplessità e genera modesto interesse.

    Come si esce da questo circolo vizioso?
    Eleggendo “politici” onesti?

    In teoria, ma tutti si professano onesti, anche quando non lo sono, quando fanno prima di tutto i propri interessi anche a scapito della collettività (mancanza di onestà intellettuale).
    No, non funziona!

    L’unica soluzione è togliere il potere al politico: a decidere a chi andranno i finanziamenti sono i cittadini con le loro scelte, il politico diventa un mero gestore/esecutore senza potere alcuno.
    E se i cittadini dovessero scegliere male?
    E chi avrebbe il potere o l’arroganza di decidere se le libere scelte dei cittadini siano un bene o un male?

    Dei superuomini?
    O sarebbero i cittadini ad essere dei minorati?
    Sceglieranno ciò che riterranno più rispondente alle proprie preferenze individuali, quali esse siano.

    RE Q
  2. #2 scritto da Città Ideale il 1 settembre 2016 19:22

    Sul tema di Andrea si dovrà, sarebbe bene, un approfondimento,
    che individui i limiti della democrazia come oggi manifestata (non solo in Italia, ma da noi le patologie ci sembrano più serie)
    che porti a percorsi più robusti della autorevolezza di chi ci amministra,
    che dia spazi e modalità di manifestazione del proprio potere di cittadini,
    non solo con un voto ogni cinque anni ma rendendo efficiente i big data
    come strumento di conoscenza e manifestazione di volontà.

    i Cittadini sono il nerbo reale del vivere entro la comunità.
    Renderli partecipi attraverso le varie formule associative,
    è una delle aree di sviluppo per una comunità coesa e condivisa

    buona serata

    RE Q

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