Ciclabile di Gudo: Andrea Dalseno ce ne presenta l’analisi

La classe non è acqua. Una frase fatta che però calza bene, nel leggere questo contributo di Andrea. Ciò che emerge dalla analisi crediamo sia importante da ribadire: il perito ha l’incarico di individuare i vizi lamentati e stabilire il costo di ripristino. Punto molto rilevante ai fini della responsabilità sull’esito, visto che l’opera è stata eseguita, approvata, ne è stato corrisposto il dovuto.

Ancora di più: il tecnico, giustamente, fa rilevare che la continuità stradale dovrabbe prevedere  la stessa capacità di carico nel fondo stradale (2.000kg/mq) anziché i previsti 250kg/mq. Dalla abolizione della separazione fisica fra ciclabile e strada carrozzabile, viene il disastro che ne è seguito. Qui sta l’origine dell’errore, qui bisogna scavare. Cominciando dall’Assessore alla partita….

Grazie a Città Ideale i Cittadini di Buccinasco sono ora in grado di conoscere la relazione completa; con le riflessioni puntuali: leggiamo il bel contributo che ce ne da Andrea. Per i Cittadini interessati, Città Ideale rende disponibile il testo integrale della relazione (VEDI). (Titolo della redazione, ndr)

LIMITI E CONTENUTI DELLA PERIZIA DEL CTU

(Andrea Dalseno 30 07 16) Anche se, per ovvie ragioni, non seguo più da vicino le vicende di Buccinasco, capita che vi incappi: sono ancora, tra le altre cose tra cui facebook, nella mailing list di Città Ideale e quando ho un po’ di tempo leggere qualche notizia mi incuriosisce.

Parliamo quindi della vicenda della ciclabile per puntualizzare un paio di questioni. In primo luogo, come è già stato fatto notare, alla fine dell’opera avrebbe dovuto esserci stato un collaudo? E’ stato fatto? No? Per quale motivo non è stato previsto? Sembra incredibile che per un’opera di tale portata non venga fatto un collaudo, no? Se invece è stato fatto: con che esito? Positivo si suppone, visto che poi il lavoro è stato pagato, ma allora non si dovrebbe coinvolgere nella questione anche chi ha fatto il collaudo? Spero che un’interrogazione dei Consiglieri faccia luce sulla questione.

Veniamo alla CTU, la Consulenza Tecnica d’Ufficio, cioè un perito nominato dal Giudice che quale figura terza, a differenza dei periti di parte, redige una perizia “tecnica” su un determinato fatto. Si noti che la perizia deve poi essere letta dal Giudice che non è un tecnico per cui, anche se i fatti esaminati fossero di estrema complessità, compito della perizia è di spiegare gli eventi in modo che un non esperto della materia possa comprenderli. Per cui si può leggere e comprendere quanto contenuto nel documento anche senza essere degli Ingegneri.  La CTU aveva come oggetto:

Letti gli atti e i documenti di causa, sentite le parti e i loro CTP, effettuati gli opportuni sopralluoghi e rilevi fotografici, con facoltà di accedere alla documentazione presso pubblici uffici, descriva il CTU le opere eseguite dalla resistente, verifichi la sussistenza del vizi lamentati nel ricorso individuandone la causa; indichi gli interventi di ripristino e ne quantifichi i costi, precisando altresì se l’opera sia allo stato attuale fruibile e il tempo occorrente per l’esecuzione dei lavori di ripristino.

Si noti, quindi, che la perizia non si interessa minimamente della presenza o dell’assenza del collaudo e del suo eventuale esito, né prende in esame la correttezza dell’iter amministrativo. Deve solo descrivere le opere, l’esistenza di vizi e la causa degli stessi (indicando gli interventi di ripristino e i costi). Ai cittadini, però, la cosa interessa eccome, anche perché essendo l’esecutore dell’opera, se non erro, in procedura fallimentare c’è il rischio concreto di avere ben poco da recuperare su quel versante. Cosa dice dunque la perizia? A mio avviso, fondamentalmente due cose:

  1. Ci sono delle difformità nell’esecuzione delle opere rispetto al progetto, alcune delle quali riscontrabili abbastanza agevolmente e non mi spiego come un eventuale collaudo non le abbia rilevate, altre un po’ più complesse che hanno richiesto uno scavo per verificare la sezione della pista, ma anche in quel caso, a mio avviso, una qualche forma di verifica avrebbe dovuto esserci.
  2. C’è una differenza madornale, dell’ordine di una grandezza, nelle specifiche di progetto, almeno stando a quanto, forse per eccesso di prudenza, suggerisce il perito. Dal momento che la ciclabile non è separata dalla carreggiata, il sovraccarico stradale, sostiene il tecnico, dovrebbe essere di 2.000 Kg/mq distribuiti sulla sola superficie della pista e non di 250 Kg/mq distribuiti, per giunta, su l’intera larghezza stradale come prevedeva il progetto realizzato!

