Buccinasco: stakeholders, elezioni e gestione del municipio

In democrazia uno vale uno: ogni Cittadino ha diritto a un voto, non di più; tutti i Cittadini maggiorenni hanno il diritto a votare. Se dovessimo approfondire il criterio su cui si fonda il principio; sui pro e i contro, sulle sue pratiche applicazioni, non basterebbero i volumi di una Treccani. Questione dibattuta, su cui ci sarà sempre da discutere.

Semplificando e arrivando al nocciolo, per Città Ideale sarebbe opportuno l’inserimento di un filtro che si interponga fra il diritto di voto e il suo esercizio. Qualcosa del genere succede negli USA, ad esempio: il Cittadino che intende votare deve recarsi agli uffici elettorali e manifestare la sua volontà, iscrivendosi.

In questo modo tutti hanno il diritto di voto, ma si attua la scrematura dei Cittadini disinteressati, soggetti a maggiore superficialità, voti espressi su basi emotive o  poco razionali (anche oggetto di manovre poco nobili).  Si fosse applicato in questo modo l’esercizio del voto nel Regno Unito, probabilmente la Brexit non sarebbe passata.  Naturalmente al sistema partitocratico fatto di consorterie radicate, le preferenze vanno per il sistema oggi in uso.

Ma partiamo dei Cittadini, di una Comunità, entro la loro Comunità. Posto che sono eguali come Cittadini, le categorie di cui è composto l’insieme sono diverse. Lo sono sul piano culturale, dell’istruzione, degli interessi personali (più o meno inclini al sociale, alla vita della Comunità), della categoria professionale o di lavoro: dipendenti o imprenditori, fra questi ultimi commercianti, servizi, imprese, artigiani.

Queste categorie sono diversamente interessate alle scelte che assume l’amministrazione della Comunità, perché possono incidere, anche in modo importante, sulla loro attività, sui loro interessi. È naturale e non si può negare. Nulla di meno che corretto in senso generale; far finta che non ci siano di queste spinte, è qualcosa di simile a negare l’evidenza.

Questi interessi si incrociano poi con le inclinazioni ideali e le convinzioni e orientamenti politici. Il sistema dei partiti è interessato a dare spazio teorico di rappresentanza a tutte le categorie, nessuna esclusa. Ciascun partito aspira a rappresentare tutti e inquadrare tutte le categorie formando un insieme che dovrebbe aspirare a dare il progetto migliore per la Comunità.

Naturalmente non è proprio così, perché poi dipende da chi comanda nel partito e, entro il partito,  ha più ascolto chi è più conosciuto; chi è più in grado di canalizzare voti (quelli in libertà, come descritti sopra); si misurano i pacchetti di voti, entro ciascun gruppo, ciascuna lista che si presenta. Un criterio che ha dalla sua la logica nei numeri.

Con questo meccanismo però, succede che l’agire di una qualsiasi coalizione è sempre più il risultato del peso di singoli stakeholders: Dipendono da quanto contano nelle coalizioni le decisioni. Programma nel quale, con il bilancino del farmacista, ciascuno avrà il suo ritorno d’interessi. Così la democrazia è pesantemente deformata e l’elezione una rappresentanza che poco ha a che fare con la volontà degli elettori.

Gli stakeholders con questo modo di far “democrazia” sono divisi e deboli;  sostanzialmente perdenti. Qualche volta potranno avere un vantaggio più o meno forte, altre vedranno avvantaggiato un concorrente, a loro danno. Ciascuno che si trovi a poter profittare dell’occasione sarà quindi portato a ottenere il massimo per sé, sfruttando l’opportunità.

Si può fare diversamente? Città Ideale ritiene di sì. Invece di andare in ordine sparso (ciascuno  dai suoi politici, per attaccare altri o difendere i suoi interessi) si può e si deve agire insieme, creare una Comunità d’interessi comuni che sia in grado di proporre soluzioni condivise, in grado di rappresentare un progetto utile per tutta l’intera Comunità.

Dove farlo? Come? L’ambiente ideale è una lista civica, autentica, che abbia al suo primo punto la politica di servizio verso la Comunità, che sia interessata alla crescita della Comunità, che presenti un progetto di sviluppo dell’economia locale, di crescita, di lavoro, di efficienza (che significa meno spese e minore tassazione).

Una riflessione nell’interesse di tutti gli stakeholders come di tutti i Cittadini, dell’intera Comunità. Per definizione i partiti rappresentano divisione, spaccatura, interessati a chi è disposto a dare di più (in voti o altro) a detrimento di chi sta fuori.  Nelle elezioni locali, nella nostra Comunità sono uno strumento vecchio, superato, fonte di sprechi, di scelte sbagliate, di corruzione o peggio (a danno dell’economia e di tutti).

Si avverte il bisogno di cambiamento; bisogno che è tanto più grande per chi ha maggior peso e responsabilità personale, aziendale, economica e culturale. Mettiamoci insieme nell’interesse di tutti, per il nostro bene. Nostro e della nostra Comunità. E’ il nostro dovere, verso noi stessi e per il nostro interesse.

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  1. #1 scritto da Roberto il 23 agosto 2016 09:45

    Questo articolo merita proprio un “like”!
    Speriamo che ci sia un gruppo di persone in grado di realizzare questo sogno.
    In bocca al lupo!

    RE Q
  2. #2 scritto da Città Ideale il 23 agosto 2016 10:17

    Buon giorno Roberto due (per distinguerlo dall’altro),

    Una riflessione che cerca di mettere in chiaro, mettere a fuoco gli interessi della Comunità
    e delle varie categorie di persone.

    Partito significa di parte; che si divide, che si contrappone all’altra parte.

    Funzione che può avere una logica (ora molto meno autorevole) su scala nazionale,
    Funzione che è deleteria, dannosa, se viene adottata a livello comunale.

    Comune ha il significato di insieme di tutti; viene dal latino Comunitatis (Comunità)
    Ritornare al significato proprio delle parole ci aiuta a capire, ci fa andare al nocciolo delle questioni.

    Le diverse categorie di Cittadini elettori devono trovare (o ritrovare) il senso della Comunità,
    il significato di gruppo che tutela il proprio mestiere, la professione, gli interessi propri entro la Comunità.

    Dividersi rende tutti più deboli; fa vincere la politica di mestiere,
    la politica dei partiti che si è appropriata della delega elettorale;
    diventata detentrice del potere,
    che ha lo scopo di perpetuarsi di rimanere su.

    Non ha come interesse primo il bene COMUNE,
    ma il proprio, di categoria (di casta, è stata efficacemente descritta)
    Per questo ha interesse a dividere, a mischiare le carte,
    riducendo e manovrando a proprio interesse le volontà dei Cittadini.

    Riprendiamoci il BENE COMUNE
    impegniamoci per il bene di tutti.
    a beneficio di tutti.

    RE Q

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