Finanza locale e società partecipate nella P.A.

CDP (Cassa Depositi e Prestiti) è un’istituzione particolare. Sempre esistita, sempre con due funzioni principali: gestire la raccolta di danari dalle poste (circa 200miliardi di euro), quindi il finanziamento a opere di enti pubblici, a cominciare dai comuni. Realtà dei comuni che, almeno sul piano finanziario, dovrebbe conoscere bene.

Come sempre nel sistema di finto mercato in cui si trova l’Italia, i controllati hanno meccanismi di condizionamento del controllore. In questo caso il legame si ottiene con le fondazioni che hanno il controllo delle banche, diventate azioniste di CDP, dopo che questa è stata trasformata in S.p.A. (l’80% è del Ministero delle Finanze). Le fondazioni sono controllate dal sistema dei partiti: quindi a decidere sui finanziamenti ai comuni; sul controllo dell’utilizzo dei prestiti, la regolarità del rientro, sono…. i partiti.

Questa la situazione: quando CDP se ne esce con uno studio che riguarda gli enti locali, non si è molto invogliati a leggerlo, immaginando i condizionamenti reciproci. Non sarà il controllore a tirare sassate contro il controllato che a sua volta ha gli strumenti per condizionarlo. Terremo presente di questo esaminando il rapporto sulla finanza locale, appena emanato da CDP (VEDI).

Lo studio va conservato perché analizza i diversi aspetti, trattando argomenti di grande interesse per un ente locale. 1. Le strutture partecipate dall’ente pubblico; 2. l’efficienza energetica nell’uso dell’energia a cominciare dall’illuminazione pubblica; 3. le problematiche relative al ciclo dei rifiuti. Argomenti di grande importanza anche a Buccinasco, sui quali l’attuale amministrazione non ha fatto nulla, in controtendenza rispetto alle indicazioni di indirizzo di CDP (quando valide, mica sempre lo sono).

Cominciamo con l’informare su una situazione generale, che il rapporto non approfondisce, limitandosi ai numeri generali. Dal 2007 al 2015 il debito pubblico “locale” (comuni, province e regioni) è passato da 111miliardi d’euro a 92: una netta riduzione.  Nello stesso periodo il debito pubblico delle “amministrazioni centrali” è esploso, aumentando di 580 miliardi (pag 16).

Che nelle amministrazioni locali ci siano esigenze di efficienza crediamo sia scontato. Immaginiamoci allora come le scelte di questo periodo (che vede una presenza di governi di vario orientamento) siano state sballate. L’Europa ci ha chiesto di tirare la cinghia ma noi abbiamo sbragato, altro che riduzione della spesa…

Le aziende partecipate da enti pubblici: sono uno sproposito: 7.700 aziende o enti, con oltre 900mila occupati (pag 22). Il bello è che il 42% di queste imprese, parola di CDP, che si rifà all’ISTAT, “svolgono servizi che sono privi di rilevanza economica”.  988 di queste hanno addetti che sono inferiori agli amministratori (ai membri del C.d.A.) (pag 22). Distribuiscono posti e spese, però:

Proprio con riferimento al comparto delle partecipate locali si è registrata una considerevole concentrazione di  criticità, inefficienze e distorsioni nell’utilizzo, spesso “politico”, dello strumento societario, con ripercussioni negative sulla finanza locale in termini di spesa pubblica poco sostenibile e di ridotta competitività e capacità di investimento anche nei settori strategici dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

Se lo dice GDP… . Ma qual è la medicina che propone per razionalizzare il comparto? I lettori non si mettano a ridere, ma la proposta del CDP è… il “consolidamento”. Ingrandirsi, ingrandirsi, fondersi, aumentare di dimensioni, riducendo le possibilità d’arbitraggio nelle scelte. Dopo aver denunciato condizioni di inefficienza e disorganizzazione insostenibili, cui si deve mettere mano subito, la proposta è aumentare le dimensioni…

Come se in questo modo si riducesse l’inefficienza (con il medesimo controllo, amministratori, sistemi?), realizzando economie di scala. Forse qualche economia potrà aversi ma in assenza di una competizione è certo che le inefficienze non troveranno risposte; anzi si radicheranno di più. Sarà sempre più difficile mettervi mano. Anziché cedere, incentivare le alternative si potenzia la condizione di oligopolio o monopolio territoriale! Incredibile.

Visti i condizionamenti forse si può capire perché CDP commetta sviste così clamorose, arrivando a incrementare la condizione sostanzialmente statalista dei servizi gestiti dalla P.A.  In Europa nel trasporto pubblico, a cominciare dalle grandi città e agglomerati, si stanno sperimentando con successo affidi a aziende private di trasporto pubblico integrato; assegnati per quartiere o addirittura in forma competitiva, ottenendo così decise riduzioni di costo che, nel trasporto pubblico urbano, sono consistenti. Da noi, in Italia, addirittura devastanti (a Milano, mica a Roma… siamo su un buco annuale vicino ai 300milioni l’anno).

Poi esamineremo le analisi che riguardano il comparto della razionalizzazione energetica e del sistema di gestione del ciclo dei rifiuti. Qui qualche riflessione di CDP è almeno degna di riflessione, se non altro perché sottolinea l’urgenza di cambiamenti, mentre a Buccinasco si va avanti come sempre, spendendo e sprecando risorse. Dovremo invece applicarci nel risparmio per ridurre costi e (tasse).

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