Su quest’ultimo punto la lascio la parola a qualche ingegnere limitandomi a osservare, da profano, che se 2.000 Kg/mq sembrano una valore assolutamente prudenziale che metta al riparo da ogni evenienza, i 250 Kg/mq sembrano un valore troppo modesto per una strada battuta, più o meno frequentemente, da mezzi pesanti e da macchine agricole.

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  1. #1 scritto da Alessandro La Spada il 1 agosto 2016 13:12

    Ringrazio Andrea per l’analisi e Città Ideale per il documento.

    Speriamo in futuro di non dover più contare sulla buona volontà di privati per leggere quelle carte che un’amministrazione trasparente dovrebbe pubblicare subito su Internet.

    Le due considerazioni di Andrea – opera diversa dal progetto, progetto sballato nel carico – configurano una situazione sconfortante in cui l’ente non sa progettare l’infrastruttura, l’appaltatore lavora di testa sua, chi deve controllare non controlla.
    Ma alla fine, ognuno riscuote il suo compenso.

    Alle considerazioni specifiche sul caso, secondo me vale la pena aggiungerne una generale.

    Quella pista ciclabile, correggetemi se sbaglio, non è un’esigenza dei cittadini.
    Il Comune ha solo colto l’occasione di un bando regionale.
    Spesi i soldi, a Buccinasco ci troviamo una situazione malata e un altro grosso costo per sanarla.
    In totale circa 600.000 euro pubblici, o quanti sono, per un lavoro che non aveva dietro nessuna reale esigenza.

    Le cose vanno fatte quando si vedono esigenza e beneficio sociale, e sono entrambi rilevanti.
    Farle solo perché c’è un budget è controproducente:
    ogni progetto ha un rischio di fallimento, anche “esplosivo”,
    è inutile caricarselo senza un vero ritorno di utilità.

    Mi basta pensare ai ragazzi che vogliono sistemare l’area verde, ed ecco un modo molto migliore per spendere una piccola parte di quello che Buccinasco dovrà tirare fuori per sistemare il progetto fallito.

    RE Q
  2. #2 scritto da Città Ideale il 1 agosto 2016 13:37

    Interessanti le note di Alessandro, cui andrebbe questa spiegazione, che deve essere considerata e finora non emersa:

    La pista in generale:
    > strumento utile per valorizzare l’uso delle biciclette e la fruizione del Parco Sud… in questo senso non di immediata urgenza, ma di sicura utilità futura

    il tratto in questione Castello Gudo:
    > la dimensione della pista deve essere di spazio doppio se si considera bidirezionale.
    > si è tardato; la Giunta non ha inteso realizzarla doppia (richiedeva esproprio da un lato, che non si è voluto fare)
    > il ritardo: per usufruire del finanziamento regionale era obbligatorio giungere al completamento dell’opera entra fine 2015
    > i cambiamenti imposti in corso d’opera perché la strada in questione è stata considerata a alta percorrenza hanno contribuito a allungare i tempi (eliminando la sede dedicata);
    > alla fine si è arrivati in tempo, andando di fretta, quando, forse, si sarebbe dovuto ripensare al progetto più approfonditamente non potendosi compiere la sede separata ha portato a concludere di corsa;

    per giunta e per sfortuna (?):
    la strada era appena conclusa che si è presentata (inavvertitamente?) la Regione che sulla medesima e per tutto il tratto, ha realizzato l’impianto fognario,
    con scavi, mezzi pesanti, posa canali e ricoperture, ecc.

    i risultati li abbiamo sotto gli occhi, con tutta la spesa e una sistemazione per un’opera, che fatta così è poco fruibile

    buona giornata

    RE Q

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